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Gli UFO? Meglio lasciare il mistero


MellonChristopher Mellon non è un visionario né un mitomane. È stato vicesegretario alla difesa degli Stati Uniti per l’intelligence e in seguito per la sicurezza e le attività informatiche. Scrittore, imprenditore, formatosi alla Yale University, discendente della facoltosa famiglia Mellon (da cui l’omonima banca), Mellon fa parte della “The Stars Academy of Arts and Science”, assieme a personaggi fortemente accumunati dall’interesse per i fenomeni anomali, in particolare UFO, come l’artista, cantante, scrittore Tom DeLonge, il fisico Harold Puthoff (molto noto nell’ambiente parapsicologico perché diresse un programma di ricerca sulla “remote viewing” per la CIA), l’ex militare ufficiale dell’intelligence Luis Elizondo. Solo per citarne alcuni.

Tutti costoro stanno facendo pressione pubblica per ottenere dichiarazioni ufficiali sul fenomeno UFO. Tornando a Christopher Mellon, in un suo recente intervento sul “Washington Post” ha scritto: «Nessuno vuole essere “il ragazzo alieno” nella burocrazia della sicurezza nazionale; nessuno vuole essere ridicolizzato o emarginato per attirare l’attenzione sulla questione. Se l’origine di questi aerei è un mistero, così lo è anche la paralisi del governo degli Stati Uniti di fronte a tali prove». Ma Mellon si spinge ancora più in là, rispetto al problema della sicurezza nazionale: «Se questi velivoli non sono realmente della Terra, allora il bisogno di capire cosa sono è ancora più urgente».

Sarà urgente per Mellon e per i suoi soci di “The Stars Academy of Arts and Science” (qualcuno lo critica perché tale organizzazione vive di donazioni personali, quindi deve fare pubblicità e marketing), per tutti gli ufofili, ma in realtà da decenni i governi hanno compreso che gli UFO (almeno quelli non “spiegabili” con fenomeni naturali o mezzi terrestri) non costituiscono un problema per la sicurezza nazionale dei vari paesi.

Quindi: perché investirci tempo e denaro per capire cosa sono? Da cui il rilascio dei documenti ufficiali dei vari paesi riguardo gli UFO. Come a dire: “Vedete? Qualsiasi cosa siano, non ci fanno nulla di male, lasciamoli scorrazzare liberamente come, quando e dove vogliono”. In aggiunta: perché non lasciare ad ognuno le proprie conclusioni, il proprio alieno gusto per il mistero? E alla fin fine, il mistero personale si alimenta e si autoriproduce nel tempo. Una risposta chiusa, definitiva, genera solo delusione, agitazione e problemi. Meglio lasciare il mistero. In fondo, tutte le religioni, ma pure la religione del nostro tempo, il complottismo, si basano proprio su questo.

“The military keeps encountering UFOs. Why doesn’t the Pentagon care?” by Christopher Mellon, The Washington Post, March 9, 2018

I mostri di Hitler. Intervista a Eric Kurlander: UFO, parapsicologia, New Age e immaginario soprannaturale dal nazismo ad oggi


faculty_kurlander_ericI misteri del nazismo. Gli Ufo del Terzo Reich. I medium e gli astrologi di Hitler. Film come Indiana Jones. Il nazismo non è mai scomparso. Quantomeno nel mescolarsi a fantascienza, fumetti, film e videogiochi. A rinascere e diffondersi attraverso una miriade di teorie complottiste: dalla terra cava, al mito di Shambala, di Thule e Atlantide. Ad interessi per l’astrologia, la New Age, l’agricoltura biodinamica, ai movimenti novax (esistevano già allora). Attraverso una massa di romanzi ucronici (in cui i nazisti vincono la guerra e di conseguenza le loro ideologie dominano il mondo) come  “La svastica sul sole” (The Man in the High Castle) di Philip K. Dick, e omonima serie tv. In aggiunta saggi che hanno avuto continue ristampe, per la verità rimasti fino ad oggi un po’ a margine della storia ufficiale del Terzo Reich: come il capostipite italiano “Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario” di Giorgio Galli , “Sole nero. Culti ariani, nazismo esoterioco e politiche identitarie” di Nicholas Goodrick-Clarke, “Il piano occulto. La setta segreta delle SS e la ricerca della razza ariana” di Heather Pringle.

Ma questo “I mostri di Hitler. La storia soprannaturale del Terzo Reich” del giovane storico americano Eric Kurlander, specializzato in storia della Germania moderna e in particolare del nazismo, appena pubblicato in italiano da Mondadori, dopo essere uscito presso la Yale University Press, è qualcosa di ulteriore e di diverso. Lo è per il colossale lavoro di ricerca sulle fonti originali. Oltre che su archivi e documenti secondari. Lo è per l’impianto teorico che guida tutta la trattazione di Kurlander. Lo è per la capacità di incrociare, nomi, temi, psicologie, senza annoiare il lettore. Anzi appassionando sempre più alla lettura di un saggio che è sì storico, ma riguarda, ancora oggi, soprattutto oggi, ognuno di noi. Per la sopravvivenza di certe credenze nell’irrazionale. Per la diffusione di ciò che oggi definiamo “fake news”. Per il ruolo della rete nel diffondere l’immaginario soprannaturale, come lo chiama Kurlander. E allora abbiamo deciso non solo di leggere il suo poderoso saggio, annotandolo pagina per pagina, ma pure di rivolgergli delle domande, tra le molte suscitate dalla lettura delle sue pagine, delle sue note, della immensa bibliografia nonché apparato di siti web.  È la prima intervista che Eric Kurlander concede in italiano.

Come le è venuta l’idea di trattare un argomento così controverso, a lungo trascurato o marginalmente trattato dalla storia ufficiale del nazismo?

Sono interessato al soprannaturale fin da quando ero bambino: fumetti come Batman, Capitan America, Dr. Strange e “Tomb of Dracula”.  Alla mitologia greca, norvegese e giapponese. Alla letteratura e ai film horror, da H.P. Lovecraft a Stephen King a Anne Rice. Alla fantascienza e al fantasy: il Signore degli Anelli, Dungeons and Dragons, Star Wars e Indiana Jones. E mi sono interessato al Terzo Reich dalla mia prima lezione di storia all’università. Ma penso che il nocciolo dell’idea di combinare questi due interessi è arrivato quando sono arrivato all’università di Harvard nel 1995 e ho scoperto che uno dei miei compagni di dottorato, Corinna Treitel, stava scrivendo una tesi (ora un libro eccezionale, A Science for the Soul, Johns Hopkins, 2004) sull’occultismo tedesco. Il punto focale non era l’occultismo nazista di per sé – sebbene abbia aggiunto un capitolo finale sul Terzo Reich – ma ricordo di aver pensato che qualcuno avrebbe dovuto scrivere un libro incentrato sull’occultismo e altri temi soprannaturali nel Terzo Reich. Da allora (metà degli anni Novanta), c’è stata una rinascita nel fascino popolare del nazismo e dell’occulto, per non parlare del paganesimo, della mitologia, della fantascienza, e così via. In effetti, come ricercatore laureato, mi sono reso conto che in realtà esisteva una lunga storia nel collegamento tra nazismo e pensiero soprannaturale, in forma erudita (di autori e pensatori come Siegfried Kracauer, Theodor Adorno, Lotte Eisner, Fritz Stern, George Mosse) e popolare (come quella, tra gli altri, di Ravenscroft, Pauwels e Bergier). Ma nessuno di questi libri, incluso il più importante lavoro accademico sull’argomento (Nicholas Goodrick-Clarke’s Occult Roots of Nazism, 1985), offriva una storia completa del soprannaturale nel Terzo Reich. Così, quando mi sono avvicinato al completamento del mio secondo libro nel 2008 (Living With Hitler: Liberal Democrats nel Terzo Reich, Yale University Press, 2009), ho deciso sarebbe stato interessante affrontare questo argomento da una prospettiva accademica.

Quanto tempo ha impiegato per scrivere questo libro, così ricco di documentazioni originali? Quali difficoltà ha incontrato?

Ho iniziato la stesura preliminare nell’estate 2008 e ho finito di modificare le stesure finali all’inizio del 2017, quindi ci sono voluti quasi nove anni dall’inizio alla fine. Che è in realtà abbastanza simile al tempo occorso alle mie altre due monografie (The Price of Exclusion: Ethnicity, National Identity e Decline of German Liberalism, Berghahn Books, 2006 e il summenzionato Living With Hitler). La differenza è che con quei due primi libri ho iniziato sin dall’inizio a condurre una vasta ricerca archivistica al fine di gettare nuova luce su dibattiti relativamente consolidati nel campo: le ragioni del declino del liberalismo tedesco, il fallimento della democrazia di Weimar , il successo politico e il carattere ideologico del nazismo e la natura della resistenza e della collaborazione nel Terzo Reich. Ma quando ho iniziato a pensare a Hitler’s Monsters, non ero completamente sicuro di quale potesse essere la mia prospettiva teorica o l’intervento storiografico. Dopotutto, come ho suggerito sopra, pochi storici avevano affrontato l’argomento. Coloro che l’avevano toccato in modo selettivo per comprendere le più ampie domande dell’ideologia nazista (ad esempio, Mosse, Stern), lo esaminarono come una piccola parte di più ampi studi sull’occultismo tedesco (Corinna Treitel, Heather Wolffram) o esplorarono l’argomento come una funzione di studi di casi approfonditi su movimenti specifici – ariosofia (Goodrick-Clarke), paganesimo völkisch (Uwe Puschner) o antroposofia (Peter Staudenmaier, Helmut Zander) – che erano impigliati nel nazismo. Ci sono voluti dai tre ai quattro anni di lettura in senso ampio nella letteratura primaria secondaria e pubblicata, e tre visite negli archivi federali tedeschi, cercando centinaia di file del partito e dello stato nazista, prima di iniziare a comprendere l’incredibile portata del progetto che avevo previsto per me stesso. A dire il vero, quando ho finito il mio Fulbright Research Grant a Friburgo nel 2012, sapevo di avere una grande storia da raccontare e sapevo che avrei inquadrato lo studio esaminando lo spazio culturale e intellettuale tra la scienza naturale empirica e la religione tradizionale – l’ampio gruppo di dottrine, pratiche e credenze che attribuisco a ciò che ho definito ‘”immaginario soprannaturale”. Ma ancora non sapevo esattamente come sarebbe stato fino a un anno o due prima che fosse terminato.

Se uno legge a caso alcuni passaggi del suo libro senza sapere che si riferiscono al Terzo Reich, potrebbe pensare che lei stia parlando dell’oggi: astrologia, parapsicologia, New Age, movimenti anti-vaccino. Viviamo qualcosa di simile a quel periodo? Nella conclusione lei menziona il ruolo del web nel diffondere false credenze: c’è il rischio di una nuova diffusione di una “ideologia soprannaturale” e irrazionale attraverso i social media?

Sì, come suggerisco, ogni società ha il suo “immaginario soprannaturale” che contiene una serie di credenze esoteriche, dottrine scientifiche di confine e assunzioni mitologico-religiose che non si adattano né al regno della scienza (sociale) naturale empirica né alla struttura della tradizione religione. Se questo tipo di fascino per il soprannaturale, questa ricerca di appagamento spirituale, credenza mitologica e appartenenza nazionale, è incanalato nella lettura di pulp fiction e fumetti, sia che fossero Lovecraft e Flash Gordon negli anni Trenta o Harry Potter e Star Wars oggi, se questa preoccupazione per il soprannaturale, rafforzata dai social media, è diretta al cosplay al Comicon locale o al gioco di Warcraft, è perfettamente innocuo e forse anche sano. Dopo tutto, tutti hanno bisogno di qualcosa in cui credere. Tutte le società hanno bisogno di una mitologia popolare. E per molte persone nel ventunesimo secolo, molto simile al periodo che va dal 1890 agli anni Quaranta, né la religione tradizionale né la scienza moderna sono sufficienti. Il pericolo arriva quando gli individui nelle moderne società industriali – società con l’influenza finanziaria e il potere politico-militare in grado di destabilizzare l’economia globale o annientare interi paesi in un batter d’occhio – ricominciano a ricorrere al pensiero soprannaturale, a teorie e frontiere di cospirazione esoteriche affermazioni scientifiche su medicina o ambiente, razza e spazio, politica e diplomazia. Come intellettuale ebreo-tedesco fuggito dal Terzo Reich, Theodor Adorno lo ha riconosciuto quando ha affermato che le persone coinvolte dalle scienze occulte si avvicinano a “fatti che differiscono da ciò che è solo per non essere fatti” per transitare in una “quarta dimensione”. “Con le loro risposte brusche e drastiche a tutte le domande, gli astrologi e gli spiritisti non risolvono tanto i problemi quanto, date le grossolane premesse, li rimuovono da ogni possibilità di soluzione”. Non è questo che spiega il successo della destra alternativa? Non sono molte le persone in Europa e negli Stati Uniti che si riversano in movimenti razzisti mossi dalla mitologia e dalla  fede che forniscono “risposte brusche e drastiche a ogni domanda” che “non risolvono tanto i problemi, ma piuttosto li rimuovono da precisi presupposti e quindi da tutte le possibilità di soluzione”. Certamente internet e i social media facilitano la proliferazione di questo tipo di pensiero ancor più facilmente dei mass media della Repubblica di Weimar e del Terzo Reich.

La parapsicologia di quel periodo, di cui parla nel suo libro, non sembra quella dei decenni successivi, presente e diffusa negli Stati Uniti, ad esempio con la cattedra accademica di Joseph Banks Rhine alla Duke University. Oppure quella finanziata dal lascito dello scrittore Arthur Koestler (Koestler Chair of Parapsychology, Università di Edimburgo). Oppure quella di Hans Bender (istituto parapsicologico di Friburgo), di cui lei parla come parapsicologo sostenuto dai nazisti. Cosa ne pensa al riguardo: la parapsicologia ha validità scientifica? Oppure è sempre la stessa spinta a volere dare una coloritura “scientifica” alla credenza nel soprannaturale?

Come ho sottolineato nel libro, la linea tra scienza mainstream e cosiddetta scienza di frontiera era inizialmente abbastanza porosa, specialmente quando il campo della parapsicologia (ricerca psichica) emerge per la prima volta nella seconda metà del XIX secolo. Persino William James e Carl Jung, ad esempio, erano aperti alla possibilità che gli esseri umani avessero una capacità ESP. Ma già negli anni Venti, molti parapsicologi “critici”, in Germania e altrove, iniziarono a vedere meno il loro compito come la possibilità di trovare prove di forze paranormali (che è il modo in cui caratterizzerei il lavoro di Hans Bender nel Terzo Reich) e più un tentativo di impiegare metodi empirici quantitativi, ampiamente accettati, per esaminare se tali forze esistessero e perché così tante persone sembrassero credere in esse. Alcuni cosiddetti parapsicologi critici, tuttavia, come J.B. Rhine e i suoi successori, ebbero difficoltà a consolidare la parapsicologia come campo scientifico accettato. Quindi la mia risposta breve sarebbe che, sì, si può condurre una ricerca sui fenomeni paranormali (psichici) senza essere un occultista praticante. Ma la documentazione storica suggerisce che coloro che erano preoccupati da tali fenomeni spesso operavano in base alla fede (soprannaturale), alla presunzione a priori che esistano forze paranormali.

Nel suo libro parla anche della “Campana”, l’arma segreta del nazismo. Per alcuni “la Campana” è molto simile, se non identica, alla prima rappresentazione dei “dischi volanti” dei decenni successivi. E alcuni parlano ancora oggi di UFO nazisti: come è nata questa leggenda? Ha trovato documenti a riguardo?

Questa è una delle aree del libro in cui ho sentito l’obbligo di indagare su una leggenda ampiamente propagata per la quale ho trovato solo prove circostanziali. Ad esempio, ho trovato fonti archivistiche che corroborano il fatto che uno degli scienziati di confine associati alla “Campana”, l’inventore austriaco Viktor Schauberger, incontrò Hitler, era alle dipendenze delle SS e credeva che si potesse sfruttare le energie invisibili da natura, possibilmente compresa l’energia anti-gravità (“punto zero”). Ho trovato esempi negli archivi e ho pubblicato fonti accademiche che suggeriscono che Himmler e alcuni dei suoi colleghi, tra cui il pioniere tedesco Hermann Oberth, (mentore di Wernher von Braun), credevano che si potesse impiegare tali tecnologie per produrre armi miracolose, inclusi i missili che sono apparsi agli osservatori incauti come “dischi volanti” (lo stesso Oberth avrebbe pubblicato un articolo postbellico sostenendo che credeva nei dischi volanti extraterrestri). D’altra parte, non ho trovato in nessun archivio o prove primarie pubblicate che corroborassero le affermazioni di scrittori popolari come Joseph Farrell e Nick Cook. Così, mentre affronto queste leggende e fornisco alcune prove circostanziali che potrebbero spiegarle, non ho trovato fonti attendibili che attestano l’esistenza di “campane”, “dischi volanti”, “foo fighters” o simili.

Nell’introduzione al suo libro lei menziona Capitan America e Indiana Jones. Perché la cultura pop si nutre di questi temi? Perché pensa che subiamo ancora il fascino dell’occulto nel nazismo, così da dedicargli film, romanzi, racconti, fumetti, videogiochi?

Come accennato sopra, penso che la condizione moderna, seguendo Max Weber, abbia prodotto un diffuso “disincanto del mondo” – almeno in termini di religione tradizionale. E come suggerito da altri due intellettuali del secolo scorso, Carl Gustav Jung e Matthew Arnold, il nostro moderno ricorso al soprannaturale nella cultura popolare – e senza dubbio l’occultismo, la scienza di frontiera, la New Age, l’horror e il cinema pulp, la fantascienza, il fantasy, e così via – è in qualche modo un tentativo di sostituire quella perdita di incantesimo cristiano. Quanto dico ora è solo una speculazione, ma una ragione per cui molti tra i fan più anziani di Star Wars hanno trovato l’episodio VIII così insoddisfacente, potrebbe avere a che fare con il tentativo di Rian Johnson di rovesciare le regole e la mitologia della narrativa epica. Per le persone della mia generazione, nati negli anni Sessanta e Settanta, la mitologia di Star Wars – inclusa la rara abilità di maneggiare “la forza” e l’importanza mistica della linea di sangue di Skywalker – era essenziale. Minando la mitologia, l’episodio VIII ha minato il sistema di credenze, la mitologia popolare,  che molti della “Generazione X”  hanno abbracciato come una specie di religione surrogata. Una spiegazione più sinistra ma correlata alla disillusione popolare rispetto all’episodio VIII, ovviamente, è il modo in cui Johnson privilegia le donne e i personaggi non bianchi – non solo i personaggi senza relazione con gli Skywalker – come centrali nella “nuova” mitologia). Non credo che milioni di persone che sono state disilluse dall’episodio VIII inizieranno improvvisamente a inondare i ranghi dell’alt-destra o a votare per Le Pen e Trump. Ma penso che la cultura popolare, specialmente nella misura in cui partecipa a ciò che io chiamo l’immaginario soprannaturale, svolge un ruolo più importante di quello che vorremmo ammettere nel riempire il vuoto lasciato dal declino della religione tradizionale e dall’egemonia della scienza ufficiale. E quando la cultura popolare si dimostra inadeguata, la gente inevitabilmente cercherà altrove delle risposte, alcune innocue e alcune più pericolose per una società civile sana e una democrazia liberale funzionante.

Alcune storie diffuse ancora oggi sono il risultato di racconti fantascientifici (per esempio la questione della “misteriosa energia Vril”) che nel corso del tempo sono state combinate con teorie cospirative, così di moda oggi. Finendo con l’alimentare sempre più quello che lei definisce “immaginario soprannaturale”. Pensa che ciò sia accaduto anche per la mancanza di conoscenza delle fonti originali al riguardo e che i testi come il suo faranno piazza pulita di questa accozzaglia di storie?

Proprio a causa di quanto sono potenti i “fatti alternativi”, di quale rilievo abbiano assunto negli ultimi anni le argomentazioni basate sulla fede e sul pensiero soprannaturale, non penso che una singola monografia accademica possa da sola cambiare la situazione. Ma penso che il mio libro possa ispirare altri studiosi, compresi quelli che non sono d’accordo con le mie particolari argomentazioni o analisi, a riprendere alcuni dei temi e delle domande che approfondisco solo brevemente. Con il tempo, si spera, avremo una riserva molto più ampia di borse di studio a cui attingere quando si cerca di contrastare argomenti popolari e criptostorici che possono favorire la “destra alternativa” – tanto quanto la quantità abbondante di documentazione sull’Olocausto ha reso molto più difficile per i negatori dell’Olocausto e gli antisemiti ottenere un’udienza pubblica.

Il filosofo e padre della psicologia William James che lei cita, era fortemente interessato alla ricerca psichica. James scrisse un libro intitolato “La volontà di credere”. In pratica, lei sostiene che la “volontà di credere” nell’irrazionale ha di fatto creato le basi per credere in Hitler e nel nazismo?

Non direi che una “volontà di credere” nell’irrazionale produca invariabilmente il fascismo. Dopotutto, lo stesso principio potrebbe applicarsi alla maggior parte delle religioni del mondo e molti che abbracciano tali dottrine finirono in comuni in California. In effetti, gran parte dell’Europa e del Nord America videro un rinascimento nelle dottrine occulte e della New Age alla fine del XIX secolo. Non sostengo che la Germania e l’Austria fossero uniche al riguardo, ma che la particolare epistemologia dell’occultismo fin-de-siecle, il neopaganesimo e la scienza di confine nell’Europa centrale, combinati con il (frequentemente) contenuto völkisch e imperialista di tali dottrine e l’ambiente sociopolitico dominato dalla crisi, facilitarono il tipo di pensiero che generò il nazismo e attirò i tedeschi ordinari verso Hitler. Basandomi sulla mia lettura, in apparenza superficiale, del lavoro comparativo, non si vede lo stesso livello di razzismo, antisemitismo o imperialismo – in breve, teorie della razza e dello spazio – nei circoli occulti francesi, britannici o nordamericani . Né vi sono connessioni tra tali movimenti e i principali partiti politici. Tanto meno il partito più grande e di maggior successo degli anni Trenta, in Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti. Se i Tories di Churchill, i socialisti di Leon Blum o i democratici di Roosevelt avevano i loro pensatori “soprannaturali”, non erano altrettanto influenti o immersi in idee come Himmler, Hess, Darré, Ley, Ohlendorf e la compagnia. Sicuramente, persino Hitler, Goering e Goebbels fecero ripetutamente uso di tali idee e in alcuni casi sembrarono abbracciarle.

Nello stesso periodo in Italia, durante il fascismo, come del resto in tutto l’Occidente, c’era un forte interesse per lo spiritismo e la medianità. Ha trovato qualcosa nei documenti riguardanti l’Italia sotto questo aspetto? Cosa pensa della diffusione dello spiritismo in Occidente, dalle sorelle Fox negli Stati Uniti in poi?

Il mistico fascista Julius Evola era italiano. Ma penso che lei si stia riferendo al fatto che un personaggio come Evola abbia deciso di andare in Germania per lavorare con i ricercatori delle SS anziché con i fascisti italiani. Come già detto, un rinascimento di interesse per lo spiritismo e l’occulto si è verificato in Europa e nel Nord America. Ma le sorelle Fox erano prominenti propagandiste arruolate da Roosevelt, come lo furono Ewers o Hanussen? Sono stati invitati a gestire il proprio istituto nazionale di parapsicologia come Hans Bender? Erano leader democratici o repubblicani – il presidente, il suo gabinetto e il capo dell’FBI – a prendere decisioni basate sulla “teoria del ghiaccio cosmico”, sulle teorie razziali occulte o incoraggiando la marina o i servizi segreti ad impiegare l’astrologia e la radiestesia col pendolo? Il diavolo è nei dettagli.

Sulla questione extraterrestre: quanto i nazisti credevano che la Terra fosse visitata dagli alieni? Ci sono documenti su questo?

Come ho suggerito in precedenza, Hermann Oberth, il pioniere del razzo filonazista credeva negli extraterrestri. Ancora più importante, molte delle teorie scientifiche occulte e di confine propagate da Hitler, Himmler e Hess, tra cui la teoria del ghiaccio cosmico e l’ariosofia hanno sostenuto che la razza superiore di Atlantide/Iperborea potrebbe essere il risultato del DNA extraterrestre (“sperma divino”). Questa idea appare in tutto il libro e ha certamente trovato la sua strada nelle moderne teorie scientifiche occulte e di confine, da Erich von Daniken a L. Ron Hubbard.

Nella sua trattazione lei insiste nell’enfatizzare la categoria psicologica di “immaginario soprannaturale”. Perché lo preferisce a “credenza” o “fede”?

Mi ci sono voluti alcuni anni per elaborare questo concetto, basato sull’immaginario sociale di Charles Taylor. Avevo bisogno di un concetto espansivo e abbastanza malleabile da includere idee non specifiche o coerenti come “ideologia” o “teoria”, ma ancora meno astratte e onnicomprensive del termine “cultura”. Come ho spiegato nel libro: per Taylor, l’immaginario sociale “è come le persone immaginano la loro esistenza sociale, come si integrano con gli altri e con le più profonde idee normative che influenzano queste aspettative”. Mentre l’ideologia politica, sostiene Taylor, “è spesso l’acquisizione di una piccola minoranza”.  L’immaginario sociale, sempre secondo Taylor, ” è condivisa da un’intera società o da un grande gruppo; la teoria è espressa in termini teorici mentre l’immaginario è descritto da immagini e leggende; l’immaginario è la comprensione comune che crea possibili azioni comuni e un senso di legittimità condiviso da tutti “. L’immaginario sociale, secondo Taylor,” non può mai essere adeguatamente espresso nella forma di dottrine esplicite a causa della sua natura illimitata e indefinita. Questa è un’altra ragione per parlare di un immaginario e non di una teoria “.

Nella sua risposta ha menzionato l’italiano Julius Evola, e infatti, anche durante il fascismo, le scienze occulte hanno avuto un rilievo ideologico (come del resto il simbolismo che richiamava alla Roma dell’antichità). Pensa di scrivere un altro saggio su “fascismo e soprannaturale”?

Penso che il fascismo condivida alcuni elementi culturali e ideologici che vediamo prevalenti nel nazismo e in tutti i costituenti che sostengono il nazismo, come hanno suggerito molti altri studiosi – tra cui la mitologia, l’occulto, il neopaganesimo, e così via. Ma penso anche questi elementi si manifestino in modo diverso attraverso i fascismi. Quindi è sicuramente un argomento che vale la pena esaminare, ma che potrebbe non prestarsi bene a teorie teoriche o analisi comparative, ma richiederebbe in realtà una notevole fluidità nelle lingue, nelle storie nazionali e negli archivi e nelle biblioteche necessarie che ho impiegato nella ricerca empirica per “I mostri di Hitler”.

Cosa ne pensa di personaggi come Aleister Crowley che ha vissuto anche in Italia, in Sicilia, ma è stato poi rimpatriato dal fascismo? Oppure dello storico delle religioni romeno Mircea Eliade che simpatizzava con il fascismo della “Guardia di ferro” e in seguito insegnò all’Università di Chicago?

Come già detto, vedo decisamente paralleli culturali e intellettuali transnazionali in termini di relazione tra il fascismo interbellico e il pensiero soprannaturale, in particolare quando si parla di occultismo, scienza di confine e religioni alternative (neopagane), in opposizione al cattolicesimo o al protestantesimo tradizionale. D’altra parte, seguendo Corinna Treitel, Marco Pasi e altri, dobbiamo stare attenti a includere tutti coloro che hanno abbracciato tali idee in un unico “fascismo” fascista. Eliade aveva sicuramente delle inclinazioni fasciste, ma Crowley, nonostante tutte le sue pretese sataniste e il suo supposto sostegno alla Germania nella prima guerra mondiale, sembra essere stato un buon patriota (liberale) britannico che lavorava per il governo britannico come doppio agente.

Lo storico e politologo italiano Giorgio Galli ha pubblicato nel 1969 e ripubblicato nel 2017 un libro intitolato “Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario”. Giorgio Galli sostiene che “l’avvento di Hitler alla Cancelleria del Reich era stato un approdo atteso da circoli esoterici dell’intera Europa”. Lei è d’accordo?

Come noto nel libro, molti occultisti in Germania e in Austria certamente credevano che il nazismo sarebbe stato amichevole con il loro punto di vista. Viceversa, i critici liberali e i debuttanti filonazisti hanno trovato frustrante l’approccio saltuario del Terzo Reich nel controllare l’occultismo. Ma come suggerisco nel quarto capitolo, molti nazisti erano ostili all’occultismo, almeno all’occultismo popolare e non scientifico. E molti altri erano troppo imbarazzati dalle sue connotazioni o frustrati dal suo settarismo per abbracciare apertamente tali dottrine, anche se condividevano le epistemologie in privato. Preferendo affermare che stavano effettivamente praticando l’occultismo scientifico o una scienza ancora migliore (di confine) [Grenzwissenschaft], come opposta a ariosofia non ricostruita, antroposofia, astrologia, o radiestesia del pendolo. Ma naturalmente, per molti aspetti, vi aderivano. In breve, non sarei del tutto in disaccordo con questa affermazione, anche se aggiungerei che suona piuttosto iperbolica e presuppone una coerenza politica e ideologica con il movimento occulto, in Germania e altrove, che non è mai esistito.

Come giudica un personaggio come Wernher von Braun che, in effetti, è diventato un eroe della conquista della Luna proprio in negli stessi Stati Uniti che hanno combattuto i nazisti?

Penso di  vederlo come un pragmatico e un opportunista, che era certamente filonazista, ma probabilmente meno suscettibile e tollerante riguardo molti aspetti del pensiero soprannaturale (e del radicale razzismo nazista) di molti suoi superiori.

Ci sono cose che non ha ancora pubblicato su questo argomento, che necessitano di ulteriori ricerche o che non ha “voluto” divulgare?

Come ho detto anche in questa intervista, penso che nel libro ci siano una miriade di temi che richiedono più ricerche empiriche, dall’interesse nazista al Santo Graal, al “Luciferianesimo” e alle visioni di Atlantide, alla storia della Società Thule e alle sue connessioni con il primo partito nazista. O l’ossessione delle SS per la stregoneria e i processi alle streghe, il loro legame con una religione germanica presuntuosamente neopagana da una parte e i piani ebraici di sterminare i tedeschi dall’altra. O il rapporto tra il capo della SA Ernst Roehm l’astrologo filo-nazista Karl Heimsoth, che sosteneva apertamente che quelli con legami omoerotici e omosociali sarebbero stati nazisti migliori. O la preoccupazione nazista per la “teoria del ghiaccio cosmico”, su cui è stato scritto uno singolo libro accademico (da Christina Wessely’s), per quanto ne so, anche che dedica solo un paio di capitoli ai nazisti. So di una sola dissertazione che tratta della fascinazione nazista per il Tibet da una prospettiva archivistica. Cosa si sa della ricerca di armi miracolose e del ruolo di Viktor Schauberger nella pianificazione nazista? Esisteva una “Campana” ? Qual è la base per questa e altre leggende, come i “foo fighters”? Ci sono solo dozzine di argomenti che discuto, basati su una combinazione di opere primarie e secondarie pubblicate e prove di archivio, che richiedono una ricerca molto più ampia.

Come si è svolta la sua ricerca in Germania, in quali archivi e istituti?

Come ho spiegato nell’introduzione, ho fatto affidamento, per quanto possibile, su centinaia di documenti nazisti e personali, documenti governativi, manoscritti, giornali e conti primari pubblicati direttamente dagli archivi federali tedeschi situati a Berlino (BAB ), Koblenz (BAK) e Friburgo (BAM). Ho anche raccolto quasi tutti i documenti, documenti personali e le fonti primarie pubblicate presso l’Institute for Contemporary History di Monaco (IfZG), l’Institute for Border Science (IGPP) a Friburgo e all’archivio del folclore della Germania dell’Est di Friburgo, infine ho consultato centinaia di libri e articoli primari e secondari pubblicati nelle principali biblioteche di ricerca in Germania e negli Stati Uniti .

In che modo i suoi colleghi storici hanno giudicato la pubblicazione di “I mostri di Hitler”? A proposito: perché i “mostri”?

Fin qui tutto bene, con un paio di eccezioni, per lo più legate a ciò che percepiscono come contenuto marginale o sensazionale. Ma una volta letto il libro, ho trovato la maggior parte dei colleghi affascinati dal contenuto e dagli argomenti. I “mostri” nel titolo si riferiscono ovviamente ai letterali mostri nazisti che hanno commesso tanti dei crimini più eclatanti del ventesimo secolo, ma anche i mostri figurativi che hanno invocato, attingendo all’immaginario soprannaturale, per giustificare le loro idee e politiche . Che rappresentassero gli ebrei come vampiri quasi onnipotenti, le masse come zombi o se stessi come licantropi vendicativi, o le donne come streghe ario-germaniche che preservavano la cultura e la religione pagane. Sia  che paragonassero slavi e bolscevichi a pericolose creature subumane o gli ariani a paladini sovrumani che potevano svolgereKURLANDER_cover.jpg compiti terribili in nome della loro nobile razza, mostri e mostruosità popolavano l’immaginario soprannaturale nazista.

La sua famiglia ha origini ebraiche? Se è così, è uno dei motivi che l’ha portata ad affrontare questi argomenti?

Ho una certa eredità ebraica, eredità che attira chiaramente molte persone verso la  storia tedesca. Ma non sono proprio certo che ciò abbia influenzato il mio approccio più o meno quanto quello di essere un americano, un liberaldemocratico spaventato dalla destra-alternativa, o piuttosto uno che da bambino era affascinato dai fumetti e dai film dell’orrore. Dopo tutto, alcune delle storiografie più critiche, compresa quella che enfatizza le forze culturali e ideologiche del nazismo, sono state scritte da studiosi protestanti e cattolici tedeschi, britannici e nordamericani.

Aggiornamenti: Oggi (20.02.18) sulle pagine culturali de “La Stampa” (e online) l’articolo-recensione, critico, a firma del giornalista Claudio Gallo. Ed ecco quanto mi scrive Kurlander a commento dell’articolo di Gallo: “La recensione è certamente critica ma non sprezzante. L’autore riconosce di non essere d’accordo con l’argomento, quindi sostiene la sua tesi, non citando nessuna delle conclusioni o la maggior parte delle prove dei nove capitoli distinti, ma prendendo atto di alcune fonti che trova controverse – tra le molte centinaia di fonti archivistiche e di monografie accademiche. Una strategia piuttosto tipica nelle revisioni critiche”.

Info: 

I mostri di Hitler – Eric Kurlander | Libri Mondadori

Eric Kurlander – Stetson University

 

 

Complotti, cospirazioni e altri misteri. Ovvero: come diventare complottologi in poche lezioni


Mi hanno sempre affascinato le teorie del complotto. Mi sono ritrovato a leggere, se non per intero, buona parte dei volumoni che i complottisti (coloro che scorgono complotti in ogni dove), soprattutto di matrice americana, amano scrivere a piene mani. Mentre leggo, mi ritrovo a fantasticare come se leggessi un buon romanzo, giallo, thriller o di fantascienza. Ad un certo punto mi sono chiesto: perché leggo sta’ roba? Cos’è che mi intriga in tutto ciò? Alcune di queste cose sono palesamente assurde, deliranti, anche se frammischiate a fatti realmente avvenuti (per dire, la “cosa” caduta a Roswell, piuttosto che la misteriosa scomparsa di certe persone).

Pensandoci un po’, ne ho concluso che è lo stile narrativo delle teorie del complotto a sedurre la mente di chi se ne appassiona. Il limite sta nel non far diventare il complottismo un sistema di credenze. Una fede spuria dei nostri tempi incasinati. Quando la maggioranza della gente non sa dare spiegazione o trovare soluzione di un fatto avvenuto, il complottista può affermare convito il suo primo e principale comandamento: «Io so cosa e come è avvenuto!». Questo è anche uno dei motivi per cui leader di sette, guru e santoni di moderne fedi apocalittiche o paratecnologiche, infarciscono i propri sermoni e testi di teorie complottiste. Come dire: diventa mio seguace, e ti metterò a parte di segreti che i più non conoscono, né lontanamente sospettano. Non solo: ti metterò in condizione di non essere succube dei complotti che i governi e i poteri occulti stanno ordendo contro le masse. Quindi: conoscendo i complotti in atto e come fronteggiarli, farai parte di una élite di sapienti, resistenti alla manipolazione e al controllo mentale.

Peccato che il seguace sfugge dalla padella del presunto controllo mentale delle masse, per finire nella sicura brace del complottista-guru. I complottisti hanno scoperto il rimescolamento e la contaminazione di generi narrativi prima dei filmmaker e romanzieri di professione – Dan Brown in testa. In una buona teoria del complotto (che io definisco “teoria bulimica del complotto”, nel senso che si può sempre rimpinzarla, aggiungere qualcosa di nuovo per rivivificarla e attualizzarla) ci possono stare: gli UFO, ovviamente gli alieni “grigi” (quelli che rapiscono e fanno esperimenti sulle persone), l’Area 51, un governo a caso ma meglio se USA, servizi segreti, persone scomparse in circostanze misteriose, attentati, massoneria, tecnologie avvenieristiche, un pizzico di Nikola Tesla pensiero, il progetto Haarp per il cambiamento del clima e il controllo della mente, capitali di dubbia provenienza, centri occulti di potere politico-economico-militare, quanto basta di religione e simbolismi arcani di vario genere e tipo.  Shakerate il tutto e servite caldo: il complotto bulimico è pronto da consumare. E ricordiamoci che c’è pure chi ha fatto e fa fortuna col complottismo. Un tantino meno se si diventa complottologo. In periodi di crisi e tempi grami, potrebbero comunque diventare entrambe professioni ambite.

Qualche regola per chi voglia diventare complottista o complottologo di professione. Una teoria del complotto deve rimanere tale in eterno. Quando un fatto entra nel groviglio delle interpretazioni complottistiche, smette di essere tale e si trasforma in fattoide. Diventando specchio riflettente di emozioni, ideologie, pregiudizi e contrasti che sussistono nelle moderne comunità umane. E la probabilità che tale fatto, o fatti, qualsiasi essi siano, vengano interpretati e spiegati in modo esaustivo per tutti, si riduce a zero. Da qui l’eterna vita a cui sono destinati gli eventi caduti nel groviglio delle teorie complottistiche. Siccome poi l’arte di far politica può comprendere, secondo alcuni, l’abilità nel mentire, distorcere e dissimulare, certi politici ricorrono alla teoria del complotto, o della macchinazione, ogni volta che si trovino nella necessità immediata di imbrogliare le carte. Se la teoria del complotto funziona nell’ avvolgere in una fitta cortina fumogena i fatti reali, l’opinione pubblica ne ricaverà una sensazione di confusione, distacco e, alla lunga, rigetto. La mente non ama le questioni troppo complesse, aggrovigliate, non chiare e intraducibili in spiegazioni causa-effetto: alla fine se ne allontanta, le rifiuta, le rimuove. Come se non fossero mai avvenute. Uno degli obbiettivi delle teorie del complotto è proprio quella di nascondere e allontanare l’opinione pubblica dalla realtà oggettiva, dai fatti reali, dalla comprensione di quanto è realmente accaduto – diffondendo magari testimonianze e documenti fasulli, per intorbidire ancor di più le acque.

Me ne sono occupato nel servizio “Complotti” pubblicato da Mente&Cervello a marzo 2010. Oltre alle mie personali considerazioni ho sentito studiosi della mente interessati al tema. Per quanti fossero interessati allo studio del complottismo dal punto di vista storico o psico-sociale, segnalo inoltre il  Centre for Conspirancy Culture dell’Università di Winchester. Un dvd interessante, un po’ difficile da reperire, è Processo ai complotti. Indagini accattivanti e ricostruzioni scientifiche per scoprire misteri mai risolti! (Dolmen Home Video, 2005). Prodotto da Discovery Channel contiene cinque brevi documentari, su altrettanti casi, in cui vengono passati al vaglio un gruppo di teorie complottistiche. Gi esempi illustrati in questi video mostrano che messe alle strette di indagini storico-scientifiche, gran parte delle teorie complottistiche sono destinate a crollare. Il fatto è che, nella maggior parte dei casi (vedi crollo delle Torri Gemelle), ben pochi hanno voglia di mettersi a raccogliere documetazioni, testimonianze, analisi e contronalisi, per demolire una teoria del complotto. Inoltre, più tempo passa, più la teoria del complotto si fa bulimica, aggrovogliando sempre più le carte, e meno si trova gente disposta ad investire altrettanto tempo e denaro per sconfessarla. In pratica, più una teoria del complotto è variegata, ramificata, aggrovigliata, più ha successo ed è destinata a durare.

Tornando alle letture, una veramente divertente (oltreché documentata e splendidamente disegnata) è il volume a fumetti Il grande libro delle cospirazioni (Magic Press, 2001). Sulla stessa linea (affontare il complottismo con un po’ di sana ironia), consiglio di seguire le uscite di Paranoia, la rivista del lettore cospirazionista. Sempre in tema di complotti a fumetti, si annuncia la serie ideata da Giuseppe Di Bernardo, edita da Star Comics, che dovrebbe uscire a partire da marzo 2011 (intitolata “The Secret” e sottotitolata, giustamente, “La verità è dentro di te”, la massima del complottista, praticamente). Il complottismo è diventato cultura pop. Anzi, dovremmo considerare che il complottismo è solo pop: la storia di chi non scrive la storia. E se ne deve inventare una, se non credibile, almeno affascinante. Il proliferare inarrestabile e virale delle teorie complottiste, grazie soprattutto alla velocità di scambio e diffusione offerti dalla rete, non ha mancato di coinvolgere persino il sito del governo USA (oggi, gennaio 2015, mentre aggiorno questo post, il sito governativo USA dedicato al complottismo è svanito dalla rete, divenendo così, manco a dirlo, ulteriore pappa per complottisti) che aveva realizzato una sezione interamente dedicata alla disinformazione, nonché ad educare la gente nel non credere a quelli che vengono definiti miti e leggende metropolitane del nostro tempo. Per comodità di consultazione, le teorie complottiste erano suddivise graficamente per macrocategorie: 11 settembre, militari, relative alla sanità, all’economia e così via. Non mancava neppure un questionario di gradimento e suggerimenti, che si materializzava non appena giungete al sito governativo per la prima volta. Tanto per alimentare qualche ulteriore teoria del complotto, riguardo il sito governativo dei complotti. Infatti, smontare il pensiero complottista con argomenti razionali è impresa vana: è certo che pure questi ultimi saranno inglobati nelle teorie cospirazioniste.

Riguardo la diffusione e il successo in rete delle teorie complottiste e cospirazioniste, lo psichiatra e studioso di psicologia dell’inganno Matteo Rampin (di cui sta per uscire un suo nuovo, corposo volume sulla “fraudologia“, ovvero sulla psicologia della truffa) mi spiega: «La Rete potenzia tutto questo, perché incoraggia alla superficialità di analisi, inibisce la critica (anche a causa del soverchiante numero di informazioni), raccoglie e convoglia dati in modo indiscriminato, propaga notizie innescando una ripetizione che è in se stessa persuasiva (una cosa ripetuta molte volte diventa “vera”), sfruttando il meccanismo dell’ipse dixit (una cosa è vera se la dice la televisione, o se la dice il Web), ed è un terreno fertile per tutte le tecniche di distorsione della verità messe a disposizione dal linguaggio».