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Imparate ad arrugginirvi il meno possibile


 L’OSSIDAZIONE  è un processo biologico naturale ed indispensabile al nostro organismo in quanto è l’esito del consumo di ossigeno da parte dei tessuti. L’ossigeno infatti ci fornisce energie ma nel contempo il suo uso porta alla produzione di scorie note come radicali lberi dell’ossigeno.

Contenere la produzione di radicali liberi comporta , come conseguenza,  minore invecchiamento e non a caso l’unico marker in grado di spostare  la nostra sopravvivenza è la magrezza confermando  pertanto il  pricipio entropico per cui  meno consumiamo energie  tanto più campiamo. E’evidente che una modica quantità di radicali lberi dell’ossigeno definiti ROS è indispensabile per il buon funzionamento del nostro organismo . Alcuni radicali  inoltre , come il superossido e l’ossido nitrico ( NO ) ,  fungono da  messaggeri cellulari .

I  ROS sono implicati in molte malattie associate al processo di invecchiamento  dei tessuti quali l’atrosi e l’arteriosclerosi e sono prodotti in eccesso durante le situazioni di stress psico- fisico così come nelle persone in sovrappeso o obese o nei fumatori.

Effettuare perciò una valutazione del nostro bilancio ossidativo è importante in quanto ci consente di tenere sotto controllo la nostra salute e purtroppo la medicina ufficiale non tiene in giusta considerazione questo dato così importante dal punto di vista della prevenzione.

I laboratori di analisi attrezzati per questo tipo di ricerca sono pochi e personalmente con alcuni laboratori  di analisi in Mlano mi sono coordinato per ottenere questi dati.

I  test ematici che valutano il bilancio ossidativo sono noti come d.roms e BAP + uricemia  e  omocisteina . I  d .roms  misurano il livello di radicali liberi ed il loro valore dovrebbe essere contenuto entro le 300   U.C. ( Unità Caratelli )  mentre il BAP  test valuta  il nostro potenziale antiossidante che dovrebbe essere superiore alle 2.000 U.C.

La mia esperienza in una serie di ricerhe eseguite nei  fumatori ha dimostrato che il livello di d.roms in  fumatori di 20 sigarette al giorno è intorno alle 350 U.C. ed aumenta in considerazione dell’età del soggetto o in  presenza  di altre malattie.

Per quanto riguarda il valore del BAP questo è strettamente correlato al tipo di alimentazione ed è tanto più alto quanto più ci si nutre di frutta e verdura con poca carne rossa. L’aggiunta di integratori quali il resveratrolo e la curcuma fa salire notevolmente il livello del BAP ma in realtà non fa scendere il livello di radicali liberi.

Perché conviene stare lontano dagli zuccheri?


La  glicazione  riguarda il metabolismo degli zuccheri ed è bene definita dall’indice glicemico

Fatto uguale ad uno il valore dell’indice glicemico dello zucchero quanto più ci allontaniamo dagli zuccheri tanto più l’indice glicemico sale ;  quello del miele ad esempio è uguale a due ma quello dello sciroppo di agave sale addirittura a cinque.

  Di conseguenza quanto più noi ci nutriamo di zuccheri o farine bianche o cibi raffinati ( pane . pasta , ecc ) tanto più sale l’indice glicemico ( cioè  il tasso di zuccheri nel sangue )  questo comporta come conseguenza la liberazione di insulina da parte delle cellule del pancreas , l’insulina favorisce la penetrazione del glucosio nelle cellule , assieme all’insulina si lbera nell’organismo ache un ormone noto come IGF   ( insulin like growt factor ) che stimola la crescita cellulare.

Insulina ed IGF assieme sono fattori favorenti l’infiammazione che a sua volta è il fattore favorente la nascita di tumori e dell’arteriosclerosi . Riducendo qundi l’apporto di zuccheri si leva la nutrizione ai tumori e si riduce il rischio di arteriosclerosi.

La stretegia alimentare di conseguenza deve essere basata sull’utilizzo di cibi a basso indice glcemico.

A conferma di queste osservazioni e cioè che i tumori si nutrono di zucchero vale l’osservazione che la PET ( scintigrafia ad emissione di positroni ), esame che identifica la presenza di un tumore, si esegue iniettando per via endovenosa  nel paziente glucosio radio marcato che si va a fissare nel tessuto neoplastico.

 Riassumo brevemente gli alimenti a basso indice glicemico ricordando  che sul sito della mia associazione di prevenzione antifumo www.octopusmed.it  è riportata una  alimentazone anticancro ricca di interessanti informazioni.

Estratti dolcificanti naturali : sciroppo di agave , stevia , xilitolo , glicina , cioccolato fondente contenente almeno il 70 % di cacao.

 Cereali ntegrali e miscelati : pane ai multicereali , riso integrale , basmati , tailandese , pasta cotta al dente ( meglio quella integrale o preparata con miscele di più cereali o di farina di farro ).

 Lenticchie , piselli , fagioli , patate dolci ,fiocchi d’avena , muesli , all brain .

 Frutta fresca , in particolare : mirtilli , ciliegie , lamponi , ananas , banane , arance , mandarini , meloni , pompelmi , papaia , prugne.

 Concludo ricordandoche il cervello si nutre in prevalenza di zuccheri  e quindi ogni tanto un caffè con un cucchiaino di zucchero possiamo anche concedercelo…

Il cervello di fronte alla legge


NeuroscienzeForensi001 “Responsabilità penale nell’era delle neuroscienze”. E’ titolo di un capitolo a firma di Guglielmo Gullotta, che mi ha intrigato in Manuale di neuroscienze forensi (Giuffrè Editore), a cura di Angelo Bianchi, Guglielmo Gullotta, Giuseppe Sartori.

In definitiva, cosa apportano le conoscenze in ambito neuroscientifico, rispetto alla valutazione legale del crimine? La valutazione sottile, anche grazie alle moderene tecniche di scansione cerebrale, e quindi all’accertamento di alterazioni o danni anche minimi del cervello (microlesioni), porteranno sempre più ad una complessità nel giudizio della responsabilità penale? Quali sono le applicazioni ed i limiti delle tecnologie moderne di accertamento di lie detection, cioè delle metodologie finalizzate ad identificare la menzogna?

Molte sono le domande e gli interrogativi, alla luce delle moderne ricerche e scoperte relative al cervello e al comportamento, sano, malato e, in questo caso, delittuoso o criminale. E’ interessante sentire la voce degli esperti nel campo. Ritengono le moderne scoperte sul cervello e sul comportamento umani, utili ed utilizzabili ai fini sia dell’indagine che del giudizio in sede legale? Domande aperte.

Come inizia la coscienza


Denton

Perché abbiamo così terrore di perdere coscienza? Per lo stesso motivo per cui ricerchiamo esperienze che modifichino o alterino i nostri stati di coscienza. Da una parte mantenerci coscienti garantisce la nostra sopravvivenza. Dall’altra, modificare i nostri stati di coscienza ci porta a sperimentare qualcosa di piacevole, interessante, sicuramente emozionante. Le emozioni “primordiali” sono quelle che, secondo Derek Denton, in funzione dei recettori interni (enterocettivi), costituirebbero una sorta di prima autoconsapevolezza, sulle quali si edifica successivamente la coscienza nelle varie età della vita. Ciò che chiamiamo coscienza, consapevolezza di sé e degli altri, nonché dell’ambiente interno ed esterno a noi, è indissolubilmente cementato nel nostro sistema nervoso e nei nostri stati organici.

Più che ricercarne l’origine e le dinamiche, come avvenuto da millenni, in estenuanti e inconcludenti diatribe teologiche e filosofiche, dovremmo iniziare a studiare la coscienza nelle nostre funzioni basali e, anche, nel mondo animale – come del resto avviene nel processo di conoscenza di altri aspetti della nostra natura biologica. Che la coscienza abbia più una natura biologica che ultraterrena, è del resto esperienza quotidiana di ognuno di noi. Questa la tesi esposta con dovizia di evidenze sperimentali – anche con l’ausilio del neuroimaging – in questo ricco volume, frutto di anni di studio e scrittura da parte di Derek Denton, autorità internazionale nel campo degli istinti animali, della fisiologia integrativa, oltre che fondatore del più importante centro di ricerca australiano sul cervello (Howard Florey Institute). Se la coscienza è un prodotto dell’evoluzione, portatrice di vantaggi per la nostra sopravvivenza, per comprendere come si è andata costituendo nell’arco di milioni di anni, dobbiamo ricercarla negli animali, prima che negli umani. E possiamo farlo studiando ciò che forma l’impalcatura degli stati di coscienza, già nel mondo animale, persino negli invertebrati: le emozioni “primordiali”, quanto cioè porta l’organismo a soddisfare bisogni fondamentali come fame, sete, sonno, orgasmo e le altre funzioni fisiologiche fondamentali. Il compito che Derek Denton si è posto, è quello di guidarci attraverso una filogenesi della coscienza. Come in ogni viaggio riuscito, e soprattutto in questo, al termine della lettura ne sapremo molto di più: su di noi, in quanto umani, e sul nostro sé, immerso nella natura biologica. Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza di Derek Denton, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 368 (euro 40,00)

Quattro passi tra mente e cervello


Non passa giorno senza che vi sia notizia di qualche nuova scoperta, o semplicemente conoscenza più approfondita, sulla struttura del cervello e del sistema nervoso. A ritmi così serrati, ciò avviene da almeno vent’anni, da quando si annunciò il “decennio del cervello”. Da allora gli studi e le tecniche di indagine si sono sempre più perfezionati, grazie anche all’avvento di strumenti diagnostici come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (RM) e la tomografia ad emissione di positroni (PET).

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E’ possibile invecchiare senza rimbambire?


Pochi mesi fa al palazzo delle Stelline in corso Magenta a Milano davanti alla splendida basilica delle Grazie ove è conservato il capolavoro di Leonardo da Vinci ho partecipato ad un congresso incentrato sull’invecchiamento cerebrale organizzato dall’Istituto Auxologico da anni sperimentato  nell’organizzare  questo tipo di convegni  sul cervello  e le sue meraviglie.

La prima osservazione interessante è che l’invecchiamento è un fenomeno entropico per cui negli animali quanto più  è alto il metabolismo per unità di peso corporeo tanto più breve è la vita…

Per quanto riguarda il cervello di noi umani dopo i 65 anni, ahimè , il cervello perde peso ma non per la perdita di neuroni bensì per la riduzione di volume di questi.  La massima perdita di volume del cervello, che si aggira intorno al 10 %  dopo i 60 anni , avviene a carico dei lobi frontali “ new entry “ della evoluzione dell’homo sapiens. Fra noi ed i primati infatti la differenza sostanziale del cervello è proprio nel maggiore sviluppo dei lobi frontali  avvenuto nell’uomo rispetto alle scimmie e condizionato dall ’evoluzione culturale.

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