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Una medicina biologica personalizzata


Provate a entrare sul sito Biomodulation e cercate di immaginare una medicina basata su iniezioni di neuropeptidi (sostanze analoghe alle endorfine) che agendo sull’ ipotalamo correggono le cattive informazioni che il nostro organismo ha ricevuto per emozioni negative… Sembra l’ultimo   capitolo del mio libro Il cervello anarchico in cui racconto del network fra sistema immunitario, sistema neuro endocrino e sistema nervoso centrale. Spiego come alcuni casi clinici riletti alla luce delle emozioni o dello stress subito dal soggetto vadano interpretati in modo  diverso e, come in sostanza, la medicina allopatica attenda solo il danno già avvenuto  per poi affrontarlo con aggressività agendo contro la logica del nostro organismo.

Prendiamo l’ esempio della artrite reumatoide , malatta autoimmune, trattata a botte di cortisone ed immunosoppressori,  la filosofia di questa nuova medicina  è  quella di agire con i neuropetidi, costruiti ad hoc, sull’ipotalamo,  per modificare le informazioni negative che hanno portato il sistema immunitario a disconoscere il tessuto articolare.

Sarà vero tutto ciò ? Ve lodirò al mio ritorno da Praga dove parteciperò ad un workshop su queste tematiche  di cui il guru è il dr. John de Sepibus Smith, professore emerito dell’Università di Oxford. Ne fattempo ho inserito in questo percorso terapeutico 4 pazienti di cui 3 con tumore pleuropolmonare ed uno ,  appunto , con artrite reumatoide. Vi racconterò su questo blog passo per passo l’andamento delle cure ed i risultati  ottenuti. Nell’attesa vi raccomando fate prevenzione camminando almeno 30 mnuti al giorno ed alimentandovi con frutta, verdura, legumi, cereali, pesce e poca carne. Non dimenticate però un buon bicchiere di vino rosso ricco di resveratrolo.

Kick-Ass, o del cinema violento


 

Ho visto in anteprima nazionale, all’Odeon di Milano, il controverso Kick-Ass di Matthew Vaughn, brevemente introdotto da Piera Detassis (“a noi è piaciuto molto”), direttore del mensile di cinema Ciak che, assieme alla Eagle Pictures, aveva organizzato l’evento.

Controverso per la violenza spettacolare, acrobatica, grandguignolesca, tarantinesca, che percorre tutto il film e soprattutto per il fatto che per la prima volta una bambina di undici anni è addestrata dal padre (un Nicolas Cage in parte) a resistere alle pallottole spiaccicate sul giubbotto antiproiettile (citazione da Gomorra) e a fare stragi. Con ogni tipo di armi. Alla bambina-ragazzina il babbo vendicativo (non diremo perché per non togliere la sorpresa della storia) non regala Barbie, ma coltelli filippini e pistole di vario calibro.

E lei, Hit Girl (la soprendente e vera protagonista del film, Chloë Moretz, volto e mento irregolari, smorfie  e faccia gommosa, mobilissima alla Jim Carrey), già con una ricca filmografia alle spalle, nonostante la giovanissima età. E’ pur vero che già da tempo Chloë, nelle occasioni pubbliche, viene presentata al mondo agghindata e seduttiva come una ragazza o donna fatta, fornendo non pochi elementi di perplessità morale, ampiamente giustificati in questo caso.

Psicologi, educatori, neuroeticisti, se lo vedranno, andranno a nozze con questo film irriverente, che si fa un baffo (quello che si incolla sulla faccia Nicolas Cage) del “politicamente corretto”. La bambina-ragazzina seduttiva, addestrata alla vendetta e alla violenza, anche se per giusta causa. Una sorta di David in gonnella che sconfigge il Golia del male contemporaneo, incarnato da brutti e rozzi ceffi, anche in giacca e cravatta, di ogni risma, dediti al delitto e al crimine efferato. Il sentimento liberatorio, catartico, che non si può fare a meno di provare, nel parteggiare per i ragazzi che sconfiggono i cattivi, il male, la crudeltà, che infestano le nostre vite e le nostre città, assieme alle paure e alle angosce che percorrono le nostre membra.

 Ragazzi, più un adulto (un simil-batman, Big Daddy-Nicolas Cage), malamente mascherati da supereroi dei fumetti, ma che tali non sono, e dunque subiscono aggressioni e traumi devastanti come qualsiasi mortale. Perciò ci identifichiamo e parteggiamo per loro, dall’inizio alla fine. E tutti quelli che, la maggior parte di noi, guardano dalla finestra, o addirittura filmano col cellulare la violenza, senza muovere un dito per prestare aiuto al malcapitato di turno. All’esortazione “chiama una pattuglia della polizia”, un gruppo di ragazzi preferisce attivare la videocamera del palmare per riprendere l’aggressione e postarla sul social network, piuttosto che usarlo per chiamare le forze dell’ordine. C’è gran parte della nostra vita attuale, e virtuale, in questo film. Il rapporto che abbiamo con gli altri, ad esempio, mediato e filtrato, da questo mezzo: il web.

 E’ un bel film, pieno di sorprese, citazioni intelligenti da altri film, ci si diverte ed emoziona molto, colonna sonora energetica e trascinante, e non c’è un attimo di noia dall’inizio alla fine. Una storia con elementi risaputi (lotta tra bene e male, una mafia newyorkese potente e ridicola, poliziotti buoni e poliziotti corrotti, cattivi veramente crudeli e truci), ma costruita alla perfezione, con qualche lievissimo e perdonabile cedimento. Ulteriore dimostrazione che, con gli stessi elementi narrativi, si possono costruire infinite storie. Dipende da chi combina gli elementi e dalla genialità nel trarne qualcosa di completamente rinnovato. Fotografia entusiasmante, personaggi con facce e tipologia antropologica scelti con minuzia scientifica. Farà discutere anche da noi, come è avvenuto Oltreoceano e come sta accadendo da tempo in Rete. E avrà molti fan tra i giovani, anche da noi. E nel fatidico 2012, uscirà pure il seguito.

E se alla fine vi chiedete perché il cervello è attratto da simili cose, riflettete un attimo sull’ultima volta che vi siete fermati a curiosare gli effetti di un incidente stradale, o quando quei due si sono azzuffati e insultati in luogo pubblico, con un capannello di gente intorno. O magari sul successo televisivo e voyeuristico del parlare fino all’ossessione di crimini irrisolti.

Hereafter. Sulla morte e il dopo


Viviamo nell’era del corpo. Cosa non si farebbe per il corpo. Per mantenerlo sano. Efficiente. Tonico. Scattante. Eternamente bello e giovane. Se è il caso, ricorrendo pure a qualche sortilegio. Del tipo di quello immaginato da Oscar Wilde nel suo profetico Ritratto di Dorian Gray. Ma prima o poi lo dobbiamo lasciare. Anche se rimuoviamo costantemente il pensiero della morte. Anche se ci confrontiamo con la tetra regina del mondo solo in occasione della perdita di qualcuno che ci è caro. Così è, almeno il Occidente. Tutti votati alla materia, al profitto e alla competizione.

Andate a vedere Hereafter. E’ un film straordinario. Meglio di un trattato sulla psicologia della perdita, del distacco e del lutto (ma due riferimenti bibliografici vanno comunque suggeriti: Attaccamento e perdita dello psichiatra e psicoanalista inglese John Bowlby e L’esperienza del distacco della psicologa junghiana Verena Kast). La sceneggiatura – avvincente, incalzante, mai pedante nonostante la tematica, a tratti persino lieve e divertente – è di Peter Morgan (autore tra l’altro di una serie di storie per altrettanti film di notevole presa: L’ultimo Re di Scozia, Frost/Nixon, Il maledetto United, I due presidenti e, per la tv, Longford).

Il film affronta le controversie riguardo la perdita, il lutto e il dopo vita, passando in rassegna i dubbi di ognuno, i soggetti, più fasulli che autentici, che si dicono in grado di creare un contatto, dietro compenso, con le entità dei trapassati. E, ancora, le visioni di coloro che si dicono “andati e tornati” nell’altra dimesione. Testimonianze che iniziarono ad essere divulgate, al di fuori dell’ambiente scientifico, verso la fine degli anni Settanta, in particolare con il libro La vita oltre la vita del medico e filosofo statunitense Raymond Moody (13 milioni di copie in tutto il mondo, segno di una esigenza psicologica di risposte non solo religiose alla questione del dopo vita).

Nel capolavoro di Clint Eastwood, vengono tra l’altro accennati riferimenti a personaggi come la psichiatra e psicotanatologa Elisabeth Kübler Ross (un volume su tutti La morte e il morire, in cui traccia e descrive, per la prima volta, le cinque fasi psicologiche attraverso cui transita il malato terminale). Elisabeth Kübler Ross nella seconda parte della sua vita professionale e di ricerca si è professata decisamente pro “aldilà”, supportando le sue convinzioni con gli studi sulle esperienze “pre-mortali” o in “prossimità della morte” (NDE, near-death experiences).

Cosa accade dunque alla nostra mente, alla nostra coscienza dopo la morte del cervello? “Si spegne tutto, come spegnere la luce, e fine. Il buio totale, il vuoto totale”, dice un personaggio del film. Oppure?

Perché abbiamo un tale terrore della morte? Nostra, e dei nostri cari? Quell’angoscia di morte che poi è alla base di molti disturbi mentali, gli attacchi di panico in primo luogo. Clint Eastwood ce ne mostra il lato straziante. La morte improvvisa, incidentale, inaspettata. E il trauma che ne segue. Il vuoto che rimane. Ce ne mostra lo sgomento e le lacrime silenziose. Quel sordo dolore che prende il petto e lacera la mente e le carni. Ci mostra la ricerca che alcuni attuano, non attraverso la fede, ma passando per i mille imbroglioni “psichici” a pagamento. Dai circoli spiritici,  ai falsi medium, alle presunte voci dall’aldilà. Nella disperata speranza di ristabilire un qualsiasi contatto, anche illusorio, con l’affetto perduto. Una carrellata che, in modo più grottesco, ci aveva già mostrato Federico Fellini, grande esperto di tematiche paranormali e amico del sensitivo torinese Gustavo Adolfo Rol.

E poi, sempre in Hereafter, una splendida figura di sensitivo suo malgrado, recalcitrante, molto verosimile, anche nelle sue percezioni e visioni extrasensoriali, interpretata da Matt Damon. L’idea che percorre il film è che un cervello vittima di traumi o alterazioni, sia in qualche caso in grado di sintonizzarsi su altre realtà, non comunemente percepibili da nostri sensi ordinari.

Ciò è testimoniato nella storia delle credenze e del pensiero umano. Nelle pratiche di alterazione della coscienza, attraverso la trance, con o senza uso di sostanze psicotrope. E, nell’ultimo secolo, dagli studi  senza speranza intrapresi dallo spiritismo, dalla ricerca psichica e, infine, dalla parapsicologia. Studi che non hanno portato a certezze gobalmente condivisibili – e come potrebbe essere altrimenti? Tutto in definitiva avviene, sempre e comunque, “hereafter”. Nell’aldiqua, appunto. Quando il bambino chiede dove vadano le entità dopo che è stato stabilito un contatto con esse, il sensitivo risponde di non saperlo. “Ma come, hai fatto tante sedute e ancora non lo sai?”. “No, non lo so”. E il mistero rimane. E ognuno resta con l’alternarsi delle proprie credenze, dubbi, speranze, negazioni, sofferenze.

“A gran parte di noi ripugna pensare alla propria morte. Passiamo la maggior parte della vita ad accumulare beni o a fare innumerevoli progetti, come se dovessimo vivere all’infinito” (Dalai Lama).

Il nostro tempo nega semplicemente la morte, e con ciò la base ideologica dell’esistenza. Anziché percepire la morte, la sofferenza, il dolore come le spinte più forti della vita, come la base della sovranità umana, l’individuo è portato o costretto a rimuovere il sentimento della morte come uno ‘scandalo’. Qui sta la causa dell’appiattimento di quasi ogni altra esperienza, dell’inquietudine che pervade oggi tutta l’esistenza” (Erich Fromm).

Grande notizia per i fumatori


Cari fumatori da 10 anni, ai miei pazienti, fumatori da oltre 30 anni, di 20 sigarette al giorno io chiedo annualmente la Tac del torace senza mezzo di contrasto ed in questi anni ho potuto letteralmente salvare la vita ad oltre 10 fumatori a cui ho diagnosticato assieme al mio amico radiologo Claudio Bonfioli un tumore polmonare sempre di dimensioni inferiori ai 2 cm.  e quindi guaribile con un intervento limitato.

Purtroppo gli screening  su questo argomento in corso  in tutto il mondo non sembravano convalidare questo mio ottimismo ed anzi avanzavano preoccupazioni sull’eccesso di falsi positivi o altro. FINALMENTE IL NCI (National Cancer Institute) ha pubblicato i risultati definitivi su oltre 53.000 fumatori seguiti per 8 anni dimostrando una riduzione della mortalità del 20% superiore addirittura ai risultati  ottenuti con lo screening sul cancro della mammella a conferma di ciò che io e Bonfioli ritenevamo essere lapalissiano!

E QUINDI CARI FUMATORI  SE AVETE  SULLE  SPALLE  OLTRE  30 ANNI  DI  FUMO CON 20 SIGARETTE AL GIORNO O L’EQUIVALENTE (20 anni con 30 sigarette al giorno o 40 anni con 15….). FATEVI  SUBITO UNA TAC A SPIRALE  E  SE IL VOSTRO MEDICO NON VE LA VUOLE PRESCRIVERE  CON  LA  ASL  PER MOTIVI DI BUDGET FATEVELA PRESCRIVERE PRIVATAMENTE  MAGARI  RISPARMIANDO  SUI  SOLDI  DELLE  SIGARETTE.

Per rinforzare la memoria


Pochi giorni fa ho avuto un piacevole colloquio con il prof. Luca Imeri, neuroimmunologo ed allievo del prof. Mauro Mancia, che da anni studia la relazione fra sonno e sitema immunitario e già in questo blog avevo spiegato dell’importanza di un buon sonno ristoratore come attivatore delle nostre difese  biologiche dalle infezioni. Una ulteriore intrigante novità è invece quella che se noi studiamo qualcosa a memoria o impariamo una certa tecnica sportiva e prima di addormentarci la ripassiamo nella nostra mente il ricordo si rinforza dormendoci sopra. Semplice no? Vi farò sapere fra qualche settimana se con questa tecnica avrò migliorato le mie performance golfistiche.

Come costruire l’elisir di lunga vita. Intervista a Enzo Nisoli


Decine di articoli. Sia cartacei che online. E’ quanto ha scatenato una ricerca sugli aminoacidi a catena ramificata (in sigla BCAA, Branchedchain amino acids, in pratica leucina, isoleucina e valina) pubblicata dalla rivista scientifica Cell Metabolism. Aminoacidi che, tra l’altro, sono conosciuti, studiati e utlizzati da anni in vari ambiti (da quello sportivo a quello clinico, su pazienti con patologie debilitanti). Si tratta di uno studio multicentrico, realizzato sui ratti, condotto dall’Università di Milano, Pavia, Brescia e Istituto Auxologico di Milano.

In pratica da tale studio si evince che ratti a cui è stata somministrata acqua con una miscela dei tre suddetti aminoacidi, hanno amumentato la propria sopravvivenza del 12 per cento. I benefici si estendevano inoltre ad altri aspetti della vita dei topolini: maggiore coordinazione motoria e miglioramenti nella resistenza fisica. Per tale motivo si è immediatamente diffuso lo slogan che identifica tale miscela di aminoacidi come “elisir di lunga vita”. Cosa che ha fatto storcere il naso a più di un clinico. Ma, al di là degli slogan ad effetto, la ricerca è davvero interessante, aperta a ulteriori sviluppi. Abbiamo interpellato il coordinatore della ricerca, Enzo Nisoli, professore associato di farmacologia (dipartimento di farmacologia, chemioterapia e tossicologia medica, facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Milano e ricercatore dell’Istituto Auxologico Italiano).

Cosa aggiunge questa ricerca a quanto già si sapeva sulla funzione degli aminoacidi essenziali?

 Il risultato più eclatante è la dimostrazione che tali aminoacidi possono avere effetti sulla durata della vita media dei mammiferi. In particolare, si dimostra per la prima volta che l’estensione della sopravvivenza media si accompagna a un miglioramento dello stato di salute nei topi maschi. Non è tanto l’allungamento della vita massima che si vede con la supplementazione, quanto un allungamento della vita media che suggerisce proprio un miglioramento dei parametri metabolici dell’invecchiamento.

Come commenta certe critiche che già vi stanno muovendo (ad esempio: “no agli integratori, sì a carne e legumi”…)?

In maniera molto semplice. L’assunzione di proteine deve rientrare in una corretta dieta, secondo le percentuali stabilite dalle associazioni internazionali di nutrizione. Quindi, la dieta non può essere sbilanciata a favore delle proteine. La nostra supplementazione viene fatta su una dieta standard normale. Il secondo punto importante da sottolineare, è che l’assorbimento delle proteine implica la loro digestione con spesa di energia da parte dell’organismo. Per gli aminoacidi presenti nella miscela questa spesa non serve: vengono assorbiti direttamente nel tratto gastrointestinale (con un picco ematico tra 30 min e 2 ore). Questo fatto ha una rilevanza notevole proprio nei soggetti defedati (anziani o meno) in cui lo stato energetico globale è compromesso.

Ritenete vi sia già l’indicazione per suggerirne l’assunzione nell’uomo?

 Ci sono già diversi lavori pubblicati su riviste di settore che dimostrano, anche se in popolazioni numericamente limitate di soggetti, effetti positivi in pazienti anziani affetti da scompenso cardiaco, sarcopenia, diabete, BPCO, oltre che nel recupero dall’ictus e dal trauma cranico.

Nell’uomo, come vanno assunti tali integratori (esistono vari prodotti in commercio: compresse, bustine solubili) e in che dosaggio?

Esiste una miscela brevettata che si è dimostrata la più efficace nell’indurre mitocondriogenesi nei nostri modelli (Aminotrofic, ErreKappa. Dosaggio 4-8 g/die, bustine solubili).

Vi sono possono essere effetti collaterali (ad esempio a livello renale o epatico)?

Non si riscontrano effetti collaterali, né a livello epatico né a livello renale.

Come risponde alle critiche secondo cui tali ricerche vanno a profitto delle aziende produttrici di tali composti?

 Lo studio è stato sostenuto solo da finanziamenti istituzionali, dal Ministero, Miur, Comune di Milano, Università di Milano e, in parte, Università di Pavia. Abbiamo preso i parametri mitocondriali su miscele realizzate da noi, con singoli aminoacidi. Esistevano comunque già combinazioni diverse di utilizzo clinico, ad esempio – da noi indicata anche nel lavoro scientifico – quella del fisiologo spagnolo Gustavo Barja.

Trovano quindi conferma le intuizioni cliniche dei Dioguardi, padre e figlio, sugli impieghi di aminoacidi?

Nicola Dioguardi sperimentò gli aminoacidi nel trattamento delle epatopatie tossiche, ma poi si vide che non avevano efficacia in quell’ambito. Esiste una miscela messa a punto negli anni ottanta dal figlio Francesco che, all’epoca, faceva culturismo. Ma non hanno alcun effetto neanche nel body-building. Si è poi visto che hanno effetti validi negli anziani defedati: l’intuizione era giusta. Funzionano sugli umani che vanno incontro alle malattie dell’invecchiamento. Con questo lavoro pubblicato da Cell Metabolism noi supportiamo l’intuizione dei Dioguardi e altri dal punto di vista, come dicono gli anglosassoni, “meccanicistico”, cioè abbiamo fornito un meccanismo molecolare per spiegare perché funzionano.

Lei li prende?

No, perché ho meno di 50 anni. Non ne vedo la necessità in chi ha meno di 50 anni, sano, e neppure più avanti negli anni, se è sano e sta bene. Vanno bene in soggetti che stanno iniziando ad invecchiare: diciamo intorno ai 60, 65 anni.

Allora non li suggerisce come prevenzione?

Al contrario, li vedo come prevenzione. Anche intorno ai 55-60 anni, però se debilitati da qualche patologia. Chiariamo un altro concetto importante, su cui spesso si fa confusione: si tratta di supplementazione, non di integrazione. Cioè vanno assunti oltre al cibo, non per integrare qualcosa che non viene assunto col cibo. Nell’anziano ha comunque una ulteriore indicazione, perché vediamo persone oltre gli 80, 85 anni che mangiano meno carne, o comunque si alimentano male.

Questi composti hanno un costo elevato?

No. Gli aminoacidi di per sé non hanno un costo elevato. Costa il processo di purificazione. E comunque il giusto costo è di un euro a dose.

Come siete arrivati a questa idea sperimentale?

Un po’ come Silvio Garattini arrivò agli omega 3 e 6 ragionando sulle sostanze che potessero essere utili in determinate disfunzioni o patologie. Oppure come si arrivò alla messa a punto di prodotti contenenti resveratrolo. Detto questo, io ritengo che vi siano miscele di aminoacidi che possano funzionare più di quella che abbiamo studiato.

Il nostro lavoro dimostra che gli aminoacidi intervengono nella mitocondriogenesi, cioè fanno mitocondri. Lo abbiamo provato “in vivo”: sulla cellula, sui topi e su campioni di muscolo.

Ora stiamo lavorando sull’obesità. Da lì, del resto, è partita la nostra ricerca: sul tema della restrizione calorica. E’ chiaro che una miscela che fa aumentare i mitocondri e fa aumentare la sopravvivenza, è interessante anche ai fini della restrizione calorica. Stiamo studiando questo aspetto: ne riparliamo tra un anno.