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La scienza improbabile di Iannuzzo


scienzaimpr001C’era una volta la parapsicologia. L’idea che si potessero studiare fatti anomali, sia della sfera fisica che mentale, con gli strumenti della scienza. Idea che risaliva, in continuità storica, allo spiritismo. Una anomalia, di per sé, commistione di generi in cui vi era addirittura la pretesa di dimostrare la sopravvivenza dell’anima, l’esistenza dell’ aldilà e la possibilità di comunicare con gli spiriti attraverso soggetti particolari che fungessero da ponte interdimensionale e, per questo, chiamati medium. Intermediari tra questa dimensione terrena, materiale, e quella ultraterrena.

Come hanno dimostrato gli storici, uomini di cultura e di scienza, a cavallo dell’Ottocento-Novecento, tra cui nomi importanti e un paio di Nobel, che si sono occupati di spiritismo e in seguito di parapsicologia, pur utilizzando approcci razionali e sperimentali, erano comunque mossi da forti istanze di tipo filosofico, per non dire religioso. Cos’è del resto il paranormale se non la visione di un mondo parallelo a quello ordinario, non rispondente alle medesime leggi codificate del mondo fisico noto? Cos’è la parapsicologia se non una sorta di religione laica, precedente all’avvento della New Age, che confida nella realtà di certi fenomeni paranormali per asserire, se non dimostrare, l’esistenza di altre dimensioni, di altre realtà fuori e oltre l’ordinario della  vita quotidiana? Cos’è la parapsicologia se non il tentativo di recuperare una visione pre-positivistica e pre-materialistica dell’esistenza, con i mezzi, le procedure e persino le statistiche introdotti dal metodo scientifico?

Oggi si tende a tirare in ballo la fisica quantistica, principi di non località, e amenità del genere, per sostenere che prevedere il futuro, comunicare da mente a mente, vedere avvenimenti a distanza, spostare o deformare oggetti fisici solo con la forza del pensiero,  sia da ritenersi normale e fattibile se considerato dal punto di vista della dimensione quantistica. In realtà, ancora nessuno sa come e se avvengano i fenomeni paranormali. Come e se siano studiabili in modo accertato e ripetibile, con metodi sperimentali, in laboratorio. Come e se sia possibile sfuggire ai trucchi e agli inganni di prestigiatori e mentalisti di professione, per un scienziato che certi inganni manco immagina. Come e se sia possibile costruire una scienza che si affidi soprattutto ai racconti personali, alle esperienze e alle interpretazioni soggettive.

Ecco perché uno psichiatra e uno studioso di anomalie psichiche come Giovanni Iannuzzo, ormai con una tale esperienza di decenni e riflessioni alle spalle che fanno di lui uno dei più fini e profondi analizzatori di certe tematiche al mondo,  scrive e pubblica qualche mese fa un testo dal titolo “La scienza improbabile. Parapsicologia e ricerca sull’esistenza e sopravvivenza dell’anima”. Un testo che si destina soprattutto ad altri studiosi, storici, filosofi, psicologi e psichiatri, non certo a chi voglia avere la rassicurazione che tutti i parapsicologi hanno inseguito, vanamente, in centotrentadue anni, come ci ricorda Giovanni Iannuzzo: il paranormale esiste ed è stato dimostrato in mondo incontestabile.

Viceversa, verso la conclusione di questo denso e ricco volume: «Non esiste in atto alcuna scoperta sui fenomeni parapsicologici che sia stata confermata dalla comunità scientifica internazionale, secondo i metodi e i criteri da essa comunemente accettati per tutte le scienze. I dati storici sono incontrovertibili». Una scienza solo nelle intenzioni, quindi. Improbabile, per l’appunto. Quindi buttiamo nella spazzatura tutto ciò che la parapsicologia ha fatto, pensato, discusso, battagliato con i critici, in quasi un secolo e mezzo? Perché mai. Proprio le infinite diatribe tra parapsicologi e scettici-critici del paranormale, stando solo a questo, hanno prodotto tra i più entusiasmanti e suggestivi dibattiti epistemologici, di storia e filosofia della scienza. Le istanze interiori che, come nota Iannuzzo, hanno portato gli indagatori psichici a studiare certe anomalie della nostra vita, sono del resto antiche quanto l’uomo. Seguono e si adattano ai vari periodi storici. Ai cambiamenti culturali, scientifici e tecnologici delle varie epoche. Ciò che un tempo era considerato sovrannaturale, i parapsicologi vollero tramutare in paranormale e, essi stessi sostennero, un giorno sarà considerato normale. E per certi versi, così è avvenuto.

Stati modificati di coscienza. Esperienze “fuori dal corpo” e prossime alla morte. Per citare solo queste. Oggi rientrano in ambiti che sono territorio della psicologia, della psichiatria, dell’antropologia e delle neuroscienze. Ma gran parte del merito nel mantenere vivo l’interesse verso le esperienze anomale della psiche, lo riconoscono pure gli scettici, lo si deve proprio alla costanza, alla tenacia e all’impegno dei parapsicologi. Che hanno riempito, tanto per dire, intere biblioteche, sia cartacee che digitali, di milioni di pagine e di file di testimonianze, studi sul campo, protocolli, tentativi sperimentali e considerazioni. Marco Margnelli, medico e neurofisiologo amico e maestro, pur interessato a queste tematiche, cinicamente li definiva “archivi dell’illusione”. Intendendo che un milione di pagine di aneddoti non avrebbero mai avuto la forza di un solo esperimento accertato e ripetibile.

Alla fine, del resto, il confronto umano si riduce sempre e comunque, anche in questa epoca, tra chi ritiene la vita frutto del caso, di dinamiche fisiche che prima o poi scopriremo sempre più nel dettaglio, e chi vede la vita e la realtà universali come parte di un insieme più vasto, pluridimensionale, alla cui origine vi sia l’elemento trascendente, spirituale. Ma al di fuori delle due vedute, è tuttavia stimolante e utile il confronto tra la visione dei parapsicologi e di quanti riducono tutto a dinamiche fisico-psicologiche. Proprio perché una parte dell’umanità necessita e vive di certe aspettative e credenze, anche fuori dall’ordinario. Ciò aiuta e sostiene molta gente nelle difficoltà della vita ordinaria. Altri non ne hanno bisogno. Ma l’umanità non è tutta uguale, o al medesimo livello. Né di comprensione, né di consapevolezza. Scrive lo psicologo Michael C. Corballis nel suo recente “La mente che vaga. Cosa fa il cervello quando siamo distratti”: «Nonostante la mancanza di prove, noi esseri umani sembriamo naturalmente inclini a credere nel potere della mente di trascendere la realtà fisica, tramite l’ESP, la chiaroveggenza, la telecinesi o la comunicazione con i defunti. Si tratta, almeno in parte, di un pio desiderio. Conforta pensare che le menti dei morti continuino a vivere e che siamo in grado di comunicare con loro – o che le nostre vite mentali si librino nell’aria dopoiannuzzook la morte, affrancate da un corpo ormai inutile».

E tra coloro che interpretano tali necessità come eterne e profonde di una parte dell’umanità e coloro che non ne avvertono il bisogno, si collocano studiosi e medici della mente come Giovanni Iannuzzo, impegnati in analisi, seppure improbabili per la scienze attuali, in ogni caso legittime ai fini della comprensione globale della nostre dinamiche mentali e comportamentali.

° Giovanni Iannuzzo, La scienza improbabile, 2016

° Michael C. Corballis, La mente che vaga, Raffaello Cortina Editore, 2016

° Catherine Offord, ESP on Trial, The Scientist, September 1, 2016

Il grande inganno sulla prostata, secondo Richard J. Ablin


il-grande-inganno-sulla-prostata-2442Non bastavano i complotti sugli Ufo, la manipolazione mentale, gli omicidi misteriosi e la fine del mondo. Ora abbiamo pure il complotto della prostata. A parte le battute, tra medici, ma non solo, basta vedere le paginate in rete, se ne parla da decenni. Vale a dire: lo screening Psa (antigene prostatico specifico), l’esame che valuta il rischio di cancro alla prostata, è affidabile? Sottoporsi a una biopsia prostatica è sempre necessario? E, soprattutto, farsi o non farsi operare alla prostata? Quando, perché e come?

Quello che è una sorta di incubo per gli uomini (equivalente della preoccupazione per la salute del seno nella donna), secondo Richard J. Ablin, professore di immunopatologia all’Università dell’Arizona, nonché pioniere nella ricerca sul cancro alla prostata e nella immunoterapia, si tratta di un “grande inganno”. Come recita il titolo del volume in uscita da Raffaello Cortina Editore. Inganno che avrebbe danneggiato milioni di uomini nel mondo.

Ablin lo dichiara in queste pagine: la sua battaglia “contro il Psa” è ormai più che trentennale. Alla fine, sulla base del fatto che il colleghi gli facessero notare che le sue tesi fossero sempre più condivise, si è risolto a trattarne in questo saggio. La questione ha infiammato il dibattito tra gli addetti ai lavori anche sulle pagine delle riviste mediche più prestigiose a livello internazionale, come nel caso del British Medical Journal (BMJ) che nel numero di maggio di quest’anno ha pubblicato una analisi, a firma dello stesso Ablin e altri, in cui si chiede “l’accesso a tutti i dati clinici nel processo di finanziamento pubblico, per risolvere le controversie intorno allo screening con l’antigene prostatico specifico per il cancro della prostata ” (Ian E Haines, Richard J Ablin, George L Gabor Miklos, Screening for prostate cancer: time to put all the data on the table, BMJ. 2016 May 25;353:i2574)

Questo libro di Ablin, e relativi tesi supportate da documentazione scientifica, nonché una nutrita schiera di interviste a colleghi e non che Albin ha effettuato in merito alla loro opinione sullo screening con Psa, ha fatto discutere in lingua originale e farà discutere pure da noi. Vedremo crearsi i soliti due schieramenti: favorevoli e contrari alla prevenzione del cancro alla prostata (anche con test Psa). Se ne avvertono i primi segnali mediatici, già in queste ore, tipo il seguente: “Cancro alla prostata, Ben Stiller salvo grazie al test del Psa”.

Il volume di Richard J. Ablin, non certo l’olistico o naturopata dell’ultim’ora, cade in un momento particolare, caldissimo nel nostro paese. Rischiando di situarsi in quella linea grigia di detrattori delle cure ufficiali del cancro. Sarebbe un errore madornale, oltre che una occasione persa per fare chiarezza su un tema controverso. Perché non è il caso di questo documentatissimo libro, che investe di riflesso la questione generale della ricerca biomedica e delle conclusioni a cui giunge per attuare talune terapie, con relativi costi per la sanità pubblica. Il saggio di Ablin va letto con attenzione, studiato e approfondito confrontando i dati disponibili. A supporto o a revisione critica. Prima di sparare cazzate a casaccio su un tema tanto delicato, complesso e multifattoriale come quello oncologico. Siccome un tumore non è uguale all’altro, va prevenuto, tenuta sotto periodica osservazione l’eventuale manifestarsi ed evoluzione o meno, controllato e seguito nel tempo a seconda della tipologia. Così come per la terapia da attuare in caso di necessità (chirugica, radio e chemioterapica o immunoterapica che sia). O nulla del tutto,  se non necessario. Insomma, tenendo conto dei vari fattori in gioco. In cui la pelle del paziente non è un aspetto secondario.

Sei socievole? Ecco il segreto


socialeSul supplemento del Corriere della Sera, La lettura del 21 agosto, un articolo a cura di Giuseppe Remuzzi sviluppa un tema da me ampiamente trattato nel libro “Il cervello anarchico” e ripreso in collaborazione con il coblogger Pierangelo Garzia nel libro “Mitocondrio mon amour” entrambi editi da Utet.  Si tratta delle relazioni fra sistema immunitario e cervello.

In questo articolo di Remuzzi viene riportato uno studio pubblicato dalla rivista Nature e condotto da un gruppo di neuroscienziati dell’Università della Virginia. In tale studio, lavorando su topolini di laboratorio, si  è dimostrato che aumentando la produzione di interferone gamma prodotto dai linfociti T del sistema immunitario i topi diventavano più socievoli. Inibendo invece questa produzione gli animali di laboratorio perdevano socialità fini quasi a diventare autistici. Ma non è finito qui, in quanto i ricercatori sono riusciti a dimostrare che l’attività dell’inteferon gamma si realizzava in prevalenza sulle cellule cerebrali delle regioni prefrontali cioè quel tratto di neo corteccia che ha caratterizzato l’evoluzione dell’homo sapiens.

Da sempre come clinico mi sono impegnato verso i miei pazienti a prescrivere sostanze farmacologiche o fitoterapici attivatori del sistema immunitario al fine di migliorare la loro qualità di vita sia per quanto riguarda il tono dell’umore che la difesa dalle malattie e quest’ultima interessante scoperta conferma l’importanza delle relazioni fra sistema immunitario, sistema neuroendocrino e cervello nella evoluzione dell’homo sapiens. Ricordo il caso di una giovane paziente a cui avevo prescritto il fitoterapico in goccie estratto dal pelargonium sidoides (Kaloba il nome commerciale) indicato come prevenzione sulla bronchiti e molto attivo sulle celle macrofagiche a cui gli amici chiedevano se non avesse assunto cocaina considerata l’allegria che questa sostanza le induceva.

Cos’è l’ISTDP, Intense Short-Term Dynamic Psychoterapy


Triangoli(post di Ludmilla Soresi) ISTDP Intense Short-Term Dynamic Psychoterapy, ossia, psicoterapia intensiva a breve termine di orientamento psicodinamico. Approccio che sviluppò lo psichiatra Davanloo e, successivamente, elaborò A. Abbass (presso il cui Centro si è formata E.Poli).

Si tratta di un approccio in cui il terapeuta è attivo nel processo che porta a un cambiamento nel paziente. Nel percorso psicoterapico, il terapeuta si avvale di tecniche quali inchiesta, pressure, challenge, utilizzate in modo contestuale, vale a dire valutando, di volta in volta, quanto il paziente è in grado di tollerare emotivamente e come risponde agli interventi del terapeuta, che oscillano da un versante più supportivo a uno più espressivo-elaborativo.

L’obiettivo degli interventi, effettuati osservando su quali vie il paziente tende a scaricare l’ansia, è quello di giungere al “break through”, cioè all’accesso consapevole alle emozioni inconsce parte del “nucleo affettivo centrale”, emozioni che, represse, agiscono comunque manifestandosi nei sintomi espressi dal comportamento/atteggiamenti/pensieri/parole del paziente.

E. Poli integra a questo approccio la sua capacità (Certificato EsaC-Emotional Skills and Competencies, Paul Ekman International) di identificare le microespressioni facciali delle 7 emozioni di base universali che studiò P.Ekman negli anni Settanta, mostrando ad abitanti della Papua Nuova Guinea, con nessun contatto con la popolazione civilizzata dell’Occidente, immagini di espressioni facciali umane di occidentali. Attraverso questo esperimento, egli riscontrò che venivano riconosciute: rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disgusto, disprezzo. Ekman e Friesen elaborarono, altresì, uno strumento (Facial Action Coding System) per codificare queste emozioni di base, innate, che già aveva rilevato Darwin (“L’espressione delle emozioni nell’uomo e nell’animale”).

Oncologia di precisione: un caso, ma che costi!


Donna di 54 anni in chemio e radioterapia per tumore del pancreas con malattia in progressione. Biopsia epatica ed identificazione di un marker tumorale che consente un trattamento biologico per bocca. Dopo pochi giorni di terapia, evidente risposta clinica con milioni di cellule tumorali distrutte. Unico problema: il farmaco reperito in Svizzera ha un costo di 9.000 euro per un mese di terapia ! È il primo clamoroso esempio di una oncologia di precisione che con l’amico oncologo Claudio Verusio abbiamo affrontato in questi ultimi mesi.

OncologiaPrecisioneOK

Si può derubare con l’ipnosi?


RobbinsNe parla oggi su “Repubblica” il giornalista e scrittore Piero Colaprico: filippini di Milano derubati con tecniche ipnotiche. Tecniche che in realtà non sono ipnosi in senso stretto, ma un insieme di procedure psicologiche che deviano l’attenzione, inducono confusione mentale, aprono le porte alla suggestione e alla manipolazione.

Lo raccontavo proprio una settimana fa a una affollata classe di studenti del secondo anno di psicologia clinica della Cattolica di Milano, ai quali tenevo una lezione sul “cervello illuso”, su invito del loro docente Enrico Molinari. Avevo pure chiesto se qualcuno di loro era stato derubato in pubblico, sulla metro. Una ragazza raccontò che alcuni le si erano accostati nella metro parlandole in inglese e chiedendole informazioni mentre le mostravano una cartina. Un altro, apparentemente indipendente, appena si fermò la metro in stazione, si mise ad urlare che la “stavano derubando”. Fatto sta che tanto l’avvisatore che i tizi che le chiedevano informazioni, si dileguarono in fretta. Con il cellulare della ragazza che “tenevo in mano”.

Sono tecniche di sviamento dell’attenzione e di induzione di stati di suggestione, in cui è più facile essere manipolati, che i prestigiatori e i mentalisti conoscono molto bene.  Lo stesso Colaprico, nel suo articolo, annota:  «le vittime sono incappate in ciò che i mentalisti e i prestigiatori chiamano “rottura dello schema”». Si tratta di un insieme di tecniche di imbroglio e sviamento dell’attenzione (misdirection) che confluiscono nella sottrazione di oggetti, sia di valore che  non (orologi, portafogli, ma pure occhiali) che alcuni prestigiatori specializzati in “pickpocket” utilizzano con il massimo della maestria. Teniamo conto che un ladro, un borsaiolo, può allenarsi ore e ore ogni giorno, sotto la guida di “maestri borsaioli”, maestri nell’arte dell’inganno e della truffa. Quanti di noi si allenano altrettanto per fronteggiare gente simile? Si veda ad esempio quanto un prestigiatore come Apollo Robbins, considerato il massimo esecutore di pickpocket, per fortuna ad uso di spettacolo, mostra durante una conferenza TED (il filmato su Youtube è stato visto da oltre sei milioni di persone). E del resto, tecniche simili, come ho scritto nel mio saggio “Le basi cerebrali e culturali della magia” (Magia, 2015) sono comuni a truffe, inganni e imbrogli.

Uno psichiatra e studioso di tecniche magiche come Matteo Rampin, consulente e docente anche per le forze di polizia, ci ha del resto scritto sopra un intero trattato, assieme ad prestigiatore e funzionario bancario del settore antifrode, Ruben Caris: “Fraudologia. Teoria e tecniche della truffa”. In seguito, lo stesso Rampin, ha rincarato la dose pubblicando:  “Manuale del borseggiatore. Scienza e tecnica del furto con destrezza”. Che si spera sempre non finisca nelle mani sbagliate, tipo i derubatori di filippini.

Che poi i turlupinati e derubati siano soprattutto filippini, potrebbe non essere un caso, ma una scelta 51AF6WI3OVL._SX343_BO1,204,203,200_deliberata. Sulla base di cosa? Una maggiore attitudine delle persone di quella nazionalità a seguire gli ordini, ad adeguarsi alle richieste, ad accondiscendere, in definitiva quella che gli etnologi chiamarono “mentalità coloniale”. Un po’ come accade agli anziani, continuamente vittime di raggiri, truffe e imbrogli, in un mondo che, come cantava Venditti, è sempre più di ladri. Imparare almeno a riconoscere e a difendersi dalle tecniche di manipolazione mentale, tuttavia, non sarebbe male. E neppure così complicato

Per approfondire:

Piero Colaprico, “A me gli occhi e dammi i soldi”. L’ipnotizzatore di colf che spaventa Milano

Fraudologia: imparare a truffare per non essere truffati. Ovvero: l’effetto “nonna di cappuccetto rosso”

The art of misdirection | Apollo Robbins