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A proposito di neuropeptidi


Tempo fa  vi avevo parlato di una nuova terapia biologica a base di peptidi elaborata da un immunologo  sperimentale inglese il prof. John  De  Septibus  Smidt. Le cose  procedono, i pazienti inseriti sono ormai una ventina, la terapia è ben tollerata ed i primi risultati clinici,  in particolare su pazienti affetti da tumori  polmonari , sono estremamente incoraggianti. Ho inserito anche un paziente con artrite reumatoide , una ragazza affetta da anoressia bulimia  borderline e tre pazienti con asma e bronchite cronica. Come promesso vi terrò aggiornati e vi dirò nei prossimi mesi dell’andameno clinico nelle varie malattie.

Cibo e cervello: intervista a Filippo Ongaro


Nutrirci e curarci. Il binomio sta diventando sempre più evidente. Ciò che facciamo ogni giorno, ai pasti e alle colazioni, d’ora in poi non dovrà essere visto unicamente come introduzione di “carburante”, ma piuttosto come la principale occasione per  mantenere e magari accrescere lo stato di salute, oppure recuperarla se l’abbiamo perduta.

Il cibo come veleno oppure come medicina. La sapienza popolare l’ha sempre intuito e saputo. Ma oggi ne abbiamo le evidenze scientifiche. E la risposta arriva da quella nuova disciplina che si chiama “nutrigenomica”. In pratica come le sostanze biochimiche contenute negli alimenti entrano a fare parte delle nostre cellule e fanno esprimere i nostri geni. Nel bene o nel male. Se questo avviene, ed avviene, è semplice intuire come nell’arco di un’interva vita, da prima della nascita fino alla vecchiaia – attraverso 30-60 tonnellate di alimenti che ingeriamo in una vita media – sia possibile favorire l’insorgenza di malattie che non sono “semplicemente” l’obesità, ma pure patologie che hanno a che vedere con le alterazioni infiammatorie del nostro organismo.

Di tutto ciò si sta occupando da anni Filippo Ongaro, che ha scritto un libro chiaro ed efficace sulla nutrigenomica. Se lo avesse intitolato con il nome della nuova scienza della nutrizione, lo avrebbero letto ben pochi. Invece il volume ha un titolo altrettanto chiaro ed efficace: Mangia che ti passa. Uno sguardo rivoluzionario sul cibo per vivere più sani e più a lungo (Piemme).

Filippo Ongaro è considerato uno dei pionieri europei della medicina funzionale e anti-aging. Ha vissuto per molti anni all’estero, dove ha lavorato come medico degli astronauti presso l’Agenzia spaziale europea (Esa). Ha collaborato con la Nasa e l’Agenzia spaziale russa allo sviluppo di metodologie preventive e terapeutiche per contrastare l’invecchiamento accelerato a cui sono esposti gli astronauti in orbita. È vicepresidente dell’Associazione medici italiani anti-aging (Amia) e direttore sanitario dell’Istituto di medicina rigenerativa e anti-aging (Ismerian) di Treviso. Nel 2008 ha pubblicato Le 10 chiavi della salute (Salus Infirmorum).

Gli abbiamo rivolto alcune domande su cervello e alimentazione.

In che rapporto sono alimentazione e cervello?

Sono in un rapporto strettissimo. La ricerca ci suggerisce da tempo di abbandonare i vecchi concetti che separano mente e corpo. Il cervello è l’organo più importante e complesso del nostro corpo e necessita non solo di carburante ma della miscela corretta di nutrienti per funzionare al meglio.

Quali sono gli alimenti, sostanze dannose e quali quelle benefiche per il cervello?

In primo luogo è necessario ridurre il carico glicemico assumendo meno zuccheri e meno carboidrati raffinati. Sembra strano ma i muscoli e il cervello hanno bisogno di una glicemia il più possibile costante e vengono invece destabilizzati dai picchi alti così come da quelli bassi. Poi vanno assunte quantità sufficienti di acidi grassi omega 3 che sono un costituente fondamentale del sistema nervoso centrale. Aumentiamo quindi l’introito di pesce azzurro cercando il pesce pescato come gli sgombri, le sarde, le sardine.

Nel suo libro accenna al ruolo degli alimenti e dell’infiammazione nelle concause di malattie neurodegenrative come sclerosi multipla e Alzheimer, oppure di disturbi dell’umore come la depressione: quali sono gli alimenti che proteggono e quali quelli che danneggiano il sistema nervoso?

 L’infiammazione assieme a glicazione e stress ossidativo sono i 3 fenomeni fisiopatologici alla base della degenerazione e della maggior parte delle malattie croniche. Occorre quindi agire per lo meno su questi 3 fronti anche con il cibo. Le regole sommariamente dette sopra vanno in questa direzione. Poi esistono numerose sostanze come l’aminoacido triptofano che hanno effetti sull’umore e il sonno aumentando serotonina e melatonina. Per aumentare la quantità di triptofano che entra nel cervello servono i carboidrati ma anche qui scegliamo quelli integrali. Se invece si cerca la concentrazione in quantità non esagerate sono ovviamente utili caffè e tè, se poi si sceglie il tè verde esso è ricco di catechine anti-ossidanti che riduranno lo stress ossidativo anche a livello cerebrale

Quali sviluppi futuri vede nel cibo come farmaco, in particolare nella sfera del buon funzionamento  cerebrale-emotivo?

 Io credo e mi auguro che la nuova scienza della nutrizione continui a soprenderci con gli effetti curativi di molti alimenti. Quello che conta però è che questo sapere si trasformi rapidamente e da subito in protocolli di cura migliori. L’anello mancate è in questo caso è il medico che deve acquisire maggiori competenze in questo settore.

Caso Gianni Golfera: il commento di Andrea Casadio ex neurobiologo della memoria, autore e caporedattore di Annozero


 Ho conosciuto Andrea Casadio nove anni fa quando scrissi il servizio “La memoria tra geni e ambiente” per una monografia sull’argomento della rivista “Le Scienze” (in seguito ripreso all’interno del volume enciclopedico Mente e cervello, Biblioteca di Repubblica, 2005), in cui facevo alcuni accenni al caso di Gianni Golfera. Di Casadio avevo letto uno dei più validi e aggiornati testi sulle recenti ricerche relative alla memoria dal titolo Memoria e oblio (Cuen, 2000). Cercai i recapiti di Casadio per intervistarlo, senza successo, salvo poi trovare quello che per me era un caso di omonimia all’interno della redazione tv di Velisti per caso (Rai3). Mi insospettì il fatto che pure “questo” Andrea Casadio fosse laureato in medicina. Le coincidenze diventavano un po’ troppe. Infatti, come nei migliori racconti di Borges, non erano due, ma un unico Casadio, con due vite differenti. Ci incontrammo a Milano, lo intervistai, e mi raccontò com’era passato dal dissezionare le Aplisye californiche nel laboratorio di quello che da lì a poco divenne premio Nobel della medicina proprio per le sue ricerche sulla memoria, Eric Kandel, all’imbarcarsi in giro per il mondo, dietro la macchina da presa. Il suo parere è perciò doppiamente interessante: come ex neuroscienziato della memoria e ora autore ed esperto tv.

Cosa dice Andrea Casadio       

Mi è capitato di vedere un po’ del pezzo su Golfera a Striscia. Non conosco Golfera di persona, non l’ho “studiato”. Tenderei a fidarmi di lui. Nel senso che so che esistono delle persone ipermnesiche, che seguono gli stessi metodi divulgati da Golfera. Gli stessi che insegnava Quintiliano qualche millennio fa. D’altronde, ha già detto tutto Lurija nei suoi studi su Shereshevsky, l’uomo dalla memoria prodigiosa. (Per memorizzare bisogna associare la cosa da memorizzare a cose familiari, usare immagini, sinestesie, eccetera).

Striscia è spettacolo e spesso monnezza, talora informazione, neanche la commento. Il suo fine è fare spettacolo, e assimilare Golfera a Wanna Marchi è un giochetto facile facile che fa tanta audience e poca informazione. Quindi non mi preoccuperei.

Ricordo solo che a Shereshevsky, il più grande mnemonista dell’era moderna, andò anche peggio. Finì ad esibirsi nei teatri come fenomeno da baraccone. “L’uomo dalla memoria prodigiosa!” Ogni sera chiedeva al pubblico di dargli liste interminabili di numeri da memorizzare. Visto che ricordava tutto, talora capitava che non riuscisse a “ricordare” se i numeri da ripetere erano quelli di quella sera o di sere precedenti. E sbagliava. Spesso, il più grande mnemonista miseramente falliva. Figure penose. Pensa se ci fosse stata una troupe di Striscia. “Il più grande mnemonista è un truffatore”.

Ma Shereshevsky resta, Lurija pure. I cretini passano.

Chi è Andrea Casadio

Originario di Ravenna, come Elio Lugaresi, padre italiano della medicina del sonno. Laureato in medicina e   specializzato  in neurologia all’Università di Bologna, ha svolto ricerche sul sonno presso il Laboratorio di Pier Luigi Parmeggiani. Dal 1999 al 2000 ha lavorato come ricercatore presso il Laboratorio di Eric Kandel alla Columbia University. Nel contempo ha seguito la scuola di regia della New York University, iniziando a collaborare con la Rai e a scrivere per testate giornalistiche nazionali (suo il pezzo su KataWeb Salute all’indomani del Nobel per la medicina a Kandel). In seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, trovandosi a New York, venne inviato a realizzare alcuni servizi tv per la Rai. Da lì Andrea Casadio dette, è il caso di dirlo, “un colpo di timone” alla sua vita personale e professionale, entrando a far parte della redazione della trasmissione tv di Rai3 Velisti per caso di Roversi e Blady. Andrea Casadio è attualmente autore e caporedattore di Annozero condotta da Santoro su Rai2.

Processo alla memoria: il caso Gianni Golfera


Gianni Golfera è un mnemonista noto al grande pubblico, per le sue dimostrazioni di memorizzazione veloce, per i corsi che tiene in Italia e all’estero, per i servizi giornalistici e i libri usciti su di lui. E’ diventato molto noto prima dei trent’anni. A memoria, è il caso di dirlo, non vi sono precedenti nella storia italiana di personaggi divenuti così famosi grazie alle proprie performance di memoria. Ciò si verifica maggiormente all’estero, in particolare negli Stati Uniti, dove si svolgono anche gare tra i “campioni” di memoria. Gianni è un personaggio complesso, molto estroverso e compagnone, con i suoi momenti bui, in particolare dopo aver perduto tragicamente il padre Andrea, comandante di Canadair, quattro anni fa durante una eroica missione per contrastare i nefasti incendi estivi della nostra penisola. Ma è pure un romagnolo dall’indole reattiva, che non ama far pesare sul prossimo i propri problemi. In questi giorni si trova al centro di un attacco mediatico senza precedenti, anche se unilaterale, da far impallidire i più grandi ricercati internazionali dall’Fbi.

E’ singolare come dalla rubrica satirica tv Striscia, che accusava Gianni Golfera di aver barato con la memorizzazione delle carte nella trasmissione Il senso della vita condotta  da Bonolis, si sia poi passati a inferire che tutte le dimostrazioni di memorizzazione rapida di Gianni siano, in realtà, dei banali trucchi da apprendista prestigiatore. Da qui a sostenere che personaggi che gli hanno dato credito – tra cui Piero Angela e alcuni neuroscienziati che lo hanno studiato e visto all’opera – sono dei fessi tontoloni, il passo è stato breve. Chi lo afferma? Alcuni scialbi personaggi da basso avanspettacolo. E naturalmente i detrattori di Golfera presenti in Rete, a cui non par vero di poter immolare un giovane di successo sulla pira degli eretici.

E’ chiaro che attività cognitive superiori come la memoria possono essere simulate con trucchi e accorgimenti tecnologici (documentarsi nelle sessioni di esame, ad esempio). Così simile agli sfuggenti fenomeni Esp, da aver richiamato, in questo caso, pure l’attenzione del Cicap. Trovandosi nell’incomoda  posizione di dover sconfessare l’autorevole parere dello stesso ispiratore e padre fondatore del Cicap, Piero Angela, che ebbe ed intervistò Gianni a Superquark. Ma vale il solito discorso: la moneta falsa non dimostra che non esista quella vera.

Ebbene, Gianni penso agirà come reputa verso chi lo denigra così pesantemente. Ma la partita non si gioca con i mazzi di carte, i fonendoscopi o i cubi di Rubik. La questione è più estesa e complessa di quanto vogliano far apparire certi rozzi e meschini pressappochisti della “notizia”. Sono messe in dubbio le capacità ipermnesiche di Gianni. Sarebbe, secondo i detrattori, in realtà un tizio della stessa memoria di una Aplysia californica (il lumacone studiato a lungo dal premio Nobel Kandel). E come avrebbe avuto successo? Con i trucchi? Com’è che i suoi corsi hanno successo da 10 anni (Gianni ha iniziato a insegnare i suoi metodi di memoria a poco più di vent’anni)? Con l’abilità relazionale. Beh, perbacco, almeno la precoce intelligenza relazionale non gli viene negata!

Bene, sono colui che portò Gianni Golfera al San Raffaele di Milano, in prima battuta dal neuroscienziato Antonio Malgaroli. Malgaroli che avevo intervistato in passato sulle sue ricerche (la memoria del singolo neurone) e con cui ero in rapporti di amicizia, mi disse: “il caso di Gianni mi interessa, ma studio i singoli neuroni. Non credo Gianni sia d’accordo nel farsi prelevare neuroni dal cervello… Però mi piacerebbe far tenere una lezione a Golfera ai miei studenti di medicina, nel corso che sto tenendo sulla psicofisiologia della memoria, accompagnata da una dimostrazione delle sue capacità. E’ in grado di tenere una lezione?”. Lo era, e lo fece con successo. Parlò ovviamente delle tecniche di memorizzazione nella storia del pensiero umano e dei metodi da lui attualizzati, usati e insegnati.

L’aula era stracolma di studenti, ricercatori, curiosi. Fu un pomeriggio entusiasmante. Non solo. L’allora direttore dell’ufficio stampa del San Raffaele, Gabriele Bertipaglia, mi prospettò  l’idea di invitare pure qualche giornalista. Parlai al telefono con Piero Colaprico, scrittore e giornalista di Repubblica. Colaprico, uomo diretto e non facile agli entusiasmi, mi chiese: “è il caso che venga o è la solita bufala di quelli che memorizzano elenchi del telefono?”. Gli risposi che valeva la pena vederlo all’opera e poi giudicare. Lo fece, e il risultato fu un’intera pagina su Repubblica con richiamo in prima dal titolo “Gianni, il ragazzo dalla memoria d’oro“. Da lì partì il “caso Golfera”.

Venne in seguito studiato dal team del neurologo e neuroscienziato del San Raffaele Stefano Cappa, che affidò i test su Gianni alla neuropsicologa Paola Ortelli (abituata di solito a testare, rivelò con un sorriso, i deficit di memoria, in particolare nell’Alzheimer). Ricordo che il test visuo-spaziale di Corsi fu talmente entusiasmante (20 tragitti nel senso indicato dallo sperimentatore e altrettanti all’incontrario) che Paola Ortelli ebbe un evidente moto di sorpresa. “Lo può rifare?”, chiese a Gianni. “Certo, rispose, ma se vuole glielo faccio pure al contrario”. E lo fece. Elencò gli incroci tra i vari cubetti nel senso indicato dallo sperimentatore, e pure in senso inverso. Ortelli ne fu talmente colpita da chiamare Cappa al telefono: “professore, quando può venga a vedere una cosa interessante”. Arrivò. E Gianni ripetè l’esperimento in un senso e pure in quello inverso. Cappa, molto pacato, si limitò a commentare: “interessante, ma mi interessa ancor più sapere come riesce a farlo”. “Semplice – rispose Gianni – nella mia mente, quando memorizzo, non esiste il prima e il dopo, ma soltanto il durante. Posso far andare avanti e indietro questo film mentale, e pure fermarlo dove voglio”.

Lo studio di Cappa e collaboratori su Gianni, compresa pure  una risonanza magnetica al cervello di Gianni eseguita  dal neuroradiologo Giuseppe Scotti, portò alla pubblicazione di un lavoro sul Brain Research Bulletin (2004 Jul 15;63(6):439-42, “Increased periodic arousal fluctuations during non-REM sleep are associated to superior memory”). Cappa accolse inoltre l’invito a scrivere un  capitoletto finale nel primo libro che, col giornalista medico-scientifico Edoardo Rosati, pubblicammo sui metodi di memorizzazione di Gianni: La  memoria emotiva (Sperling & Kupfer). Il libro contiene inoltre testimonianze di studiosi che, secondo i detrattori di Gianni, sarebbero altrettanti “tontoloni”: Franco Cardini e Piergiorgio Odifreddi. Da lì altri neurologi, medici, psicologi, giornalisti italiani e stranieri (compresa una troupe di National Geographic, in cui venne tra l’altro intervistato Malgaroli), professionisti di ogni settore, compresi operatori della pubblica sicurezza, lo hanno visto all’opera e si sono avvalsi dei suoi metodi per allenare quella capacità naturale che la nostra epoca rischia di atrofizzare, delegandola ai mezzi digitali: la memoria. Tutti allocchi?

Nella Foto: Antonio Malgaroli e Gianni Golfera in uno degli scatti che feci durante la lezione universitaria al San Raffaele (3 aprile 2002). A ridosso della parte, Andrea Bianchi che riprese l’intera sessione con una telecamera.

News: Lunedì 30 maggio alle 11, sul “caso Golfera”,  si terrà una conferenza stampa (giornalisti accreditati) a Roma, all’Hotel Leonardo Da Vinci, Via dei Gracchi 324. Oltre ai giornalisti italiani e stranieri, sono stati invitati a partecipare sia Striscia che il Cicap. Info e accrediti:  Ufficio Stampa Dora Carapellese dc@doracarapellese.it

News: A questo link fb le video-testimonianze diffuse nel corso della conferenza stampa.

La mente secondo Krishnamurti


Quando, ancora ragazzo, andai a Saanen per ascoltare Krishnamurti, durante i suoi incontri svizzeri, mi sorpresi nel vedere che, tra la gente arrivata da tutta Europa e dal mondo, vi fossero molti psicologi e psichiatri. “Si impara più da lui su come funziona la nostra mente – mi disse uno di questi – che dai trattati di psicologia”.
Ho recuperato i testi anche più in là nel tempo di K. In uno di questi leggo: “Quando vediamo il mondo distrutto dalle bombe e ne sentiamo tutto l’orrore, quando vediamo il mondo diviso in religioni, nazionalità, razze, ideologie, quale risposta possiamo dare a tutto ciò? Non possiamo proprio continuare a vivere brevemente, morire e sperare che, malgrado tutto, qualche cosa di buono possa sorgere. Non possiamo lasciare ad altri l’incarico di portare felicità e pace all’umanità poiché l’umanità siamo noi, ciascuno di noi. Dove trovare una soluzione se non in noi stessi?”. L’anno in cui K. tenne questi discorsi a Ojai in California? 1944.

Una medicina biologica personalizzata


Provate a entrare sul sito Biomodulation e cercate di immaginare una medicina basata su iniezioni di neuropeptidi (sostanze analoghe alle endorfine) che agendo sull’ ipotalamo correggono le cattive informazioni che il nostro organismo ha ricevuto per emozioni negative… Sembra l’ultimo   capitolo del mio libro Il cervello anarchico in cui racconto del network fra sistema immunitario, sistema neuro endocrino e sistema nervoso centrale. Spiego come alcuni casi clinici riletti alla luce delle emozioni o dello stress subito dal soggetto vadano interpretati in modo  diverso e, come in sostanza, la medicina allopatica attenda solo il danno già avvenuto  per poi affrontarlo con aggressività agendo contro la logica del nostro organismo.

Prendiamo l’ esempio della artrite reumatoide , malatta autoimmune, trattata a botte di cortisone ed immunosoppressori,  la filosofia di questa nuova medicina  è  quella di agire con i neuropetidi, costruiti ad hoc, sull’ipotalamo,  per modificare le informazioni negative che hanno portato il sistema immunitario a disconoscere il tessuto articolare.

Sarà vero tutto ciò ? Ve lodirò al mio ritorno da Praga dove parteciperò ad un workshop su queste tematiche  di cui il guru è il dr. John de Sepibus Smith, professore emerito dell’Università di Oxford. Ne fattempo ho inserito in questo percorso terapeutico 4 pazienti di cui 3 con tumore pleuropolmonare ed uno ,  appunto , con artrite reumatoide. Vi racconterò su questo blog passo per passo l’andamento delle cure ed i risultati  ottenuti. Nell’attesa vi raccomando fate prevenzione camminando almeno 30 mnuti al giorno ed alimentandovi con frutta, verdura, legumi, cereali, pesce e poca carne. Non dimenticate però un buon bicchiere di vino rosso ricco di resveratrolo.