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Ingannando Houdini: intervista ad Alex Stone


AlexStoneAlex Stone è una figura interessante nel panorama dell’arte magica. Perché non è solo un prestigiatore. Non è solo un illusionista addentro alle varie tecniche cartomagiche, oppure mediante monete e tutte le altre possibilità che offre di ingannare i sensi e la mente del prossimo la cosiddetta magia “a vista” (tecnicamente micromagia, in lingua close-up magic). Per eseguire questi numeri magici con efficacia occorrono anni e anni di studi teorici, ma soprattutto pratici. Allenamento continuo. Per alcuni addirittura ossessivo. Meglio se sotto la guida di maestri esperti. Professionisti magari pluripremiati nei vari consessi internazionali. Alex Stone si racconta appassionatamente, ironicamente e pure spudoratamente, in questo suo libro di memorie magiche: Ingannando Houdini. Prestigiatori, mentalisti, patiti di matematica e poteri nascosti della mente.

Una vera e propria autobiografia, unica nel suo genere, degna di un film, di cosa significhi, cosa debba affrontare chi si avventuri, da zero, lungo il tortuoso, ispido cammino, per assurgere al titolo di “mago”. In un ambiente, quello dei professionisti dell’arte magica, molto selettivo, esclusivo, geloso dei propri segreti. Alex Stone passerà infatti i suoi guai per avere svelato alcuni di questi segreti su una rivista destinata al pubblico generico. Ma proprio perché, come dicevo all’inizio, Alex Stone non è solo un illusionista. È anche un divulgatore scientifico con una formazione in fisica. Ha una mentalità da ricercatore e di sperimentatore. E del resto la magia, al pari della scienza è, al più alto livello, ricerca, sperimentazione e innovazione. Continue. Costanti. Viceversa non avrebbe potuto sopravvivere, evolversi, adattarsi ai gusti del pubblico anche attraverso le nuove tecnologie, per migliaia di anni fino ai giorni nostri.

Alex Stone si rende conto presto che la magia è anche, soprattutto, psicologia. Perché, come dice un principio assoluto della magia, “non avviene nelle mani del mago ma nella mente dello spettatore”. Se ne rende conto a tal punto Alex Stone, che per approfondire gli aspetti percettivi e cognitivi della magia incontra, impressiona con i suoi trucchi e infine collabora con la psicologa ricercatrice Arien Mack, allora direttrice del Perception Lab presso la New School for Social Research di New York,  in ricerche sull’attenzione e sviamento dell’attenzione (misdirection, la pietra miliare di tutta la magia).

La magia esiste perché i nostri sensi sbagliano. La nostra percezione è fallace. La nostra attenzione può essere sviata. La nostra memoria non è perfetta. Addirittura la nostra mente può creare false memorie. Tutto nella magia, come del resto nell’inganno e nella truffa, affonda le proprie radici nella psicologia. Come scrive Alex Stone: «Come per ogni trucco magico, la sola tecnica non è che una piccola parte dell’illusione. La psicologia è l’ingrediente segreto».

Ecco allora che i trucchi magici entrano sempre più spesso nei laboratori di ricerca psicologica e neuropsicologica: rappresentano mezzi perfetti per indagare la mente umana. Specie con il supporto delle moderne tecniche di registrazione e visualizzazione dell’attività cerebrale. Un campo affascinante, promettente, da cui sgorgano sempre più stimoli e pubblicazioni scientifiche. Il rapporto tra magia e scienza è agli inizi, ma già promette bene. E personaggi come Alex Stone stanno dando e daranno contributi certamente importanti.

Perché hai intitolato il tuo libro Fooling Houdini (Ingannando Houdini in italiano)?

Il titolo del libro allude a una storia su Dai Vernon, il più influente artista di primo piano del ventesimo secolo, anche conosciuto come “The Man Who Fooled Houdini”. Houdini si vantava che nessun uomo potesse ingannarlo tre volte con lo stesso trucco. La magia dipende molto dall’elemento sorpresa, motivo per cui ai maghi non piace ripetere un effetto per lo stesso pubblico. Gli anni passarono e la sfida andò insoddisfatta. Poi, nel 1922, durante una cena tenuta in onore di Houdini, Dai Vernon, di cui pochi avevano sentito parlare all’epoca, mostrò a Houdini la versione di un trucco chiamato “carta ambiziosa”: una carta firmata ritorna in cima al mazzo dopo essere stato messa nel mezzo. Vernon ha ripetuto l’effetto molte volte e Houdini è stato completamente ingannato! Più in generale, il titolo del libro si riferisce al fatto che i maghi cercano sempre di ingannarsi l’un l’altro con nuovi trucchi.

Parli di magia come di un “linguaggio universale” che raggiunge tutti. Intendi come l’arte o la musica?

Sì! Puoi fare un trucco magico per qualcuno in qualsiasi parte del mondo e di solito sorriderà. Tocca qualcosa in noi che è legato alla nostra natura profonda, credo.

Qual è la relazione tra magia ed emozioni? E tra magia e memoria?

Penso che tutta la magia, o almeno tutta la buona magia, generi potenti emozioni. La memoria è difficile e le persone spesso hanno difficoltà a ricordare correttamente cosa succede in un trucco. (Le emozioni, ovviamente, influenzano anche il modo in cui ricordiamo le cose). I maghi cercano intenzionalmente di fare confusione con i ricordi delle persone, così il pubblico crederà che una cosa sia accaduta quando in realtà qualcos’altro ha avuto luogo. Ma ciò che la magia rivela è che il ricordo è fallibile e può essere manipolato. Qualcosa che va ben oltre la magia.

Un mago può essere ingannato?

Assolutamente! Questo è uno dei malintesi che molte persone hanno sulla magia. I maghi, infatti, si prendono sempre in giro l’uno con l’altro con nuovi trucchi. Ci sono tornei in tutto il mondo in cui i maghi competono l’uno contro l’altro. Questo spirito competitivo guida una notevole innovazione nella creazione di nuovi effetti.

Cosa consiglieresti a coloro che vogliono difendersi dalla frode, dall’inganno e dalla manipolazione della vita quotidiana?

Beh, consiglierei di leggere e studiare la base della psicologia delle truffe. La maggior parte delle truffe ha qualcosa in comune. Primo e soprattutto: se qualcosa sembra troppo bello per essere vero, come si è soliti dire, allora lo è quasi sempre.

Scrivo e dico spesso che la magia è “darwiniana”, evolutiva: si adatta ai gusti, alle culture e soprattutto fa uso di tutto ciò la tecnologia e la scienza si rendono disponibili in un determinato momento della storia. Sei d’accordo?

In una certa misura direi di sì. Come tutta l’arte è conforme ai gusti del momento e cambia con la sensibilità delle persone. Ma ci sono anche aspetti senza tempo della  magia, ecco perché vedi trucchi simili che attraversano i secoli.

La magia è una psicologia empirica, sperimentale, che attraverso i  secoli ha fatto scoperte sulla percezione, la memoria e l’illusione. Scoperte che la psicologia cognitiva ha recentemente iniziato a capire. Come può la magia oggi aiutare la psicologia e le neuroscienze?

La magia, nel suo cuore, sta giocando con i limiti della percezione umana. Nel cercare di capire la magia, finiamo per fare domande su come la mente percepisce il mondo e analizza l’esperienza quotidiana, su come funziona la mente. E perché a volte fallisce. Studiare il modo in cui la magia ci inganna è una finestra sul cognitivo sottostante, sui meccanismi che ci rendono umani. Alcuni neuroscienziati ora stanno persino usando magia per studiare il cervello.

Studiare fisica ti ha aiutato a diventare un mago? Come?

Penso che entrambi comportino un simile fascino per il mistero e lo sconosciuto. Inoltre, ci sono molti trucchi che coinvolgono la matematica. Ancora, entrambi sono abbastanza nerd!

Quanti anni e quante ore di allenamento al giorno ci vogliono diventare un buon mago?

La cosa bella della magia è che puoi iniziare a farlo subito. Ci sono molti trucchi divertenti per i principianti. Non credo davvero nella “regola delle 10.000 ore” di pratica. Ognuno è diverso. Ma diventare un esperto richiede anni lavoro diligente.

Parli della passione per la magia e per sempre nuovi trucchi come  di una “droga”: perché?

Penso che sia avvincente. Da quando ho imparato il mio primo trucco ero “agganciato.” Una volta che inizi vuoi proseguire, desideri imparare sempre cose nuove, effetti sempre più creativi.

Perché forme di magia come il mentalismo e la Bizarre Magick hanno successo oggi?

Sono forme di magia che attirano una nostalgia gotica, sorte di recente. Ma anche queste espressioni mostrano una magia differente da quella a cui siamo abituati. Soprattutto il mentalismo può sembra qualcosa di completamente diverso, motivo per cui molte persone sono convinte che sia in qualche modo reale. È importante riconoscere, tuttavia, che comunque è tutto, ancora, una sorta di inganno.

Cosa consigli a un ragazzo che oggi voglia intraprendere una carriera come mago?

Circondati di altri appassionati di magia. È la cosa più importante. Compra alcuni libri e video, carte e monete. Basta iniziare. Divertiti!

Cosa ne pensi dei tutorial in rete: sono dannosi o utili per la magia?

Penso che siano molto utili. Aiutano le persone ad imparare la magia, chiunque può farlo. Impara ora. Sono grandiosi e conducono alla feconda impollinazione incrociata di idee.

Due domande all’editore italiano di Ingannando Houdini. Paolo Michelotto, in società con i fratelli, ha fondato nel 1994 “Mondo Troll” che si occupa di pubblicare libri e video, organizza workshop e vende materiali correlati alla magia e prestidigitazione, all’animazione e agli argomenti correlati.

Perché avete deciso di pubblicare in italiano il libro di Alex Stone che si discosta dai consueti “manuali magici”?

Il libro di Alex Stone è una lettura affascinante per il lettore che non sa nulla di magia. copertina ingannando houdini frontePer chi ne sa qualcosa ed è appassionato, come noi, è doppiamente affascinante. Racconta di persone reali esistenti nel mondo dell’illusionismo, di episodi accaduti nei congressi magici, di tecniche “impossibili”, di storie vecchie ma viste sotto un’altra luce, di corsi avanzati con personaggi famosi. E racconta la dedizione quasi maniacale per quest’arte. È un inoltrarsi in profondità nel mondo della magia con gli occhi di un prestigiatore estremamente abile non solo nella sua arte, ma anche in quella della scrittura. Per noi come editori è quindi un privilegio aver pubblicato un libro così ricco, emozionante, divertente e approfondito sull’arte a cui da 20 anni ci dedichiamo.

A chi si rivolge Ingannando Houdini?

È un libro divertente, curioso e ricco che può essere letto da chi non conosce per niente la magia, dal neofita assoluto di quest’arte, ma anche da chi ha ottime conoscenze e esperienze magiche, che troverà rispecchiate nei diversi capitoli.

Ingannando Houdini su Mondo Troll 

“The Science of Magic and the Art of Deception” video con Alex Stone 

 

La scienza della magia


magiaokokok002Come ho avuto modo di dire e scrivere altre volte, la psicologia, le scienze cognitive e le neuroscienze stanno da alcuni anni studiando la magia (nel senso di prestigiazione, illusionismo, mentalismo) in quanto miniera di conoscenze sugli inganni della mente. La magia è di fatto, oltre che forma di spettacolo antica quanto l’uomo, una scienza empirica. Una scienza che, per tentativi ed errori, utilizza trucchi ed espedienti per ingannare e manipolare la percezione, la memoria, le emozioni.

Si tratta di trucchi ed espedienti che costituiscono un vero e proprio corpo di test proiettivi, oltre che percettivo-cognitivi. Un corpo di test sviluppato non in laboratorio, ma bensì nella vita reale, nell’arco di secoli. Ecco dunque che oggi, psicologi, psichiatri e neuroscienziati, che magari sono allo stesso tempo prestigiatori professionisti, o cultori della materia, si fanno promotori di una neonata “scienza della magia”. Più nell’area anglo-america che non europea o italiana. Anche se pure in Italia la disciplina viene seguita da alcuni psicologi e psichiatri, esperti o addirittura praticanti di illusionismo.

A tal proposito, ecco quanto scrivono gli psicologi e ricercatori francesi Cyril Thomas e André Didierjean nel loro articolo “La magia in laboratorio” pubblicato dal numero di questo mese (gennaio 2017) della rivista “Mente & Cervello”: «Il mago può manipolare alcuni processi cognitivi molto simili a quelli che i ricercatori hanno evidenziato. Ma il mondo della magia offre probabilmente un terreno di gioco molto più ampio, ricco e complesso di quello già esplorato. Siamo certi che lo studio approfondito dei trucchi più moderni porterà alla luce nuovi meccanismi mentali ancora sconosciuti. E siamo anche sicuri che i maghi non abbiano finito di soprenderci…».

Aggiungo di mio che i maghi non hanno di certo finito di sorprenderci, perché, come ho già scritto, la magia è darwiniana, evolutiva. Se è durata così tanto attraverso i secoli, resistendo pure alla magia di altre forme di spettacolo, come ad esempio il cinema, è in ragione del fatto che i maghi utilizzano trucchi ed espedienti vecchi come il mondo, ma nello stesso tempo li attualizzano continuamente e inglobano l’uso di conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili. Oggi, ad esempio, si fanno illusioni magiche anche con smartphone e tablet. Inoltre, ritengo che lo studio della magia sia molto utile anche per la psicologia dell’inganno, rispetto alla conoscenza di come si mettano in atto truffe, imbrogli e raggiri o, in senso sociologico e di storia e filosofia delle religioni, sui meccanismi culturali e psicologici alla base della formazione delle credenze.

Vedi anche:

La magia funziona perché la coscienza è imperfetta

Psicologia e scienza della magia

Psicologia e scienza della magia: intervista a Gustav Kuhn

Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony

Guardare e non vedere: la cecità attentiva in uno sketch dei Monty Python

A me gli occhi! Il potere dissociativo dello sguardo


hypnotistDa sempre maghi, mesmeristi e ipnotizzatori hanno usato il potere di fascinazione dello sguardo per modificare lo stato di coscienza del prossimo. Come? Il solo fatto di osservare intensamente negli occhi un nostro simile (o noi stessi allo specchio), in condizioni di scarsa illuminazione o luce soffusa, determina un restringimento della percezione e induce veri e propri sintomi dissociativi, nonché qualcosa di simile alle allucinazioni. Tutte condizioni della nostra mente che aprono la strada alla possibilità di essere suggestionati, influenzati e manipolati, dato che ci troviamo non in uno stato di completa attenzione e vigilanza, ma bensì in una condizione molto simile al sogno. Dove, appunto, anche le cose più assurde divengono reali. Si potrebbe estendere la considerazione anche a molte situazioni di imbroglio e truffa, condizioni in cui il truffatore, ma pure il ladro, riesca a convogliare l’attenzione del malcapitato operando una modificazione e un restringimento della coscienza vigile.

Giovanni Caputo, psicologo e ricercatore dell’Università di Urbino di cui abbiamo già parlato riguardo una sua ricerca relativa all’uso dello specchio per fare emergere contenuti inconsci,  ha condotto un esperimento su 20 giovani adulti (di cui 15 erano donne) facendoli fissare dritti negli occhi da un partner per 10 minuti. Manipolando l’illuminazione nella stanza, in modo da mantenerla abbastanza luminosa per consentire ai volontari di vedere le caratteristiche del viso del loro partner, ma abbastanza abbassata per attenuare la percezione del colorito.

In sostanza, questo questa condizione interpersonale aveva lo scopo di indurre sintomi dissociativi, con relativo corollario di senso di depersonalizzazione (sensazione come di vivere in un sogno, senso di distacco dal mondo, come se si osservasse la vita da dietro un vetro o in mezzo alla nebbia) e fenomeni simil-allucinatori di carattere temporaneo (vivere o fare cose irreali come in sogno).

L’osservazione fissa e diretta negli occhi per dieci minuti, in condizioni di illuminazione ridotta (le modalità sono descritte nel lavoro scientifico), hanno fatto sperimentare ai partecipanti fenomeni simil-allucinatori in cui vedevano il volto del partner trasformarsi, deformarsi, cambiare tratti sessuali, addirittura assumere aspetti animaleschi e mostruosi. Considerando che la dissociazione è caratterizzata da una interruzione o discontinuità nella normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emozioni, percezioni, rappresentazione del corpo, controllo motorio e comportamento, viene spontaneo considerare come molti riti magici, sciamanici, religiosi, ma pure spettacolari e illusionistici, traggano vantaggio da tali condizioni dissociative indotte per “inserirsi” con suggestioni volute dall’operatore, o dagli operatori, nella mente del prossimo.

«Una possibile spiegazione dei risultati di questo esperimento – commenta Giovanni Caputo – può essere la deprivazione sensoriale  (illuminazione bassa), il fatto di guardare intensamente verso uno stimolo (l’altra faccia) che induce un livello generale di dissociazione. L’apparizione di una faccia strana interrompe momentaneamente lo stato dissociativo provocando una temporanea allucinazione. In altre parole, l’apparizione della faccia strana può essere una forma di rimbalzo a “realtà” che si verifica da un generale stato di dissociazione provocato dalla deprivazione sensoriale».

A livello empirico, i maghi hanno da sempre giocato sulla scenografia e sulla gestione delle luci, nonché sul catturare l’attenzione su di sé, sul proprio sguardo intenso e sulla gesticolazione, per indurre stati che sono molto simili a quelli descritti da Giovanni Caputo. Aggiungiamoci pure che medium e spiritisti, hanno da sempre realizzato le proprie esperienze in condizioni di scarsa o nulla illuminazione. Con l’attenzione rivolta, hypnotised2.jpgalla catena medianica, al tavolo, o alla tavoletta ouija o al bicchierino che si muove sul tabellone. Giovanni Caputo sottolinea il rapporto stretto tra dissociazione e allucinazione, la quale potrebbe essere una forma di compensazione o di rimbalzo. Inoltre, aggiunge, significati dissociati all’interno del sé potrebbero essere proiettati (attribuiti) sull’altra persona reale al di fuori di sé.

Per approfondire:

Caputo GB, Dissociation and hallucinations in dyads engaged through interpersonal gazing, Psychiatry Res. 2015 Aug 30;228(3):659-63. doi: 10.1016/j.psychres.2015.04.050

Gli specchi, la psiche e l’inconscio

La magia funziona perché la coscienza è imperfetta



CerveloMagicoLa coscienza imperfetta. Le neuroscienze e il significato della vita
. Così si intitola un saggio di tre anni fa, edito da Garzanti, di Arnaldo Benini, già docente di neurochirurgia e neurologia all’Università di Zurigo (oggi ne è professore emerito). E’ uno dei testi importanti per capire le basi cerebrali e percettive della magia. Seppure non sia un testo che si occupi di magia, ma piuttosto dei processi cerebrali e sensoriali attraverso i quali diventiamo coscienti di noi stessi e del mondo circostante. O, viceversa, quali siano le condizioni normali e patologiche che alterano la coscienza.

Il punto cardine della ricerca sulla magia, dal punto di vista psicologico, è del resto comprendere perché la magia funziona ed ha successo dall’origine dell’uomo fino ad oggi. Perché e come agisce sulla nostra mente e sul nostro cervello.

L’impianto spettacolare dei trucchi, messi a punto da secoli per tentativi ed errori dai maghi (veri sperimentatori empirici), la narrazione, la scenografia, il personaggio, i costumi, la misdirection, fanno leva sul fatto che la nostra percezione fa entrare nella coscienza una informazione rilevante alla volta. Viceversa saremmo sovraccarichi di informazioni. Ciò è garantito da un sistema di filtri (cognitivi, sensoriali, emotivi) che il nostro cervello utilizza per selezionare quanto al momento risulta rilevante, da ciò che non lo è, venendo perciò scartato. Quindi, “la cognizione cosciente è il risultato di una selezione”.

Quando il mago attira la nostra attenzione con un colpo improvviso, un movimento, una luce, un oggetto, ecco che fa entrare nella nostra consapevolezza l’informazione che ha deciso/scelto di farci percepire.

«Per quale meccanismo – spiega Benini – un’informazione che viaggia all’interno del cervello riesce a passare la soglia della coscienza a scapito di altre che rimangono incoscienti? Un fattore potrebbe essere l’intensità dello stimolo iniziale, un altro il grado d’elaborazione cui l’informazione è arrivata. Dal punto di vista psicologico quel passaggio è l’attenzione, parte rilevante dell’esperienza. “L’attenzione è la mente che prende possesso di se stessa in forma chiara e intensa. Focalizzazione e concentrazione della coscienza ne sono l’essenza. Essa comporta il ritiro da alcune cose per concentrarsi con efficacia su altre; è la condizione opposta allo stato confuso, intontito e incostante”, scrive, con la consueta incisività, William James. L’attenzione è la selezione fra contenuti potenzialmente coscienti, la spinta della mente ad aprirsi verso l’esterno e verso se stessa».

Di conseguenza, filtra, devia, manipola l’attenzione, e avrai realizzato pienamente il tuo trucco. L’attenzione è un lavoro per il cervello. Tutto ciò che crea scorciatoie, attira e rivolge l’attenzione. Sollevando il cervello da tale impegno cognitivo.

Il mago crea e propone scorciatoie sensoriali al cervello, per fargli accettare fenomeni e situazioni apparentemente Benini_coscienza-imperfettaincomprensibili (o addirittura scambiate per paranormali) che comporterebbero troppo dispendio cognitivo, troppo lavoro cerebrale, per essere risolti, per venirne a capo. Un mentalista come Francesco Pietropaolo, insegna ad esempio che in una riuscita routine di mentalismo ci potrebbero essere anche decine di passaggi e fattori creati ad hoc. Tanti e tali che neppure i colleghi professionisti, a volte, riescono a venirne subito a capo.

Il mago è dunque colui che da una parte si complica la vita ideando, provando e riprovando all’infinito i propri trucchi (l’esercizio porta all’eccellenza). Mentre dall’altra semplifica a vantaggio del nostro cervello, in particolare dei nostri centri del piacere, consentendoci di vivere degli “aha! moment”. Momenti di emozione e stupore, senza tuttavia capire quanto sia realmente accaduto davanti ai nostri occhi ed a tutti i nostri sensi. Meglio di così! Lasciandoti inoltre un insegnamento sul quale meditare: se non capisci, può pure capitarti di rimanere fregato. Insegnamento di profonde implicazioni filosofiche, psicologiche e sociologiche.

Psicologo e mago: a lezione da Anthony Barnhart, in arte Magic Tony


Barnhart_promo1Una nuova categoria di ricercatori si sta facendo strada. Sono gli psicologi, e in misura minore anche i neuroscienziati, che sono pure maghi. Prestigiatori, illusionisti, mentalisti. Se esistesse la reincarnazione, potremmo sostenere che si tratta del ritorno degli alchimisti del passato: un po’ maghi e un po’ scienziati. Questi maghi e scienziati odierni, del tutto inesistenti nel nostro Paese, ma forse non ancora a lungo, sono ricercatori in psicologia, interessati alla percezione, agli inganni della mente e della memoria, al formarsi delle credenze, al linguaggio del corpo, alle possibilità della suggestione, che sono pure professionisti in campo magico. Anzi, alcuni di essi sono diventati prima maghi, già adolescenti, e in seguito psicologi e ricercatori, proprio perché attratti dai misteri della mente e del cervello.

Sempre più articoli scientifici stanno uscendo sulle riviste internazionali a firma di un ristretto gruppo di specialisti in questo campo. Sono del resto guardati con sospetto, e pure criticati, quei ricercatori che non abbiano una esperienza “anche” dall’interno. Che non siano cioè, oltre che ricercatori, pure professionisti riconosciuti della magia. In effetti, per chi sia professionista nelle arti dell’illusione, o abbia semplicemente seguito un corso e studiato sui testi canonici, sa benissimo che un conto è praticarla e un conto studiarla dall’esterno, la magia. C’è tutto un universo in chi pratica le arti magiche che si va strutturando nella mente e nelle mani, nell’intero corpo. Un modo differente di guardare alla realtà e alla possibilità di alterare, indirizzare e addirittura condizionare le convinzioni della gente, rispetto ai profani. Un po’ come la famosa suddivisione tra babbani e maghi di Harry Potter.

Sentiamo allora quanto ci spiega in merito, su un sacco di questioni relative alla cultura magica, Anthony Barnhart, in arte Magic Tony, psicologo cognitivo della Northern Arizona University. Di Anthony Barnhart tra l’altro si parla a più riprese nell’unico libro dedicato a neuroscienze e magia, ad oggi tradotto in italiano: I trucchi della mente. Scienziati e illusionisti a confronto (edito da Codice, traduzione dell’ormai famoso, per chi si occupa di questi temi, Sleights of Mind: What the Neuroscience of Magic Reveals About Our Everyday Deceptions a firma dei neuroscienziati e illusionisti Stephen L. Macknik e Susana Martinez-Conde, in collaborazione con la giornalista scientifica Sandra Blakeslee).

Perché tutto questo interesse scientifico per la magia? Cosa ha da insegnare alla psicologia e alle neuroscienze?

A mio parere, il recente interesse scientifico per la magia è avvenuto perché contiene ipotesi inesplorate e solide metodologie che possono essere facilmente introdotte in laboratorio. I maghi sono rappresentanti informali delle scienze psicologiche. Hanno ipotesi sulla mente che supportano le tecniche sviluppate per l’inganno. Molte di queste tecniche sono sconosciute alla scienza cognitiva e potrebbero essere facilmente integrate in teorie psicologiche formali (ammesso che possano resistere all’esame empirico).

Ci sono stati alcuni lavori recenti che hanno direttamente testato alcune  ipotesi provenienti dal mondo della magia. Ad esempio, di recente ho pubblicato un articolo che affronta una ipotesi del teorico della magia spagnolo Arturo de Ascanio. Egli ha suggerito che le azioni ingannevoli hanno maggiori probabilità di essere ignorate dal pubblico, se il mago ha fatto precedere l’azione ingannevole  da modalità di azione non ingannevoli, visivamente simili. Mentre la sua ipotesi non ha trovato riscontro nella mia sperimentazione, essa può tuttavia  aiutare a delineare i confini entro cui la sua ipotesi funziona e, viceversa, laddove non si applica. I miei colleghi Jorge Otero-Millan, Steve Macknik e Susana Martinez-Conde  hanno invece indagato una ipotesi fornita dal mago di pickpocket Apollo Robbin sul rapporto tra attenzione e movimenti oculari. Attualmente sto studiando quanto i maghi sanno riguardo a come l’attenzione operi nel tempo (piuttosto che nello spazio). I maghi hanno profonde intuizioni su questo argomento, completamente sconosciute agli scienziati.

Come ho già osservato, la magia dispone pure delle tecniche che possono essere implementate per studiare l’attenzione e la percezione in laboratorio. Nel mio sopracitato lavoro scientifico, ho preso in prestito una tecnica dal mondo della magia per studiare la cecità attenzionale (la nostra tendenza a non cogliere gli imprevisti quando siamo impegnati in un compito attentivo esigente). Tecniche di magia con le carte sono state recentemente prese in prestito per studiare l’illusione del libero arbitrio e giochi di prestigio si sono dimostrati uno strumento utile per lo studio del problem solving. Mentre le nostre tradizionali manipolazioni di laboratorio producono solitamente minime e incoerenti  variazioni nel comportamento, molte manipolazioni magiche producono grandi effetti comportamentali e possono essere utilizzate in una varietà di contesti (dentro e fuori dal laboratorio).

Quale pensa sia il più grande contributo che la magia può dare alla psicologia?

A mio parere, il dominio in cui la magia può essere maggiormente importante per la psicologia è lo studio di come l’attenzione opera nel tempo (piuttosto che nello spazio). Né gli psicologi né i maghi hanno una comprensione completa dell’attenzione nel tempo, rendendo questo aspetto un terreno ideale per l’interazione tra i due gruppi. Quasi tutto ciò che gli psicologi sanno sull’attenzione riguarda come venga focalizzata verso determinati settori. Tuttavia, l’attenzione può essere focalizzata in modo diverso nei diversi momenti temporali. E c’è ampia evidenza su fatto che l’attenzione oscilla naturalmente ad una velocità relativamente costante. I maghi sono consapevoli di questo fatto, ad un certo livello, quando ad esempio parlano di creare situazioni “off-beats”. Che possono essere considerati come brevi momenti di disattenzione o di soppressione attenzionale.

Una delle tecniche che i maghi usano per creare un off-beat è l’umorismo. La loro intuizione è che il momento in cui una, o più persone del pubblico, comprendono uno scherzo, sono momentaneamente accecate rispetto al mondo che le circonda. E i maghi possono usare questo momento per preparare il prossimo inganno. Questo effetto è sconosciuto dalla psicologia. Attualmente, ci sono un paio di laboratori (compreso il mio) che stanno esplorando il fenomeno, nella speranza di scoprire nuovi principi di attenzione che possano produrre informazioni per  la nostra maggiore comprensione della coscienza.

Da una parte ritengo che queste intuizioni rappresentano un grande valore per le conoscenze della psicologia e, contemporaneamente, sono  alcune delle più potenti componenti psicologiche sfruttate dai maghi. Alcuni dei più grandi maghi di tutti i tempi sono stati abili nel controllare la situazione non soltanto quando il pubblico assisteva ai loro effetti, ma anche quando mago e pubblico si trovavano vicini. Ad esempio, Albert Goshman usava  gli off-beats  per nascondere le monete sotto le saliere in piena vista del pubblico, ma mai nessuno lo colse nel farlo.

Lei è  un mago e uno psicologo: in cosa si sente aiutato?

La magia mi ha portato alla psicologia (come è stato per molti altri). Sono uno dei pochi ricercatori in psicologia ad essersi formato come mago prima di studiare la mente. Altri come me, sono ad esempio Gustav Kuhn, Amir Raz, Jay Olson, Thomas Fraps, Richard Wiseman e Robert Teszka. Come mago, si diventa pienamente consapevole di come i sistemi percettivi e di memoria delle persone siano fallibili. Credo che la magia costruisca una fascinazione per la mente. Capire i modi in cui la mente può fallire, conduce automaticamente ad alcuni dei principi guida della psicologia. Per molti, la conoscenza dei principi della magia crea un sano scetticismo. Le audaci affermazioni della magia si traducono naturalmente in mentalità scientifica. Credo che la magia migliori le capacità di pensiero laterale, che spesso sono necessarie nelle scienze. Bisogna sempre cercare di produrre spiegazioni alternative per un dato fenomeno al fine di controllarlo, e il pensiero laterale è incredibilmente utile in questo processo!

Perché il mentalismo, che utilizza anche vecchi trucchi, è oggi tanto di moda?

Mi chiedo se il mentalismo sia davvero più di moda oggi di quanto non lo sia stato in passato. Ci sono sempre stati mentalisti di alto profilo. Ai tempi della radio, la magia non ha avuto buon gioco, ma il mentalismo ha comunque utilizzato questo mezzo. C’era un certo numero di famosi mentalisti radiofonici, come ad esempio Dunninger e The Piddingtons. Ora ci sono un paio di mentalisti resi grandi dalla televisione. Uno dei motivi per cui il mentalismo se la cava un po’ meglio in tv rispetto alla magia tradizionale è che il pubblico ha familiarità con i trucchi della telecamera e con la fantasia del montaggio. Con la magia tradizionale, i telespettatori possono pensare che si tratti di trucchi della telecamera, anche se non lo sono. Il mentalismo non ha questo problema. Il pubblico non ritiene che la tecnologia possa facilitare il “mind reading”, allo stesso modo in cui invece pensa che la tecnologia possa essere alla base molti trucchi magici. Com’è noto, Arthur C. Clarke ha affermato che “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Con la  tecnologia così avanzata che abbiamo oggi, la magia è spesso indistinguibile dalla tecnologia quando viene presentata in tv!

Quanto è importante una buona storia in una routine di magia? Perché?

La storia è tutto nella magia. In primo luogo, la magia è una forma di teatro. Deve divertire. L’illusione presentata senza contesto teatrale è solo un puzzle da risolvere. La storia eleva l’illusione da puzzle ad arte. Al di là del valore di intrattenimento fornito dalla storia e dalla teatralità, il “patter” (le parole usate da un mago), possono anche assumere un importante funzione di misdirection. Come ho sottolineato prima, l’umorismo può accecare temporaneamente il pubblico alle azioni del mago. Oltre a questo, il pubblico distribuisce la propria attenzione spaziale in base alla storia che viene loro raccontata. Se c’è una moneta sul tavolo, e il mago fa riferimento verbale  “alla moneta”, tutti guardano verso la moneta! La narrazione è un grande strumento di misdirection. Se la trama è divertente, aumenta le probabilità che il pubblico si impegnerà con essa, e la misdirection sarà ancora più forte. Uno dei modi più semplici per vedere attraverso un inganno magico è quello di svincolarsi dal racconto del mago. Ma io non suggerisco alle persone di farlo!

Qual è il mago del passato verso cui nutre la massima ammirazione? Perché? E oggi?

I maghi del passato che sono maggiormente fonte di ispirazione per me sono i teorici della magia. Sono coloro che consideravano non soltanto come funziona la magia, ma perché la magia funziona. Uno degli ultimi maghi che ammiro di più è stato un mago spagnolo di nome Arturo de Ascanio. Come ho già detto il mio recente lavoro sulla cecità attenzionale ha esplorato alcune delle sue idee. Arturo de Ascanio è il fondatore della scuola spagnola di magia. A partire da questa scuola, ci si avvicina alla magia come uno scienziato si avvicina a un tema di ricerca. Si provano variazioni sui loro metodi per trovare la tecnica che migliora l’inganno, considerando sempre la base psicologica delle tecniche. Juan Tamariz ha assunto il manto della scuola spagnola di magia da Ascanio, ed è ampiamente considerato come il mago di maggior talento al mondo. Ho anche una grande ammirazione per un mago e teorico italiano che andava sotto il nome di Tony Slydini. Era un maestro di misdirection e di sperimentate tecniche nel dirigere l’attenzione usando il linguaggio del corpo, la tensione e il rilassamento. Entrambi questi personaggi, de Ascanio e Slydini, hanno generato una massa di ipotesi, che aspettano solo di essere testate da uno scienziato cognitivo. Intere carriere scientifiche potrebbero essere costruite solo su questo tipo di indagini.

Parlando di maghi viventi, ci sono molti che ammiro. Tamariz è chiaramente vicino alla parte superiore del mio elenco. Anche se non sono d’accordo con lui quando si tratta di studio scientifico della magia, ho grande rispetto per la creatività di Teller (del duo Penn & Teller). Teller è un grande filosofo della magia e un performer la cui magia è inttrecciata da quanto emerge dalle scienze cognitive. In questo momento,  sono infatuato da una collega di nome Rob Zabrecky che interpreta un meraviglioso personaggio e ruolo magico.

Sta scrivendo un libro su questi argomenti?

Non ho piani immediati per scrivere un libro, ma sto cucinando idee nella parte posteriore della mia mente per scriverne uno più in là. Stay tuned!

Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro dalla collaborazione tra scienziati e maghi?

E’ difficile prevedere il futuro del movimento sorto attorno alla scienza della magia. E’ ancora nella sua infanzia. Penso che i maghi stanno ancora cercando di capire ciò che la scienza ha loro da offrire. E gli scienziati stanno cominciando soltanto ora a capire quali ponti possono essere costruiti tra le due discipline.

So che ci sono maghi che stanno attualmente costruendo spettacoli attorno ai principi delle scienze cognitive. Mi aspetto che i confini del laboratorio si espanderanno in modo che la sperimentazione formale sulla psicologia della magia si svolgerà nel mondo reale, dove i maghi agiscono. Mi aspetto anche che continueremo a trovare aree in cui la scienza e la magia possono beneficiare dell’interazione. Come ho detto, l’attenzione temporale è una di queste aree.

Tuttavia, ci vorranno maghi e scienziati con altre specialità per identificare questi ponti. Recentemente, la rivista digitale Frontiers in Psychology ha dedicato un numero speciale alla scienza della magia. Alcuni degli articoli pubblicati in questo numero speciale hanno raccolto parecchia di attenzione, quindi la mia speranza è che l’interesse per questo nuovo tema di ricerca continui a crescere! Mi auguro che altri maghi inizino a collaborare con gli scienziati, dato che la magia ha un patrimonio di conoscenze che aspetta solo di essere esplorato più a fondo. E non c’è posto per i non scienziati nell’ambito del processo scientifico!

Cosa pensa dei tutorial liberamente disponibili in rete? Alla fine toglieranno fascino e mistero alla magia?

Io non sono in genere offeso dall’esposizione della magia in rete, a meno che le persone stiano esponendo segreti che non siano già stati ampiamente pubblicati, o che siano proprietà intellettuale di una particolare mago. In generale, non credo che l’esposizione danneggi la magia. Ci vuole comunque un impegno particolare per trovare i segreti magici online. La gente di solito non cerca spiegazioni per i trucchi magici, a meno che non sia appassionata di magia, per cominciare a praticarla. Di conseguenza, l’esposizione online non danneggia l’esperienza di meraviglia per la maggior parte delle persone che frequentano spettacoli di magia. Se non altro, si sta solo aiutando a consolidare l’interesse di alcune persone per la magia!

Ci sono un sacco di discussioni intorno al concetto di misdirection: cosa ne pensa? Quale definizione ne darebbe in base alla conoscenza scientifica che ne abbiamo?

Tengo un intero corso di insegnamento sulla psicologia della Magia. Misdirection è uno dei termini che io incoraggio i miei studenti di “spacchettare” nel corso del semestre. Il problema è che è un termine quasi inutile nel contesto della scienza. E’ un termine generico che viene applicato a molte tecniche utilizzate dai maghi per migliorare l’esperienza dell’illusione.

I maghi usano questo termine per descrivere tutto ciò che muove l’attenzione di un pubblico distanziandolo dal metodo (la tecnica segreta che un mago utilizza per realizzare l’illusione) conducendolo verso l’effetto (l’esperienza inspiegabile di un membro del pubblico che viene ingannato).

Quando la maggior parte della gente pensa alla misdirection, pensa si tratti di distrarre l’attenzione del pubblico da qualche posizione nello spazio. Che sicuramente sta sotto l’ombrello della misdirection, ma è solo un piccolo pezzo del puzzle. La misdirection può anche volere dire coinvolgere e incoraggiare il pubblico a concentrare brevemente la propria attenzione verso i propri ricordi. Rivolgi a una persona del pubblico una domanda, e la sua attenzione verso l’esterno sarà momentaneamente smorzata.

La misdirection può essere condurre in un racconto. Come si vede nel video di Albert Goshman, quando il pubblico pensa che l’effetto sia finito, l’attenzione del pubblico è momentaneamente soppressa. La misdirection può anche essere all’interno della struttura di eventi in una routine. Se il tempo principale si svolge tra il metodo e il culmine degli effetti, è più difficile per il pubblico di rilevare la vera causa degli effetti di cui stanno avendo esperienza. Questi sono tutti fenomeni molto diversi, ma tutti costituiscono la misdirection. Tendo a evitare l’uso del termine misdirection…Io preferisco parlare di fenomeni specifici sotto l’ombrello della misdirection, molti dei quali possono essere riferiti a processi psicologici distinti (o alla combinazioni degli stessi).

Perché alcune persone pensano che siano fenomeni paranormali anche quando si spiega loro che sono solo trucchi?

Spesso pensiamo alla superstizione o al credere nel paranormale come una caratteristica che è relativamente costante all’interno di un individuo. Tuttavia, ora abbiamo la prova che la superstizione è fluida. Cambia in contesti diversi. Quando le persone si trovano in una situazione in cui sentono di non avere il controllo (dopo la morte di una persona cara o un periodo di turbolenze finanziarie, per esempio), si scopre che sono più suscettibili nel riferirsi al pensiero superstizioso. La superstizione è usata per ristabilire il controllo (comunque illusorio) su un mondo caotico e casuale.

Se interrogati,  i maghi spesso affermano che c’è una spiegazione naturale per i numeri del loro spettacolo, ma in realtà non ne forniscono una spiegazione. Del resto, ciò è inutile per quanti si trovino in uno di questi stati di carente controllo. Così, continuano a credere che la magia è il risultato di un intervento paranormale. La superstizione o il pensiero paranormale risolvono il disagio che stanno provando, fornendo una soluzione (anche se la soluzione è sbagliata). La persone che sono resistenti alle spiegazioni naturali dei fenomeni magici, possono esserlo  non perché sono poco intelligenti o ingenue, ma perché si trovano in uno di questi stati.

L’ultima domanda: la magia è un’attività da maschi? Quali pensa che siano le ragioni psicologiche e sociali perché nessuna donna è nella storia della magia, neppure oggi?

La magia è dominata dai maschi. Anche se ci sono alcuni meravigliosi, meno noti, maghi al femminile, sia nella storia della magia che in quella di oggi. C’è stato un esteso dibattito sul perché la magia è prevalentemente un’attività maschile. Un recente documentario, “Women in Boxes”, ha esplorato la questione in profondità. Il sociologo e mago Peter Nardi ha pure prodotto un sacco di riflessioni su questo aspetto.

Devo ammettere che tutto ciò che sto per dire è speculativo. Non ci sono davvero dati su questa questione. La mia ipotesi è che il problema probabilmente inizia durante l’infanzia. Dal punto di vista evolutivo, i ragazzi possono avere esigenze diverse e  pressioni sociali che li spingono verso un interesse per la magia. La maggior parte dei maghi sembrano “prendere il virus” intorno all’età di sette anni. Nella nostra società, i ragazzi vengono socializzati per essere potenti, ma l’infanzia è un momento in cui questo potere non può davvero essere attuato. I genitori, gli insegnanti e gli altri adulti prendono quasi tutte le decisioni nella vita di un bambino. Di conseguenza, la magia può essere un modo per i ragazzi per stabilire il controllo sul loro mondo, anche se è un controllo illusorio. Quale maggiore potenza c’è che essere in grado di infrangere le leggi della fisica e controllare il comportamento degli altri ?!

La magia offre un ulteriore bonus ai ragazzi. I ragazzi e le ragazze sono socializzati Barnhart_Ignite1diversamente. Le ragazze tendono a ricevere maggiore incoraggiamento e pratica all’interazione sociale. Questo è evidente nei diversi stili di comunicazione osservati i due sessi. I ragazzi, invece, sono spesso spinti più verso il lato fisico che non verso gli aspetti sociali, come fare sport, e così via. La magia può essere utilizzata come strumento per superare il disagio sociale. E’ un potente mezzo di conversazione. Molti maghi riferiscono di avere usato la magia per superare il disagio sociale durante l’infanzia e l’adolescenza.

Tuttavia, e aspetto più problematico, ci sono anche le pressioni nella cultura magica che rendono più difficile per le donne ottenere l’ammissione a questa categoria professionale. La magia è un “old boys club”, in un sacco di modi. Ad esempio, il Magic Circle, la più grande organizzazione di maghi del Regno Unito, non ha permesso fino a poco tempo fa alle femmine di farne parte. Pertanto, il problema è stato quello di autoperpetuarsi.

Per approfondire:

La pagina professionale di Anthony Barnhart psicologo, ricercatore e docente alla Northern Arizona University (Flagstaff, Arizona, USA) 

La pagina professionale di Anthony Barnhart nelle vesti di Magic Tony

Il blog The Science of Magic di Anthony Barnhart 

Recensione su Internazionale (tratta da New Scientist) de I trucchi della mente. Scienziati e illusionisti a confronto

Il numero speciale di Frontiers in Psychology dedicato a The Psychology of Magic and the Magic of Psychology

Anthony S. Barnhart e Stephen D. Goldinger, Blinded by magic: eye-movements reveal the misdirection of attention,
Front. Psychol., 17 December 2014

Jorge Otero-Millan, Stephen L. Macknik, Apollo Robbins, Michael McCamy and Susana Martinez-Conde, Stronger misdirection in curved than in straight motion,Front. Hum. Neurosci., 21 November 2011

Olson JA, Amlani AA, Raz A, Rensink RA, Influencing choice without awareness, Conscious Cogn. 2015 Feb 6

Amory H. Danek, Thomas Fraps, Albrecht von Müller, Benedikt Grothe and Michael Öllinger, It’s a kind of magic—what self-reports can reveal about the phenomenology of insight problem solving, Front. Psychol., 08 December 2014

Al Goshman and The Harlem Globetrotters (straordinario esempio di “off-beats”)

Sito del pluripremiato documentario “Women in Boxes” sul ruolo delle donne nella magia 

Sito del sociologo e mago Peter M. Nardi

Psicologia e scienza della magia: intervista a Gustav Kuhn


GustavKuhnOKUna nuova categoria di studiosi avanza. Quella degli specialisti della mente che si occupano, e magari praticano professionalmente, anche la magia. Certo bisogna vincere quella naturale resistenza e ritrosia che il termine “magia” suscita nella nostra cultura, come mi fa notare uno dei grandi maestri italiani dell’illusionismo e della prestigiazione, Aurelio Paviato. Magia viene ancora confusa con cartomanzia, con gente che dichiara di avere poteri sovrannaturali e paranormali. Mentre nei paesi di lingua inglese, “magic” e “magician”, definiscono la materia e la pratica professionale in questo campo. Del resto un altro termine usatissimo, “misdirection”, tradotto in italiano diventa “depistaggio”, che evoca trame spionistiche e criminali e, di conseguenza, viene utilizzato anche da noi senza tradurlo.

Allo stesso modo tutta l’ampia messe di articoli scientifici che stanno uscendo sui rapporti tra psicologia, neuroscienze e magia, impiegano abitualmente questi termini. Entrati ormai a fare parte del lessico scientifico internazionale. Persino l’articolo più recente dello psicologo e illusionista britannico Gustav Kuhn, scritto con lo psicologo e informatico canadese Ronald A. Rensink, fa appello alla magia come strumento per studiare la mente (A framework for using magic to study the mind).

Direi in definitiva che ormai, dato che la lingua inglese la fa da padrone a livello internazionale, soprattutto in campo scientifico, gli illusionisti, i prestigiatori e i mentalisti italiani dovrebbero non dico capitolare, ma fare un po’ di didattica pubblica per fare comprendere cosa sia la magia spettacolare, e oltretutto, in quanto maghi, oggi sono non solo gli antesignani della scienza, ma oggi pure dei collaboratori.

Abbiamo perciò rivolto a Gustav Kuhn (“psicologo e mago dell’Università di Durham, in Inghilterra”, come viene citato ne I trucchi della mente. Scienziati e illusionisti a confronto, Codice) alcune domande per chiarirci come vede questo crescente interesse della scienza per la magia. Più altre questioni relative al suo percorso formativo, al mentalismo e alla cultura magica in generale.

Lei fa parte di una categoria, una volta impensabile: specialisti della mente, scienziati che sono pure maghi. Come interpreta questa tendenza?

Ho iniziato ad occuparmi di questa linea di ricerca nel 2003. In quel periodo la maggior parte degli scienziati riteneva che il legame tra magia e scienza fosse potenzialmente interessante, ma non riusciva a vedere come le due aree potessero essere direttamente collegate. Da allora noi, e altri, abbiamo pubblicato numerosi lavori scientifici in cui è stata impiegata la magia per studiare una vasta gamma di aree di conoscenza, dimostrando in tal modo che questo link è davvero possibile. Oggi il legame tra magia e scienza è molto più stabilito. Abbiamo definito paradigmi che possono essere utilizzati per studiare la magia scientificamente, ed è diventato accettabile usare la magia per studiare il cervello. Molti libri di testo di psicologia stanno utilizzando la magia per spiegare la psicologia cognitiva. Quindi la scienza della magia sta diventando parte della psicologia “mainstream”, e come tale ha attirato molti nuovi scienziati ad usarla nella loro ricerche. Inoltre, la magia è diventata molto popolare e ora ci sono molti maghi che hanno pure studiato psicologia, e sono stati ispirati a unire i loro due interessi.

Si dice spesso che i maghi sanno più sulla percezione degli psicologi: cosa ne pensa?

I maghi hanno molta esperienza nel manipolare la percezione della gente, e sono molto bene informati su come funzionano le tecniche. Tuttavia noi, come scienziati, siamo generalmente interessati ai meccanismi percettivi e di come il cervello risolve i problemi percettivi. I maghi non hanno necessariamente le risposte a queste domande. In altre parole, essi sanno che cosa funziona, ma non necessariamente perché funziona. Per questo riteniamo che solo la scienza della magia possa capire i reali meccanismi che sono coinvolti nella magia.

Perché il mentalismo, che utilizza anche vecchi trucchi, è oggi tanto di moda?

La magia genera un senso di meraviglia nello sperimentare l’impossibile, e come tale espande i limiti di ciò che crediamo essere possibile. La magia si è sempre occupata di temi che sono stati ai margini della nostra comprensione. Attualmente siamo affascinati dalla psicologia, e mentre abbiamo imparato molto su come funziona il cervello, ci sono ancora molte domande senza risposta. E ci sono un sacco di misteri su come funziona il cervello. Penso che le persone siano affascinate dal mentalismo perché permette loro di esplorare alcuni di questi misteri psicologici.

Quanto è importante una buona storia in una routine magica? Perché?

Una buona storia è molto importante. Permette al mago di accompagnare lo spettatore in un viaggio, creando un magico mondo di meraviglie. I maghi usano spesso la misdirection per evitare che il pubblico faccia attenzione al metodo utilizzato. La misdirection si basa sulla manipolazione dei pensieri e delle aspettative della gente, e una buona storia fornisce un valido strumento per farlo.

Qual è il mago del passato verso cui nutre maggiore ammirazione ? Perché? E oggi?

Tony Slydini è stato uno dei miei più grandi ispiratori, un vero maestro di misdirection. Molto di quello che so di misdirection viene dalla sua scuola di magia. Ci sono così tanti grandi maghi oggi che è difficile sceglierne uno. Tuttavia, se costretto a farlo, sceglierei Juan Tamariz, un fantastico mago spagnolo, che non è solo un brillante conoscitore di teorie magiche, ma anche uno dei più grandi performer.

Sta scrivendo un libro su questi argomenti?

Non al momento, ma ho intenzione di farlo nel prossimo futuro.

Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro dalla collaborazione tra scienziati e maghi?

Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di studi sulla scienza della magia e molti ricercatori stanno concentrando sempre più le loro ricerche in questo settore. Abbiamo un numero considerevole di ricercatori in questo campo che consentono un dibattito costruttivo e quindi un progresso della conoscenza. C’è anche un numero crescente di maghi interessati a questo sforzo che sono attivamente alla ricerca di collaborazioni con gli scienziati. In questa collaborazione, entrambe le parti possono beneficiare gli uni dagli altri. Gli scienziato possono incorporare l’esperienza del mondo reale dei maghi nella loro ricerca scientifica. E, come abbiamo indicato nel nostro recente articolo uscito su Frontiers, la magia può essere utilizzata per indagare una vasta gamma di principi psicologici. Ma pure i maghi possono beneficiare di tale collaborazione. La comprensione dei meccanismi coinvolti nella magia fornirà ai maghi nuove intuizioni e conoscenze su come migliorare i loro trucchi magici, o addirittura creare illusioni che sembravano impossibili.

Ronald A. Rensink, Gustav Kuhn, A framework for using magic to study the mind

Now you see it – now you don’t (servizio su Gustav Kuhn con video e intervista audio su BBC Radio 4 – Today)

Vedi anche:

Psicologia e scienza della magia

Psicologia e scienza della magia


GustavKuhnSembra una contraddizione in termini: la scienza della magia. Invece, se ci pensiamo, la magia, in senso illusionistico, è stata ed è una delle principali pratiche empiriche volte ad ingannare, sorprendere e manipolare la mente umana. Per fare questo, la magia ha dovuto inventarsi tutta una serie di accorgimenti, trucchi, forzature percettive, cognitive e comportamentali, che oggi risultano di massimo stimolo ed interesse tanto per la psicologia che per le neuroscienze.

L’immagine che vedete in basso è un esempio di come il cervello ci inganna. I cerchietti rossi sembrano muoversi e sopraelevarsi rispetto allo sfondo nero. Uno dei settori di ricerca in rapido sviluppo, anche grazie alle conoscenze acquisite in neuroscienze, psicologia cognitiva, psicologia della percezione, nonché attraverso le tecniche di visualizzazione dell’attività del cervello (neuroimaging), è quella che studia in base a quali principi i trucchi magici funzionano da centinaia di anni. Uno degli scienziati più attivi in questo senso è lo psicologo, nonché mago professionista, Gustav Kuhn (Department of Psychology, Goldsmiths University of London). Ma il suo percorso professionale non è andato dalla psicologia verso la magia, bensì l’inverso. E’ stato proprio il fatto di essere mago professionista, diventando abile nel manipolare la percezione e le convinzioni degli spettatori, che ha spinto Kuhn a indagare i misteri della mente umana.

Per secoli e secoli i maghi hanno creato, inventato e perfezionato trucchi magici di successo. Adeguandosi e facendo uso delle tecnologie disponibili nelle varie epoche storiche. Oggi assistiamo all’affermazione non solo del mago che usa le conoscenze scientifiche e realizzazioni tecnologiche attuali, ma pure della figura dello scienziato-mago, come può essere Gustav Kuhn, CaroFaggiOKcoautore, tra l’altro tra i migliori lavori sperimentali in questo campo. Si tratta, se vogliamo, di un riavvicinamento tra magia e scienza, dove la magia dichiara però apertamente di utilizzare trucchi e inganni che sfruttano il modo di funzionare della mente e come il nostro cervello percepisce il mondo esterno. E’ convinzione corrente che i maghi professionisti sappiano di più riguardo certi meccanismi percettivi, oltre alla manipolazione delle convinzioni e le fallacie della memoria, di molti psicologi da laboratorio. Proprio perché la conoscenza del mago si realizza, si evolve e si perfeziona, per prove ed errori, sul campo, a contatto con i suoi simili. Non certo su cavie da laboratorio. La conoscenza del mago è stata per secoli empirica, oggi poggia e si avvale di solide basi scientifiche. Un altro esempio in questo senso è Carlo Faggi, mago professionista, tra i maggiori esperti mondiali, nonché inventore e creatore eccelso, di illusioni ottiche. E questo scambio tra magia e scienza sta diventando sempre più proficuo e interessante per ambo le parti.

«La magia –  dice Gustav Kuhn – è una delle forme d’arte più antiche, e per secoli prestigiatori hanno creato illusioni dell’impossibile, distorcendo la percezione e i pensieri. I progressi in psicologia e neuroscienze offrono nuove intuizioni sul perché le nostre menti sono così facilmente ingannate. Personalmente esploro alcuni dei meccanismi che sono coinvolti nella magia. La magia è più di un semplice inganno. La magia funziona perché i nostri limiti psicologici sono così contro-intuitivi al punto di essere maggiormente disposti ad accettare una interpretazione magica piuttosto che riconoscere tali limitazioni».

Presentando uno dei dei suoi corsi, tenuto alla fine dello scorso gennaio ed organizzato dalla Oxford University Psychology Society (The Science of Magic: Why Magic Works), Gustav Kuhn ha detto: «In questo corso esploreremo alcuni dei principi utilizzati dai maghi per falsare la vostra percezione. Ad esempio, vedremo come i maghi utilizzano la misdirection per manipolare la vostra attenzione, impedendovi, di conseguenza, di notare le cose, anche se potrebbero essere proprio CerchiMagicidavanti ai vostri occhi. In alternativa, i maghi possono manipolare le aspettative circa il mondo e quindi influenzare il modo di percepire gli oggetti. Possono anche farvi vedere cose che non sono necessariamente lì. A prima vista, la nostra predisposizione a essere ingannati dal gioco di prestigio potrebbe essere interpretato come una debolezza della mente umana. Tuttavia, contrariamente a questa credenza popolare, voglio dimostrare che questi “errori” rivelano la complessità della percezione visiva e sottolineano l’ingegnosità della mente umana».

Il mago allena per anni e anni, tutti i santi giorni, la sua mente, le sue mani, tutto il suo corpo, a fare cose che la gran parte di noi, abitualmente, non si sogna di fare. Proprio come un grande artista, un allenato sportivo di successo, il mago riesce a compiere prodigi che rivelano quanto la mente umana sia complessa e variegata. Più che la predisposizione all’inganno della nostra mente, la magia rivela che il nostro cervello si è evoluto per emozionarsi e sorprendersi. Che poi è la base delle sviluppo culturale in generale, e della ricerca scientifica in particolare. Per questo magia e scienza sono così vicine e, in fin dei conti, imparentate.

Il generoso sito di Gustav Kuhn ricco di informazioni e materiali scientifici sulla scienza e psicologia della magia 

Il sito di Carlo Faggi (in arte Mago Fax) – in rete sono inoltre reperibili suoi filmati, lezioni, conferenze

Servizio di Voyager sulle illusioni ottiche (o “visive” come lui preferisce definirle) create da Carlo Faggi

Il primo e per ora unico testo tradotto in italiano su psicologia e neuroscienze della magia: I trucchi della mente (Codice Edizioni), recensito dallo psichiatra, saggista e studioso di illusionismo e psicologia dell’inganno Matteo Rampin