• gennaio: 2026
    L M M G V S D
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Unisciti a 874 altri iscritti
  • Statistiche del Blog

    • 670.743 hits
  • Traduci

Cancro e psiche: esiste una connessione?


STRESS.jpgDiciamo subito che la risposta definitiva non esiste. Però si è aggiunto uno studio su decine di migliaia di casi, comprendente adolescenti, adulti e anziani, uomini e donne, durato quasi dieci anni in Inghilterra e, in misura minore, in Scozia. Lo studio di epidemiologia osservazionale (pazienti seguiti per anni riguardo le loro diagnosi di malattia e di morte per neoplasie) intendeva indagare, attraverso consensuale studio delle loro cartelle cliniche e somministrazione di questionari sulla salute generale, quali rapporti potessero esserci tra disagio mentale (ansia e depressione, o in termine unico “distress”, lo stress negativo) e sviluppo o aggravamento dei tumori. A dare diffusione dello studio non è una oscura rivistina New Age o di medicina olistica, ma bensì il numero più recente del British Medical Journal.

Se parliamo di psiche in generale, quindi di cervello, sistema nervoso e corpo, non arriveremo mai a capo di una questione così complessa e multifattoriale come quella dei rapporti tra cancro e psiche. Prima di tutto, perché non esiste un solo tipo di cancro. Secondo, perché nello sviluppo dei vari tipi di tumore, entrano in ballo genetica ed epigenetica. Nell’epigenetica, vale a dire i fattori che possono innescare un processo neoplastico, possiamo elencare gli stili di vita (sedentarietà, obesità, fumo, alcol), quelli ambientali (inquinamento, status socio-economico), ma pure quelli psicologici (ansia, depressione, stress). Che ruolo hanno questi ultimi?

Mentre vi sono sempre maggiori evidenze che il disagio psicologico cronico, lo stress cronico, hanno un ruolo importante nello sviluppo e aggravamento delle malattie cardiovascolari (malattie coronariche, infarto e ictus), altrettanto non si può dire del rapporto tra disagio psicologico e cancro. Non lo si può affermare come rapporto diretto, cioè di causa-effetto (il disagio psicologico, lo stress cronico, non provocano il cancro), ma possiamo ipotizzare che vi sia un rapporto “indiretto”: il disagio psicologico, lo stress cronico, sono predittivi di un aggravamento del cancro? Questo studio tende a rispondere affermativamente.

Bella forza, si dirà. Se uno sa di essere un malato grave di cancro, è ovvio che sviluppi ansia e depressione. Certo. Però tra i 163.363 soggetti seguiti dallo studio, vi erano pure casi in cui il cancro non era ancora stato diagnosticato (malattia subclinica). E già manifestavano sintomi di ansia, depressione e stress cronico.

«I nostri risultati – scrivono gli autori – potrebbero essere importanti nel promuovere la comprensione del ruolo del disagio psicologico (distress) sia nell’eziologia che nella progressione del cancro, così come si sta cercando di accertare come questo e altri fattori psicologici (quali lo stress psico-sociale, la cognizione, la personalità, la soddisfazione di vita) possano, eventualmente, giocare un ruolo nella prevenzione e nella prognosi».

Le ipotesi aperte a tale riguardo, sono molteplici, sia organiche che comportamentali. Chi è cronicamente in preda a disagio psicologico, tende ad avere stili di vita meno salutari: magari mangia male, beve, non fa attività fisica regolare, dorme male, fuma, tende a non fare controlli medici regolari, tende a non seguire le prescrizioni e le cure mediche. Come si usa dire in termini popolari: tende a lasciarsi andare. Ma quali meccanismi biologici potrebbero entrare in gioco nei rapporti tra cancro e stress? Come dicono gli autori di questo studio: «L’esposizione ricorrente a stress emotivo potrebbe diminuire  la funzione delle cellule natural killer, implicate nel controllo delle cellule tumorali. Di particolare rilevanza per i tumori ormone-correlato è il suggerimento che i sintomi della depressione potrebbero portare a disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aumentando le concentrazioni di cortisolo, diminuendo le difese immunitarie e incrementando le risposte infiammatorie, inibendo di conseguenza la riparazione del Dna, sfavorendo così i processi di difesa verso il cancro».

Dallo studio è emerso che la causalità inversa (disagio psicologico che si traduce in comportamenti negativi per la salute) è un fattore di rischio importante non solo per le malattie cardiovascolari, ma pure per i tumori (in particolare per il carcinoma del colon-retto, della prostata, del pancreas, dell’esofago e per la leucemia). Come dicono gli autori “l’avvio dei tumori non è un semplice processo stocastico”, cioè un innescarsi casuale di divisioni cellulari abnormi. Ma dipende anche da noi. Sicuramente da come trattiamo il nostro corpo e il nostro ambiente. Forse anche da come trattiamo la nostra mente e le nostre emozioni. E rimangono validi le plurisecolari indicazioni empiriche: mente sana in corpo sano, cuor allegro il ciel l’aiuta.

G David Batty, reader in epidemiology, Tom C Russ, Marjorie MacBeath intermediate clinical fellow, Emmanuel Stamatakis, associate professor, Mika Kivimäki, professor of social epidemiology. Psychological distress in relation to site specific cancer mortality: pooling of unpublished data from 16 prospective cohort studies
BMJ 2017; 356 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j108 (Published 25 January 2017)
Cite this as: BMJ 2017;356:j108 http://www.bmj.com/content/356/bmj.j108

Più pulisco, più mi inquino


lingulataNon si può mai stare tranquilli. Anche se abbiamo attenzione nel tenere puliti le nostre case e i nostri luoghi di lavoro, anzi proprio per questo, siamo circondati da inquinanti. Alcuni pure cancerogeni, come ad esempio la formaldeide. Il fatto è che più le nostre case sono sigillate per non disperdere calore e per ripararci dall’esterno, più respiriamo ed entriamo in contatto con sostanze inquinanti. Il paradosso è che molti inquinanti sono contenuti in prodotti comuni che usiamo per ottenere la sensazione di profumato, pulito e fresco. Tanto che, alcuni esperti suggeriscono di tornare ad usare sostanze detergenti commestibili, quali aceto, bicarbonato di sodio e limoni.

Come scrive Penny Sarchet su New Scientist di questa settimana, elencando gli inquinanti delle nostre abitazioni, «ciò include deodoranti, shampoo, saponi, candele profumate, detersivi per bucato e prodotti di pulizia. Non vi è alcun obbligo giuridico per questi prodotti di elencare tutti i componenti. E mentre i composti contenuti sono singolarmente stati testati per la tossicità, non sappiamo quanto possano risultare dannosi quando sono mescolati tra loro».

Le soluzioni? La prima, le piante d’appartamento. Grazie alle ricerche della NASA durante i voli spaziale con equipaggio, si sa da oltre un decennio che le piante possono assorbire sostanze chimiche organiche, come benzene e formaldeide, dall’aria. E tra le piante più gettonate per assolvere al compito di depurativo d’ambiente, c’è la Guzmania lingulata (astenersi da facili ironie sul nome). La seconda soluzione: l’aria. Nel senso di cambiare spesso l’aria degli ambienti. Apriamo le finestre. Respireremo ed entreremo meno in contatto con inquinanti ambientali. A una condizione. Sempre che le vostre finestre non si affaccino proprio su una strada super trafficata. Allora meglio ripiegare sulla lingulata. Magari messa davanti alla finestra.

La scienza della magia


magiaokokok002Come ho avuto modo di dire e scrivere altre volte, la psicologia, le scienze cognitive e le neuroscienze stanno da alcuni anni studiando la magia (nel senso di prestigiazione, illusionismo, mentalismo) in quanto miniera di conoscenze sugli inganni della mente. La magia è di fatto, oltre che forma di spettacolo antica quanto l’uomo, una scienza empirica. Una scienza che, per tentativi ed errori, utilizza trucchi ed espedienti per ingannare e manipolare la percezione, la memoria, le emozioni.

Si tratta di trucchi ed espedienti che costituiscono un vero e proprio corpo di test proiettivi, oltre che percettivo-cognitivi. Un corpo di test sviluppato non in laboratorio, ma bensì nella vita reale, nell’arco di secoli. Ecco dunque che oggi, psicologi, psichiatri e neuroscienziati, che magari sono allo stesso tempo prestigiatori professionisti, o cultori della materia, si fanno promotori di una neonata “scienza della magia”. Più nell’area anglo-america che non europea o italiana. Anche se pure in Italia la disciplina viene seguita da alcuni psicologi e psichiatri, esperti o addirittura praticanti di illusionismo.

A tal proposito, ecco quanto scrivono gli psicologi e ricercatori francesi Cyril Thomas e André Didierjean nel loro articolo “La magia in laboratorio” pubblicato dal numero di questo mese (gennaio 2017) della rivista “Mente & Cervello”: «Il mago può manipolare alcuni processi cognitivi molto simili a quelli che i ricercatori hanno evidenziato. Ma il mondo della magia offre probabilmente un terreno di gioco molto più ampio, ricco e complesso di quello già esplorato. Siamo certi che lo studio approfondito dei trucchi più moderni porterà alla luce nuovi meccanismi mentali ancora sconosciuti. E siamo anche sicuri che i maghi non abbiano finito di soprenderci…».

Aggiungo di mio che i maghi non hanno di certo finito di sorprenderci, perché, come ho già scritto, la magia è darwiniana, evolutiva. Se è durata così tanto attraverso i secoli, resistendo pure alla magia di altre forme di spettacolo, come ad esempio il cinema, è in ragione del fatto che i maghi utilizzano trucchi ed espedienti vecchi come il mondo, ma nello stesso tempo li attualizzano continuamente e inglobano l’uso di conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili. Oggi, ad esempio, si fanno illusioni magiche anche con smartphone e tablet. Inoltre, ritengo che lo studio della magia sia molto utile anche per la psicologia dell’inganno, rispetto alla conoscenza di come si mettano in atto truffe, imbrogli e raggiri o, in senso sociologico e di storia e filosofia delle religioni, sui meccanismi culturali e psicologici alla base della formazione delle credenze.

Vedi anche:

La magia funziona perché la coscienza è imperfetta

Psicologia e scienza della magia

Psicologia e scienza della magia: intervista a Gustav Kuhn

Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony

Guardare e non vedere: la cecità attentiva in uno sketch dei Monty Python

Chi ti credi di essere?


newL’anno nuovo del settimanale britannico di divulgazione scientifica New Scientist si apre con una eterna domanda: chi ti credi di essere? Molti di noi tendono a sopravvalutarsi, sia in senso mentale che, soprattutto, riguardo l’attrattiva fisica. Perché aumenta l’autostima e ci fa stare bene. Si chiama superiorità illusoria. Per non incorrere in cocenti delusioni, meglio imparare ad essere più umili. Un buon proposito per il nuovo anno. Anche perché, come dice la psicologa americana Simine Vazire, esperta nello studio della personalità e della conoscenza di se stessi, l’attrattiva fisica, una qualità su cui molti di noi si preoccupano, è molto difficile da auto-giudicare. “La nostra precisione non è pari a zero, ma ci va vicino”, dice Vazire. Ma che c’è di male nel coltivare la superiorità illusoria? Stavolta ci fa luce lo psicologo Zlatan Krizan dello Iowa State University. Krizan fa notare che “per avanzare nella vita e nella società, dobbiamo fare scelte su dove investire i nostri sforzi, e su quali esiti mettere in gioco la nostra autostima. L’imprecisa conoscenza di sé ci porta a fare scelte sbagliate, contribuisce ad entrare in conflitto con gli altri, e, infine, ci rende carenti nei nostri sforzi”. Insomma anche per il nuovo anno rimane imperativo: conosci te stesso e conoscerai il mondo.

La guarigione secondo Enzo Soresi


Mitocondrio.png(Un futuro di guarigione, intervista a Enzo Soresi a cura di Bruno Lanata, tratta da ArteMedica 42)

Dottor Soresi, lei è un medico “scientifico”, pneumologo e oncologo, premiato con la medaglia d’oro per i cinquant’anni di professione. Eppure nel suo libro Il cervello anarchico, sviluppando il tema della PNEI, racconta della sua apertura al mondo della medicina integrata, e in particolare all’impiego del vischio per i malati di tumore polmonare. Come è avvenuto questo tipo di approccio?

Il mio incontro con il vischio è avvenuto negli anni Settanta, nel periodo in cui lavoravo presso il Niguarda. Allora, sugli ottanta posti di cui disponeva il reparto di pneumologia, settanta erano occupati da persone malate di cancro. Il tumore polmonare è sempre stata la bestia nera dell’oncologia: io lo chiamo lo squalo bianco per la sua inesorabilità. Nel mio libro racconto come una sera bussò alla porta del mio studio un paziente che era stato dimesso tre mesi prima. Affetto da tumore inoperabile, aveva rifiutato di sottoporsi alla chemioterapia. Ora era di fronte a me e mi tendeva una radiografia chiedendomi di visionarla. Posta la lastra sul diafanoscopio notai, confrontandola con quella che avevamo effettuato prima delle dimissioni che, in effetti, il tumore si era ridotto del cinquanta per cento. Alla domanda se aveva seguito qualche ciclo di chemioterapia rispose di no, che si era sottoposto a una cura a base di Viscum Quercus cum Hg. E mi mostrò una scatoletta e una ricetta del professor Buongiorno.
Lo chiamai e fissai un appuntamento presso il suo studio. Allora ero un giovane medico ancora fresco di laurea, lui era un signore di ottant’anni. Medico steineriano, dotato di una cultura affascinante, nonché di straordinaria saggezza, mi spiegò come utilizzasse il vischio per il suo effetto antiproliferativo e la capacità di stimolare il sistema immunitario, integrandolo con altre sostanze che ne potenziavano l’efficacia. Da allora sono solito prescrivere il Viscum Quercus come terapia adiuvante e come terapia integrata durante la chemioterapia, con risultati soddisfacenti. Chi voglia approfondire il tema del vischio potrà leggere (nelle pagine seguenti) gli articoli con gli interventi del dottor Sergio Maria Francardo e dottor Corrado Bertotto, oltre all’intervista al dottor Volker Fintelmann.

Crede quindi che sia superato l’approccio proposto dalla medicina basata sull’evidenza?

Personalmente ho sempre affrontato la medicina in senso scientifico, rivolgendomi alla cosiddetta medicina basata sull’evidenza. Anche nell’oncologia, però, in presenza di una chiara criticità legata alla scarsa risposta a trattamenti chemio e radioterapici che mortificano la biologia, l’apertura alla medicina integrata propone interessanti prospettive proprio nell’uso di sostanze – dal vischio alla micoterapia – volte a ottimizzare la risposta del sistema immunitario.

Attualmente si registrano sostanziali novità in campo oncologico?

Oggi, grazie ai progressi dell’immunoterapia, si aprono nuove, concrete speranze non solo nel campo della cura ma anche in quello della prevenzione, come potete leggere nell’intervista al dottor Claudio Verusio che offre un’esaustiva panoramica sulle possibilità e sui rischi connessi al potenziamento del sistema immunitario in chiave anti-cancro. Certo, in ogni caso occorre ricordare l’importanza dei controlli periodici e del supporto dello specialista nel campo della diagnosi precoce, di cui ci parla il dottor Roberto Rovida che approfondisce il tema dei tumori legati all’apparato genitale femminile.
Altro aspetto fondamentale da prendere in considerazione è quello della nutrizione; aspetto che rientra nell’ambito dei meccanismi di vita e morte delle cellule in generale e di quelle tumorali in particolare. Semplificando, si può vedere come in effetti la cellula tumorale ami lo zucchero e soffra l’ossigeno.
Da qui tutto l’interesse degli studi dedicati alla necessità di una corretta alimentazione rivolta a ridurre l’infiammazione dei tessuti sostenuta dai derivati dello zucchero ( AGEs) e all’influenza dell’attività fisica sul cancro attraverso la stimolazione dell’attività mitocondriale che ottimizza l’ossigenazione cellulare. Quindi, più movimento, più attività fisica vuole dire invecchiare meglio e ridurre i rischi di sviluppare un tumore. Per meglio comprendere come il nostro stile alimentare possa favorire o contrastare lo sviluppo dei tumori si rimanda all’articolo del dottor Franco Berrino, da anni una delle figure di riferimento in questo campo della ricerca. Occorre anche fare riferimento alle ripercussioni che la fisica quantistica ha avuto sulla medicina, consentendo di integrare i fenomeni biologici con aspetti inerenti i campi biofisici, elettrici e magnetici. In questo senso vorrei ricordare l’esempio della miracolosa guarigione da un melanoma metastatico di un contadino dopo aver ricevuto in dono un’immagine sacra da Madre Teresa di Calcutta, fatto di cui avevo dato testimonianza sempre nel mio libro. Qui il processo di risanamento può essere inquadrato come un atto di trascendenza – attraverso il quale la mente si libera da una serie di composizioni preordinate – che potrebbe essere interpretato come un salto quantico. Una chiave di lettura che ci fa presagire come la medicina quantistica possa offrirci un futuro di guarigione.

La scienza improbabile di Iannuzzo


scienzaimpr001C’era una volta la parapsicologia. L’idea che si potessero studiare fatti anomali, sia della sfera fisica che mentale, con gli strumenti della scienza. Idea che risaliva, in continuità storica, allo spiritismo. Una anomalia, di per sé, commistione di generi in cui vi era addirittura la pretesa di dimostrare la sopravvivenza dell’anima, l’esistenza dell’ aldilà e la possibilità di comunicare con gli spiriti attraverso soggetti particolari che fungessero da ponte interdimensionale e, per questo, chiamati medium. Intermediari tra questa dimensione terrena, materiale, e quella ultraterrena.

Come hanno dimostrato gli storici, uomini di cultura e di scienza, a cavallo dell’Ottocento-Novecento, tra cui nomi importanti e un paio di Nobel, che si sono occupati di spiritismo e in seguito di parapsicologia, pur utilizzando approcci razionali e sperimentali, erano comunque mossi da forti istanze di tipo filosofico, per non dire religioso. Cos’è del resto il paranormale se non la visione di un mondo parallelo a quello ordinario, non rispondente alle medesime leggi codificate del mondo fisico noto? Cos’è la parapsicologia se non una sorta di religione laica, precedente all’avvento della New Age, che confida nella realtà di certi fenomeni paranormali per asserire, se non dimostrare, l’esistenza di altre dimensioni, di altre realtà fuori e oltre l’ordinario della  vita quotidiana? Cos’è la parapsicologia se non il tentativo di recuperare una visione pre-positivistica e pre-materialistica dell’esistenza, con i mezzi, le procedure e persino le statistiche introdotti dal metodo scientifico?

Oggi si tende a tirare in ballo la fisica quantistica, principi di non località, e amenità del genere, per sostenere che prevedere il futuro, comunicare da mente a mente, vedere avvenimenti a distanza, spostare o deformare oggetti fisici solo con la forza del pensiero,  sia da ritenersi normale e fattibile se considerato dal punto di vista della dimensione quantistica. In realtà, ancora nessuno sa come e se avvengano i fenomeni paranormali. Come e se siano studiabili in modo accertato e ripetibile, con metodi sperimentali, in laboratorio. Come e se sia possibile sfuggire ai trucchi e agli inganni di prestigiatori e mentalisti di professione, per un scienziato che certi inganni manco immagina. Come e se sia possibile costruire una scienza che si affidi soprattutto ai racconti personali, alle esperienze e alle interpretazioni soggettive.

Ecco perché uno psichiatra e uno studioso di anomalie psichiche come Giovanni Iannuzzo, ormai con una tale esperienza di decenni e riflessioni alle spalle che fanno di lui uno dei più fini e profondi analizzatori di certe tematiche al mondo,  scrive e pubblica qualche mese fa un testo dal titolo “La scienza improbabile. Parapsicologia e ricerca sull’esistenza e sopravvivenza dell’anima”. Un testo che si destina soprattutto ad altri studiosi, storici, filosofi, psicologi e psichiatri, non certo a chi voglia avere la rassicurazione che tutti i parapsicologi hanno inseguito, vanamente, in centotrentadue anni, come ci ricorda Giovanni Iannuzzo: il paranormale esiste ed è stato dimostrato in mondo incontestabile.

Viceversa, verso la conclusione di questo denso e ricco volume: «Non esiste in atto alcuna scoperta sui fenomeni parapsicologici che sia stata confermata dalla comunità scientifica internazionale, secondo i metodi e i criteri da essa comunemente accettati per tutte le scienze. I dati storici sono incontrovertibili». Una scienza solo nelle intenzioni, quindi. Improbabile, per l’appunto. Quindi buttiamo nella spazzatura tutto ciò che la parapsicologia ha fatto, pensato, discusso, battagliato con i critici, in quasi un secolo e mezzo? Perché mai. Proprio le infinite diatribe tra parapsicologi e scettici-critici del paranormale, stando solo a questo, hanno prodotto tra i più entusiasmanti e suggestivi dibattiti epistemologici, di storia e filosofia della scienza. Le istanze interiori che, come nota Iannuzzo, hanno portato gli indagatori psichici a studiare certe anomalie della nostra vita, sono del resto antiche quanto l’uomo. Seguono e si adattano ai vari periodi storici. Ai cambiamenti culturali, scientifici e tecnologici delle varie epoche. Ciò che un tempo era considerato sovrannaturale, i parapsicologi vollero tramutare in paranormale e, essi stessi sostennero, un giorno sarà considerato normale. E per certi versi, così è avvenuto.

Stati modificati di coscienza. Esperienze “fuori dal corpo” e prossime alla morte. Per citare solo queste. Oggi rientrano in ambiti che sono territorio della psicologia, della psichiatria, dell’antropologia e delle neuroscienze. Ma gran parte del merito nel mantenere vivo l’interesse verso le esperienze anomale della psiche, lo riconoscono pure gli scettici, lo si deve proprio alla costanza, alla tenacia e all’impegno dei parapsicologi. Che hanno riempito, tanto per dire, intere biblioteche, sia cartacee che digitali, di milioni di pagine e di file di testimonianze, studi sul campo, protocolli, tentativi sperimentali e considerazioni. Marco Margnelli, medico e neurofisiologo amico e maestro, pur interessato a queste tematiche, cinicamente li definiva “archivi dell’illusione”. Intendendo che un milione di pagine di aneddoti non avrebbero mai avuto la forza di un solo esperimento accertato e ripetibile.

Alla fine, del resto, il confronto umano si riduce sempre e comunque, anche in questa epoca, tra chi ritiene la vita frutto del caso, di dinamiche fisiche che prima o poi scopriremo sempre più nel dettaglio, e chi vede la vita e la realtà universali come parte di un insieme più vasto, pluridimensionale, alla cui origine vi sia l’elemento trascendente, spirituale. Ma al di fuori delle due vedute, è tuttavia stimolante e utile il confronto tra la visione dei parapsicologi e di quanti riducono tutto a dinamiche fisico-psicologiche. Proprio perché una parte dell’umanità necessita e vive di certe aspettative e credenze, anche fuori dall’ordinario. Ciò aiuta e sostiene molta gente nelle difficoltà della vita ordinaria. Altri non ne hanno bisogno. Ma l’umanità non è tutta uguale, o al medesimo livello. Né di comprensione, né di consapevolezza. Scrive lo psicologo Michael C. Corballis nel suo recente “La mente che vaga. Cosa fa il cervello quando siamo distratti”: «Nonostante la mancanza di prove, noi esseri umani sembriamo naturalmente inclini a credere nel potere della mente di trascendere la realtà fisica, tramite l’ESP, la chiaroveggenza, la telecinesi o la comunicazione con i defunti. Si tratta, almeno in parte, di un pio desiderio. Conforta pensare che le menti dei morti continuino a vivere e che siamo in grado di comunicare con loro – o che le nostre vite mentali si librino nell’aria dopoiannuzzook la morte, affrancate da un corpo ormai inutile».

E tra coloro che interpretano tali necessità come eterne e profonde di una parte dell’umanità e coloro che non ne avvertono il bisogno, si collocano studiosi e medici della mente come Giovanni Iannuzzo, impegnati in analisi, seppure improbabili per la scienze attuali, in ogni caso legittime ai fini della comprensione globale della nostre dinamiche mentali e comportamentali.

° Giovanni Iannuzzo, La scienza improbabile, 2016

° Michael C. Corballis, La mente che vaga, Raffaello Cortina Editore, 2016

° Catherine Offord, ESP on Trial, The Scientist, September 1, 2016