• aprile: 2019
    L M M G V S D
    « Mar    
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    2930  
  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Segui assieme ad altri 1.381 follower

  • Statistiche del Blog

    • 297.703 hits
  • Traduci

Per rinforzare la memoria


Pochi giorni fa ho avuto un piacevole colloquio con il prof. Luca Imeri, neuroimmunologo ed allievo del prof. Mauro Mancia, che da anni studia la relazione fra sonno e sitema immunitario e già in questo blog avevo spiegato dell’importanza di un buon sonno ristoratore come attivatore delle nostre difese  biologiche dalle infezioni. Una ulteriore intrigante novità è invece quella che se noi studiamo qualcosa a memoria o impariamo una certa tecnica sportiva e prima di addormentarci la ripassiamo nella nostra mente il ricordo si rinforza dormendoci sopra. Semplice no? Vi farò sapere fra qualche settimana se con questa tecnica avrò migliorato le mie performance golfistiche.

Il volo del diavolo


Ho finito di leggere il libro di Simone Goldstein ed Anna Condorelli, due  psicoterapeuti che da anni si occupano di pazienti affetti da neoplasie e li aiutano ad affrontare il difficile percorso delle cure , notoriamente aggressive , che questi pazienti devono affrontare. Il loro intervento è basato sul ridare un senso alla relazione con se stessi e con la malattia evitando di farli manipolare dal terapeuta. Ho collaborato anni fa con Goldstein aprrezzandone l’ intelligenza ed il carisma del suo intervento e recentemente l’ho reincontrato in un convegno a Schio dove ho presentato il mio libro  Il cervello anarchico.

Il loro libro è una ristampa e la sua lettura mi ha messo in difficoltà proprio in relazione al mio comportamento di terapeuta che per anni ha affrontato la difficile tematica del tumore polmonare cercando di proteggere il malato dalla conoscenza della sua malattia e della sua prognosi infausta, quod vitam , aiutato in questo dai parenti che tenacemente si sono sempre opposti a chè il malato conoscesse la propria diagnosi. Proprio su questa manipolazione i due autori sono convinti , in base alla loro esperienza , che è molto meglio per il paziente conoscere la verità in quanto questa conoscenza consentirebbe di attivare quelle risorse e quella speranza che altrimenti non verrebbero  espresse. Il tema è assai complesso ed io rimango dell’ idea che di fronte ad una malattia mortale , a breve termine , sia difficile per il malato tollerarne la conoscenza anche se , in realtà , tutto il procedere terapautico e sintomatico sono da soli espressione di un percorso inequivocabile. Scrivono gli autori : come ben documentato dagli studi sull’effetto  “placebo”, in certe occasioni è una determinata modalità tecnica – comunicativa a fornire potenza e credibilità alla sostanza presentata come farmaco. L’impatto terapeutico , allora , viene prodotto dalla forma che assume la relazione , la quale , per essere efficace , deve assolutamente manifestarsi come espressione congrua di un sistema di convinzioni condivise tra i partecipanti. Queste convinzioni dicono più o meno così : ” quello che sta succedendo in questa interazione produce salute “.

La speranza , scrivono ancora gli autori , in sostanza è la rappresentazione di uno svolgimento positivo per se , futuro , che si alimenta della consapevolezza dei processi attuali e dell’ attenzione alle proprie risorse. Nella speranza non c’è una sottovalutazione del rischio , al contrario c’ è una grande considerazione di questo : la persona ammalata grave che manifesta speranza sa che può perdere la partita , ma non gioca a vincere in un senso solo , sa che questa è una delle possibilità , e non l’ unica. Al contrario di una persona che vive nell’ illusione, la persona che vive nella speranza , accetta la propria situazione e si rende disponile al cambiamento , a lasciare che l’esperienza scorra e che si modifichi , e a considerare le diverse manifestazioni dell’ esistenza come segnali che indichino la  strada  da seguire.           

 Una persona ammalata che non nutre speranza non ha accettato la condizione in cui si trova e ciò   la porta a perdere la gestione dei propri processi . Come può un individuo accettare la propria condizione se quello che fanno attorno a lui , dai familiari ai medici agli amici è tentare di togliergli la possibilità di farsi responsabile di sè , innanzitutto distorcendo la realtà attraverso una manipolazione macchinosa delle informazioni ? Come vedete cari amici  il ragionamento dei due autori non fa una piega ed io mi cospargo il capo di cenere per i miei 30 anni di manipolazioni a fin di bene vissuti con i miei malati nel desiderio di proteggerli dall’ angoscia di morte che inevitabilmente quel tipo di malattia induce.

Parnassus: quando il cervello crea alla grande


ImaginariumParnassus

Se non lo avete ancora fatto, correrete a vedere “Parnassus” di Terry Gilliam.  Fatelo al cinema, magari non a fine giornata, possibilmente in una sala dallo schermo panoramico. Andate a vederlo riposati, pronti a ricevere immagini, suggestioni, suoni, racconti, simboli eterni emanati da un cervello – quello di Terry Gilliam – che strabocca di creatività, e diventa sempre più bravo, ad usarla come narratore e regista.

Non aspettate di vederlo a casetta vostra, in dvd o dalla rete. Perdereste un’esperienza unica. E’ una ondata di energia creativa che dovete essere pronti ad accogliere nella giusta disposizione psicofisica. Nell’ambiente oscuro di un cinema, magari senza molta gente. Preparatevi alla visione di questo film come ad un rito iniziatico. La creatività è contagiosa. Ne avrete ulteriore consapevolezza vedendo Parnassus.

Se amate la produzione di quel geniaccio visionario che è Terry Gilliam, lo  Hieronymus Bosch del cinema, (e soprattutto se avete amato, continuate ad adorare l’inventiva e l’irriverenza eterna dei Monty Python) questo è il suo capolavoro. Gilliam prosegue con i suoi film il discorso inizato all’interno dei Python, e chi si appassiona alle indagini neuropsicologiche sulla mente e la coscienza non può non incrociarlo.

La narrazione verbale e visiva di Gilliam oggi, e dei Python prima, segue infatti la tecnica che definirono “flusso di coscienza”. E’ spiazzante e ipnotica. Ve ne accorgerete vedendo Parnassus, dove Gilliam (nonostante la scomparsa prematura del suo interprete, il davvero intenso Heath Ledger) riesce a portare a destinazione il progetto di questo film, tra i più apparentemente folli, onirici, terapeutici, entusiasmanti, che la storia del cinema abbia mai prodotto.

E’ stato coraggioso Gilliam e, una volta tanto, pure la produzione, a crederci. Grazie a metafore, allusioni, interpreti in trance, Gilliam riesce a raccontare tutte le contraddizioni non solo della nostra epoca, ma pure, in generale, della coscienza umana, del rapporto uomo-donna, verità-menzogna, interno-esterno, amore-odio, avidità-altruismo, bene-male, realtà-fantasia, morte-immortalità, figli-genitori, e molto altro. Vedetelo.