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Dormire meglio per vivere meglio


Un interessante incontro a Meda, aperto al pubblico, dibatterà domani (sabato 10 ottobre a partire dalle ore 10 presso Comune di Meda, Sala Civica Radio – Vicolo Comunale) tutti gli aspetti relativi ad un fenomeno che ci riguarda tutti e occupa buona parte della nostra vita: il sonno. Un sonno cattivo, come ognuno sa, pregiudica anche la vita da svegli, a volte con possibilità di distrazioni ed incidenti, oppure determinando alterazioni e malattie nel nostro corpo. La medicina del sonno e i Centri per lo studio del sonno indagano, diagnosticano e curano tali alterazioni del ritmo sonno-veglia.  Nel corso dell’ incontro specialisti e ricercatori spiegheranno al pubblico come è possibile prevenire e curare i maggiori disturbi e malattie che alterano la qualità del nostro sonno.

La Medicina del sonno è una disciplina che negli ultimi anni ha subito un netto incremento di interesse  sia da parte di varie categorie specialistiche mediche sia da parte di diversi operatori nell’ambito della prevenzione nel settore sanitario.

Le necessità di formazione e di informazione continua in tale ambito sono legate al notevole aumento di problematiche assistenziali, di prevenzione e di ricerca in tale settore.

Il neurologo clinico, il neurofisiologo, il cardiologo, lo pneumologo, così come l’otorinolaringoiatra, l’endocrinologo e l’internista, quotidianamente possono trovarsi a dover affrontare situazioni in cui è necessaria una conoscenza dei disturbi sonno correlati, delle potenzialità diagnostiche strumentali e dei diversi provvedimenti terapeutici farmacologici o non-farmacologici.

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Osas), per esempio, tipicamente legata al soprappeso, è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari, prima fra tutte l’ipertensione arteriosa. D’altra parte buona percentuale di pazienti con cardiopatia presenta disturbi del respiro in corso di sonno che possono richiedere supporti di ventilazione notturni.

Il corretto inquadramento polisonnografico può permettere infatti anche l’ottimizzazione dei supporti ventilatori durante il sonno, ausilio fondamentale per i pazienti nel miglioramento della qualità di vita e, talvolta nell’aumento dell’aspettativa di vita.

L’Osas è inoltre la principale causa di eccessiva sonnolenza diurna che rappresenta un enorme problema sanitario e sociale, costituendo uno dei principali determinanti di incidenti alla guida e sul posto di lavoro.

Da non dimenticare poi tutta la sintomatologia sonno-correlata che accompagna la patologia neurologica sia nell’ambito di disturbi del movimento, disturbi neurodegenerativi e dell’epilessia.

In sintesi quindi, a conferma che nella scienza medica non esistono compartimenti stagni, il sonno, con lo studio di vari parametri e comportamenti, può rappresentare un’ottima finestra di osservazione e modalità di integrazione multidisciplinare nella diagnosi e nella terapia di numerose patologie.

DSC_0390p (1) Intervista al prof. Gianfranco Parati, primario di cardiologia dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, ordinario di Medicina interna all’Università di Milano-Bicocca e moderatore del convegno di Meda su “Sonno e Salute”.

Perché la medicina del sonno sta acquisendo sempre maggiore importanza, rispetto al passato?

Vi è una crescente consapevolezza che problemi durante il sonno, in particolare difficoltà respiratorie mentre si dorme, hanno una rilevanza non solo neurologica o pneumologia, ma anche internistica e cardiologica.

 Perché un convegno su questo tema, che vede la partecipazione di vari specialisti?

Perché per affrontare i molteplici problemi (neurologici, pneumologici, otorinolaringoiatrici, internistici cardiologici, endocrinologici, ecc) che possono minacciare la nostra salute durante il sonno occorre un approccio multidisciplinare.

 Quante persone si stima che siano affette, in Italia, a vario titolo, da patologie che alterano la qualità del sonno?

Limitandoci ai problemi respiratori, quali le apnee ostruttive, parliamo del 2-4% della popolazione generale, ma se solo consideriamo chi ha già qualche altro problema (come l’ipertensione arteriosa ) la frequenza balza al 50% dei casi.

Cosa fanno esattamente i centri del sonno?

Valutano la storia del paziente “nel sonno”,  permettono l’esecuzione di esami specifici per studiare con precisione eventuali alterazioni del sonno e della respirazione durante il sonno e offrono le soluzioni terapeutiche adeguate.  Interessante la peculiarità del Centro di medicina del sonno dell’Ospedale S. Luca (e quello del Centro Diagnostico Meda collegato all’Auxologico a Milano), uno dei pochi in Italia (forse il primo) realizzato in un contesto internistico-cardiologico in stretto contatto con i neurologi.

Imparate ad arrugginirvi il meno possibile


 L’OSSIDAZIONE  è un processo biologico naturale ed indispensabile al nostro organismo in quanto è l’esito del consumo di ossigeno da parte dei tessuti. L’ossigeno infatti ci fornisce energie ma nel contempo il suo uso porta alla produzione di scorie note come radicali lberi dell’ossigeno.

Contenere la produzione di radicali liberi comporta , come conseguenza,  minore invecchiamento e non a caso l’unico marker in grado di spostare  la nostra sopravvivenza è la magrezza confermando  pertanto il  pricipio entropico per cui  meno consumiamo energie  tanto più campiamo. E’evidente che una modica quantità di radicali lberi dell’ossigeno definiti ROS è indispensabile per il buon funzionamento del nostro organismo . Alcuni radicali  inoltre , come il superossido e l’ossido nitrico ( NO ) ,  fungono da  messaggeri cellulari .

I  ROS sono implicati in molte malattie associate al processo di invecchiamento  dei tessuti quali l’atrosi e l’arteriosclerosi e sono prodotti in eccesso durante le situazioni di stress psico- fisico così come nelle persone in sovrappeso o obese o nei fumatori.

Effettuare perciò una valutazione del nostro bilancio ossidativo è importante in quanto ci consente di tenere sotto controllo la nostra salute e purtroppo la medicina ufficiale non tiene in giusta considerazione questo dato così importante dal punto di vista della prevenzione.

I laboratori di analisi attrezzati per questo tipo di ricerca sono pochi e personalmente con alcuni laboratori  di analisi in Mlano mi sono coordinato per ottenere questi dati.

I  test ematici che valutano il bilancio ossidativo sono noti come d.roms e BAP + uricemia  e  omocisteina . I  d .roms  misurano il livello di radicali liberi ed il loro valore dovrebbe essere contenuto entro le 300   U.C. ( Unità Caratelli )  mentre il BAP  test valuta  il nostro potenziale antiossidante che dovrebbe essere superiore alle 2.000 U.C.

La mia esperienza in una serie di ricerhe eseguite nei  fumatori ha dimostrato che il livello di d.roms in  fumatori di 20 sigarette al giorno è intorno alle 350 U.C. ed aumenta in considerazione dell’età del soggetto o in  presenza  di altre malattie.

Per quanto riguarda il valore del BAP questo è strettamente correlato al tipo di alimentazione ed è tanto più alto quanto più ci si nutre di frutta e verdura con poca carne rossa. L’aggiunta di integratori quali il resveratrolo e la curcuma fa salire notevolmente il livello del BAP ma in realtà non fa scendere il livello di radicali liberi.

Perché conviene stare lontano dagli zuccheri?


La  glicazione  riguarda il metabolismo degli zuccheri ed è bene definita dall’indice glicemico

Fatto uguale ad uno il valore dell’indice glicemico dello zucchero quanto più ci allontaniamo dagli zuccheri tanto più l’indice glicemico sale ;  quello del miele ad esempio è uguale a due ma quello dello sciroppo di agave sale addirittura a cinque.

  Di conseguenza quanto più noi ci nutriamo di zuccheri o farine bianche o cibi raffinati ( pane . pasta , ecc ) tanto più sale l’indice glicemico ( cioè  il tasso di zuccheri nel sangue )  questo comporta come conseguenza la liberazione di insulina da parte delle cellule del pancreas , l’insulina favorisce la penetrazione del glucosio nelle cellule , assieme all’insulina si lbera nell’organismo ache un ormone noto come IGF   ( insulin like growt factor ) che stimola la crescita cellulare.

Insulina ed IGF assieme sono fattori favorenti l’infiammazione che a sua volta è il fattore favorente la nascita di tumori e dell’arteriosclerosi . Riducendo qundi l’apporto di zuccheri si leva la nutrizione ai tumori e si riduce il rischio di arteriosclerosi.

La stretegia alimentare di conseguenza deve essere basata sull’utilizzo di cibi a basso indice glcemico.

A conferma di queste osservazioni e cioè che i tumori si nutrono di zucchero vale l’osservazione che la PET ( scintigrafia ad emissione di positroni ), esame che identifica la presenza di un tumore, si esegue iniettando per via endovenosa  nel paziente glucosio radio marcato che si va a fissare nel tessuto neoplastico.

 Riassumo brevemente gli alimenti a basso indice glicemico ricordando  che sul sito della mia associazione di prevenzione antifumo www.octopusmed.it  è riportata una  alimentazone anticancro ricca di interessanti informazioni.

Estratti dolcificanti naturali : sciroppo di agave , stevia , xilitolo , glicina , cioccolato fondente contenente almeno il 70 % di cacao.

 Cereali ntegrali e miscelati : pane ai multicereali , riso integrale , basmati , tailandese , pasta cotta al dente ( meglio quella integrale o preparata con miscele di più cereali o di farina di farro ).

 Lenticchie , piselli , fagioli , patate dolci ,fiocchi d’avena , muesli , all brain .

 Frutta fresca , in particolare : mirtilli , ciliegie , lamponi , ananas , banane , arance , mandarini , meloni , pompelmi , papaia , prugne.

 Concludo ricordandoche il cervello si nutre in prevalenza di zuccheri  e quindi ogni tanto un caffè con un cucchiaino di zucchero possiamo anche concedercelo…

Il cervello di fronte alla legge


NeuroscienzeForensi001 “Responsabilità penale nell’era delle neuroscienze”. E’ titolo di un capitolo a firma di Guglielmo Gullotta, che mi ha intrigato in Manuale di neuroscienze forensi (Giuffrè Editore), a cura di Angelo Bianchi, Guglielmo Gullotta, Giuseppe Sartori.

In definitiva, cosa apportano le conoscenze in ambito neuroscientifico, rispetto alla valutazione legale del crimine? La valutazione sottile, anche grazie alle moderene tecniche di scansione cerebrale, e quindi all’accertamento di alterazioni o danni anche minimi del cervello (microlesioni), porteranno sempre più ad una complessità nel giudizio della responsabilità penale? Quali sono le applicazioni ed i limiti delle tecnologie moderne di accertamento di lie detection, cioè delle metodologie finalizzate ad identificare la menzogna?

Molte sono le domande e gli interrogativi, alla luce delle moderne ricerche e scoperte relative al cervello e al comportamento, sano, malato e, in questo caso, delittuoso o criminale. E’ interessante sentire la voce degli esperti nel campo. Ritengono le moderne scoperte sul cervello e sul comportamento umani, utili ed utilizzabili ai fini sia dell’indagine che del giudizio in sede legale? Domande aperte.

La mente: casuale ma comunque eccezionale


Mente_Casuale_coverEcco un libro che cerca di demistificare il culto del cervello. Nel senso che ci stiamo abituando a trattare la materia pensante ed autocosciente contenuta nel nostro cranio come il prodotto più avanzato e straordinario dell’evoluzione. Convinzione perentoria di David J. Linden, professore di neuroscienze alla Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, espressa fin dalle prime pagine, è invece che il cervello sia “un ammasso di materia caratterizzato da una conformazione inefficiente, poco elegante, che però funziona”.

Non un prodotto eccezionale come spesso vogliamo raccontarci, ma bensì un agglomerato che, nonostante la propria imperfezione, riesce ad esprime proprietà emergenti e “casuali” come appunto la mente, l’amore, la memoria, i sogni, le credenze religiose. Imboccato il ragionamento delle neuroscienze da quest’altro versante, niente affatto mitologico rispetto al cervello e alle sue funzioni, diviene più agevole leggere ed interpretare tutta una serie di fenomeni che il sistema nervoso centrale non solo non esprime al meglio, ma addirittura palesa al peggio: criminalità, distruttività, malattie mentali, patologie degenerative. La materia cerebrale è tutt’altro che perfetta, ci spiega Linden ma, nonostante ciò, è davvero miracoloso come, nell’arco di esistenze terrene brevi e magari travagliate, riesca a ideare e realizzare cose straordinarie. La nozione del cervello ottimizzato non ci aiuta, in effetti, a comprendere certi fenomeni individuali e sociali che, non a caso, ci lasciano sempre sgomenti e interdetti.

Ogniqualvolta una persona, ragazzo o adulto che sia, imbraccia un’arma automatica e fa una strage, senza apparenti motivi comprensibili, ci chiediamo cosa sia saltato all’interno del suoi neuroni. Ogniqualvolta ci troviamo di fronte ad una persona, familiare o conoscente, colpita da una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, ci chiediamo con angoscia che fine abbia fatto la sua personalità – magari colta ed evoluta fino a pochi anni prima. Come ci insegna Linden, il cervello non è un computer progettato sulla carta per funzionare al meglio, ma bensì il prodotto di tentativi ed errori di milioni di anni di storia evolutiva.

E tali tentativi di farlo funzionare al meglio, sia sul fronte dei comportamenti che della salute, stanno ancora proseguendo. Questo volume spiega con dovizia di esempi tratti dalla ricerca e dalla clinica, accompagnati ad illustrazioni scientifiche, a che punto siamo del lungo percorso. In modo però pacato ed equilibrato, a tratti pure ironico, astenendosi dalle neuromitologie e dall’enfasi. 

La mente casuale. Come l’evoluzione del cervello ci ha dato l’amore, la memoria, i sogni e dio di David J. Linden, Centro Scientifico Editore, Torino 2009, pp. 264 (euro 19,00)

Come inizia la coscienza


Denton

Perché abbiamo così terrore di perdere coscienza? Per lo stesso motivo per cui ricerchiamo esperienze che modifichino o alterino i nostri stati di coscienza. Da una parte mantenerci coscienti garantisce la nostra sopravvivenza. Dall’altra, modificare i nostri stati di coscienza ci porta a sperimentare qualcosa di piacevole, interessante, sicuramente emozionante. Le emozioni “primordiali” sono quelle che, secondo Derek Denton, in funzione dei recettori interni (enterocettivi), costituirebbero una sorta di prima autoconsapevolezza, sulle quali si edifica successivamente la coscienza nelle varie età della vita. Ciò che chiamiamo coscienza, consapevolezza di sé e degli altri, nonché dell’ambiente interno ed esterno a noi, è indissolubilmente cementato nel nostro sistema nervoso e nei nostri stati organici.

Più che ricercarne l’origine e le dinamiche, come avvenuto da millenni, in estenuanti e inconcludenti diatribe teologiche e filosofiche, dovremmo iniziare a studiare la coscienza nelle nostre funzioni basali e, anche, nel mondo animale – come del resto avviene nel processo di conoscenza di altri aspetti della nostra natura biologica. Che la coscienza abbia più una natura biologica che ultraterrena, è del resto esperienza quotidiana di ognuno di noi. Questa la tesi esposta con dovizia di evidenze sperimentali – anche con l’ausilio del neuroimaging – in questo ricco volume, frutto di anni di studio e scrittura da parte di Derek Denton, autorità internazionale nel campo degli istinti animali, della fisiologia integrativa, oltre che fondatore del più importante centro di ricerca australiano sul cervello (Howard Florey Institute). Se la coscienza è un prodotto dell’evoluzione, portatrice di vantaggi per la nostra sopravvivenza, per comprendere come si è andata costituendo nell’arco di milioni di anni, dobbiamo ricercarla negli animali, prima che negli umani. E possiamo farlo studiando ciò che forma l’impalcatura degli stati di coscienza, già nel mondo animale, persino negli invertebrati: le emozioni “primordiali”, quanto cioè porta l’organismo a soddisfare bisogni fondamentali come fame, sete, sonno, orgasmo e le altre funzioni fisiologiche fondamentali. Il compito che Derek Denton si è posto, è quello di guidarci attraverso una filogenesi della coscienza. Come in ogni viaggio riuscito, e soprattutto in questo, al termine della lettura ne sapremo molto di più: su di noi, in quanto umani, e sul nostro sé, immerso nella natura biologica. Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza di Derek Denton, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp. 368 (euro 40,00)