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Archeologia della mente: intervista a Jaak Panksepp


PankseppSe si potesse conoscere tutto del cervello. Se si potesse capire come è fatto. E come funziona. Come si è costruito nell’arco di milioni di anni. Prodotto e vertice di miliardi di anni di evoluzione di vita sulla terra. Se si potesse comprenderne gli aspetti più nascosti e celati. Quella struttura di base che ci accomuna tutti. E che ci mette in relazione col mondo animale. Quando siamo allietati da un gatto o un cane è perché le emozioni di base del loro cervello sono come le nostre. Quando ci commuoviamo per la sofferenza di un nostro simile, è perché il suo cervello prova ciò che proviamo noi. Non c’è razza. Non c’è ideologia o religione. Né lingua. O appartenenza politica. Attaccamento alla nazione. C’è solo quello che abbiamo nelle profondità del nostro cervello. Quel fuoco interno che tutti ci muove. Ci spinge ad agire. Quello che ci fa arrabbiare. Amare. Soffrire. Gioire. Deprimere. Aggredire. Ricercare. Uccidere. Salvare. Soccorrere. Aiutare. Curare. Memorizzare. Apprendere. Inventare. Tutto ciò ha un solo nome: emozioni. Affetti. Legami. E’ lì dentro, nei recessi del cervello in cui si generano le emozioni che Jaak Panksepp sta cercando da decenni di studi e ricerche il motore primordiale di tutto ciò che pensiamo e facciamo. E se l’uomo è davvero il vertice dell’evoluzione su questo pianeta, in qualsiasi specie vivente di questo modo, in ogni animale terrestre, e in particolare nei mammiferi, deve essersi conservata traccia del nostro cervello arcaico. Nei comportamenti animali ci deve essere qualcosa di noi. E viceversa. Nei recessi del nostro cervello devono esserci celati lo scrigno e i tesori per comprendere, educare e curare la mente umana.

In ciò che abbiamo chiamato inconscio, nella sua base neurobiologica, Panksepp cerca di scoprire, comprendere ed interpretare i sette sistemi affettivi di base. Le fondamenta e l’impalcatura su cui ognuno di noi costruisce la propria personalità. Attraverso i quali facciamo scelte per tutto l’arco della nostra vita. Grazie ai quali scegliamo e agiamo. Una volta decodificati, una volta analizzati sul piano neurobiologico e neurochimico, i sistemi affettivi di base dovranno guidarci non soltanto in quanto medici, psichiatri e psicoterapeuti, ma pure genitori, insegnanti, politici, filosofi, artisti. Non c’è aspetto umano che non venga toccato dalle ricerche e dalle scoperte di Jaak Panksepp. Il suo volume Archeologia della mente. Origini neuroevolutive delle emozioni umane (Raffaello Cortina Editore) è il portolano in grado di guidarci tra i mari emotivi della vita. Una mappa. Come tutte le mappe, perfezionabile. Ma chi usa questa mappa, chi la legge, non può che emozionarsi a sua volta, come deve avere fatto chi l’ha redatta. Non può che entusiasmarsi per come Panksepp sia riuscito a realizzare una sintesi efficace di quanto scoperto fino ad oggi sul cervello. A produrre una teoria della genesi e del funzionamento della mente attorno al perno delle neuroscienze affettive.

Perché le emozioni sono così importanti nella nostra vita?

Il comportamento emotivo fornisce elementi utili per affrontare le varie emergenze della vita. E le stesse sensazioni sono un codice per le traiettorie di sopravvivenza. Tutte le sensazioni emotive positive ci informano che siamo sulla fiorente strada della sopravvivenza. E tutti i sentimenti affettivi negativi ci dicono che potremmo essere in percorsi di vita tali da non supportare la sopravvivenza. Questo, naturalmente, vale anche per i nostri piaceri e dolori sensoriali, nonché per effetti omeostatici come la fame e la sete.

Lei è considerato il padre delle neuroscienze affettive. Come ha avuto l’idea di creare questa nuova branca delle neuroscienze?

Ero interessato ad avere una migliore comprensione dei disturbi psichiatrici, e ho deciso che ciò avrebbe richiesto una conoscenza fondamentale di come i sentimenti emotivi sono creati dalle attività del cervello. Quando ho iniziato le mie ricerche nel 1965, c’era pochissima discussione su come avremmo mai potuto capire i disordini delle sensazioni emotive. Così ho deciso che l’unico modo per comprenderle era quello di avere modelli animali in cui i dettagli neurobiologici potessero essere studiati meglio.

Quali critiche hanno ricevuto le sue teorie?

Nel complesso, vi è stato un sacco di sostegno e apprezzamento per l’apertura di questo settore. Tuttavia, gli psicologi comportamentisti che hanno governato la conversazione mezzo secolo fa, non avevano interesse per tali questioni, e pensavano che questi temi fossero al di là della capacità della scienza di trovare una risposta. Dal loro punto di vista, avevano ragione. Nel senso che gli studi focalizzati unicamente sul comportamento non sarebbero mai stati sufficienti per un’adeguata comprensione. E dal momento che non avevano svolto alcuna ricerca sul cervello, il presupposto era che la comprensione dettagliata non si sarebbe mai potuta ricavare attraverso le sensazioni emotive degli animali. Naturalmente si sbagliavano, ma tale lavoro ha richiesto il contributo delle neuroscienze. Molti comportamentisti da cui si sente ancora affermare che tali risposte non possono essere ottenute dalla ricerca sugli animali, sono tuttora molto felici di criticarmi  per il fatto di esplorare zone in cui, secondo loro, la scienza non avrebbe mai potuto andare.

Quelli che lei chiama cervello “superiore” e “inferiore” potranno mai funzionare al meglio assieme? In che modo?

I vari strati evolutivi del cervello sono stati progettati per lavorare insieme. I processi primari precedenti sono oggetto di critica da parte delle regioni superiori del cervello (e della mente), più interessate da tale attività cognitiva. Così come vi sono molti percorsi neurali per le emozioni profonde (sottocorticali), vi sono aree del cervello che controllano il cervello superiore (ad esempio, l’attività neocorticale). Questo aiuta a stimolare le nostre menti in modo emotivo per aiutare a risolvere i problemi della vita. Ci sono anche molti controlli dall’alto verso il basso, che possono permettere di rispondere ai risvegli emozionali con saggezza. Per esempio: essere arrabbiato con, per quanto tempo e quanto intensamente.

Come possiamo gestire lo stress?

Ci sono due strade principali per la gestione dello stress. Il primo, a livello dei processi primari, bisogna coltivare la propria capacità di provare emozioni più positive. Emozioni soprattutto sociali come l’assistenza e ciò che ho definito in maiuscoletto, tra i sette sistemi affettivi di base, GIOCO (gioia sociale). Questi aspetti sono particolarmente importanti per lo sviluppo infantile ottimale e la sana maturazione mentale (vale a dire, che fornisce resistenza contro lo stress). L’altro modo è quello di comprendere il potere delle proprie emozioni, coltivando forme di vita integrate nei nostri modi mentali di essere. Che siano favorevoli e positivi. Che forniscano molti strumenti cognitivi per contrastare e regolare il tipo di sentimenti negativi che possono rendere la vita miserabile. Naturalmente, tutto ciò che ci fa capire le basi neurobiologiche dei nostri sentimenti, può anche contribuire a sviluppare nuovi e più efficaci farmaci per diversi disturbi psichiatrici.

In Italia stiamo assistendo a un fenomeno tragico: una lunga serie di omicidi, di uomini che uccidono donne, compagne ed ex partner. Le neuroscienze affettive come leggono questo drammatico e doloroso fenomeno?

In generale, i maschi hanno sistemi di quella che nei sette sistemi affettivi di base definisco COLLERA (rabbia) più forti rispetto alle femmine. E dal momento che il testosterone promuove anche gli organismi più forti, le due cose spesso prendono un cattiva strada nel comportamento verso le donne. E’ saggio comprendere i tipi di sistemi emotivi primordiali. Interrogarsi su come vengano generati dal nostro cervello, per cercare di educare il nostro cervello e la nostra mente con una saggezza che ci consenta di porre le nostre passioni in prospettiva. Forse la comprensione della natura biologica delle emozioni di questi uomini che aggrediscono le donne, vi aiuterà in questo tipo di apprendimento. Una formazione che sarebbe utile a tutti: capire come le loro menti inferiori funzionano e come gli aspetti più distruttivi possano essere migliorati con le conoscenze neurobiologiche e la saggezza umana.

Spesso si parla di quando entreremo in contatto con extraterrestri. Ma per entrare in relazione con gli alieni, in base alle sue teorie, dovremmo potere disporre dei medesimi sistemi affettivi di base.

Nessuno conosce la risposta a questa domanda. Ma la probabilità è alta che gli altri mondi abitati nell’universo possano avere problemi di sopravvivenza molto simili per essere preoccupati come noi. Quindi, anche se ci potranno essere molte differenze nei dettagli comportamentali e nel cervello, dovrebbero esserci pure alcuni principi generali comuni. Non c’è scienza su tali questioni in un modo tale che si possa anche soltanto formulare delle ipotesi. Ma basti pensare che tutti i mammiferi che vivono sulla terra, così come molti altri animali, hanno sistemi emotivi primordiali molto simili.

Quali sviluppi si aspetta per il futuro delle neuroscienze affettive?

Una conoscenza più dettagliata e lo sviluppo di farmaci psichiatrici nuovi e più efficaci.

Vedi anche:

Neuropsicoanalisi, EMDR, Mindfulness, e altre cose. Intervista a Jaak Panksepp (seconda parte)

Archeologia della mente: le emozioni che tutti ci accomunano

A che gioco giochiamo noi primati. Intervista a Dario Maestripieri

Archeologia della mente: le emozioni che tutti ci accomunano


ArcheologiaDellaMente_CoverHai presente quando vorresti leggere un libro tutto d’uni fiato? Perché senti che ti racconta cose importanti. Fondamentali. Che ti risuonano come plausibili e riscontrabili nella realtà quotidiana. Tanto per dire: la differenza tra la gelosia femminile e quella maschie ha vie neuronali e biochimiche differenti. Quindi, manifestazioni differenti (lascio a voi il piacere di scoprirlo nel dettaglio leggendo l’irrinunciabile volume). Peccato che, pure mettendosi d’impegno ed avendo tempo a disposizione, questo libro, Archeologia della mente (Raffaello Cortina Editore), assomma oltre 500 pagine (a cui va aggiunta una bibliografia sterminata). Per di più, pagine ricche di rimandi, riferimenti, illuminanti considerazioni sulle ricerche neuroscientifiche di questi anni. Tutto ciò per dimostrare che le neuroscienze affettive, di cui uno degli autori, il neurobiologo Jaak Panksepp è padre (l’altra autrice del volume, Lucy Biven è psicoanalista infantile e adolescenziale), rappresentano le fondamenta su cui costruiamo tutto il nostro edificio cognitivo e comportamentale.

Sì, lo so, ne hanno ampiamente discusso altri (Goleman, Damasio, ad esempio). Ma Panksepp (di cui sono note anche le ricerche e le pubblicazioni sulla neurobiologia della risata) lo fa in modo magistrale. Mostra come i sette sistemi emotivi (o affettivi) di base, fino ad oggi scoperti, ci accomunino tutti. Sono in definitiva il terreno comune che, nel caso di grandi e universali opere artistiche o di spettacolo, o fatti di cronaca particolari, ci emozioniamo tutti in modi simili. Sono la base che accomuna noi e gli animali.

“Nelle profondità degli antichi recessi affettivi dei nostri cervelli rimaniamo evolutivamente parenti. Questo è da tempo evidente nelle nostre strutture fisiche e biochimiche. Sono riscontrabili, nei diversi mammiferi, gli stessi tipi di vie neuronali e di sostanze chimiche cerebrali che eccitano ognuno di questi sette sistemi che mediano le emozioni. Stando ai dati di cui disponiamo al momento, tanto gli esseri umani quanto gli altri mammiferi esperiscono sentimenti simili quando questi sistemi sono attivati”.

Non lo leggerò tutto d’un fiato Archeologia della mente. Ma, anche se più a rilento, grazie a questo prezioso volume nutrirò a lungo gran parte dei miei sette sostrati affettivi. I “tesori archeologi” del nostro cervello, i “gioielli della mente”, come li definisce Jaak Panksepp.

Longevamente


Longevamente 2014OKHo partecipato di recente ad un interessante convegno sulla longevità organizzato da Assomensana, associazione di promozione sociale, finalizzata alla longevità sostenibile. Considerato che nel 2050 la quota di over 80 aumenterà di tre volte  e che Alzheimer e demenza, sopra quella soglia, sono presenti al 20 %, è  evidente che il problema sarà  quello di sostenere un invecchiamento di qualità, che punti a ridurre questa incidenza di patologia. La sintesi della relazione del  prof. Scapagnini è la seguente: se volete invecchiare senza rincoglionire camminate 30 minuti al giorno a passo veloce, seguite una  lieve restrizione calorica, mangiate almeno 4 volte alla settimana pesce azzurro e assumete curcumina fitosomiale in attesa di un particolare estratto di una pianta sudamericana nota come Maquiberry, simile al mirtillo, che lui sta studiando e che pare il più potente antiossidante trovato per ora in natura a base di antocianine. Come pneumologo aggiungerei di non fumare o comunque di smettere entro i 50 anni al fine di non arrivare ad una longevità in compagnia del concentratore di ossigeno. In sostanza i due processi su cui dobbiamo accentrare la nostra attenzione sono lo stress ossidativo e la glicazione. Ogni giorno respiriamo circa 26.000 litri di aria carica di ossigeno e produciamo, come logica conseguenza,  radicali liberi dell’ossigeno che sono dannosi per i nostri tessuti .

Vi è un semplice esame del sangue che tutti noi possiamo fare noto come D Roms che misura i radicali liberi dell’ossigeno ed i cui range sono fra 200 e 250 Unità Caratelli. Questo esame è stato per l’ennesima volta validato dal prof. Luigi Iorio, massimo esperto su questo argomento.  Per mia esperienza un fumatore di circa 20 sigarette al giorno supererà  abbondantemente le 300 unità il che comporta un più precoce invecchiamento dei tessuti ed uno stato infiammatorio cronico delle mucose e dell’endotelio vascolare favorenti la Bpco (Bronco Pneumopatia Cronico Ostruttiva) e l’arteriosclerosi. Un altro esame del sangue semplice,  noto  come Bap,  vi potrà confortare in quanto misura la vostra capacità antiossidante, più sarà elevato e meglio  sarete  nutriti e difesi per il vostro stile di vita. Considerate comunque che il più efficace antiossidante che produce il nostro organismo è il tanto vituperato acido urico e quindi non abbiate fretta ad assumere il super  prescritto  ziloric che,  tra l’altro, può indurre importanti allergie. L’altro processo che è alla base del nostro benessere è la glicazione ossia l’accumulo dei derivati dello zucchero nei nostri tessuti. Noti come AGEs questi derivati dello zucchero possono essere valutati con un particolare esame spettrofotometrico ed anch’essi sono importanti nell’indurre   i processi infiammatori. Considerando che l’infiammazione è alla base di tutte le malattie è evidente che meno AGEs avremo nei nostri tessuti meno infiammati saremo, meno malattie e tumori svilupperemo  e, dato come assunto  che la vecchiaia comporta uno stato infiammatorio cronico, meno vecchi saremo. Se volete conoscere la quantità di AGEs presente nei vostri tessuti rivolgetevi alla dr.ssa Luisella Vigna della Clinica del lavoro di Milano che, da anni, ha la possibilità di eseguire questa semplice misurazione con un particolare strumento.

Per ridurre i derivati dello zucchero il trucco è quello di mangiare cibi a basso indice glicemico e quindi passare dai carboidrati raffinati ai carboidrati integrali, aumentare la quota di legumi, bere moderate quantità di alcool ed evitare i dolci a parte la cioccolata fondente.  Il prof. Moya, nutrizionista e ricercatore basiliano, ha ribadito il concetto che la  dieta mediterranea sia  da considerare,  in assoluto, la migliore dieta  contro l’invecchiamento e secondo questo relatore, molto simpatico ed esuberante, viene confermata l’importanza del tè verde e del resveratrolo come integratori da assumere  praticamente tutta la vita. Interessante la relazione del prof. Francesco Marotta, gastroenterologo e valido ricercatore che ha sviluppato il tema del microbiota ed in particolare di un nuovo esame delle feci noto come coprology test in grado di valutare con molta affidabilità la qualità del microbiota. Su questo argomento stanno crescendo le pubblicazioni scientifiche, in particolare per quanto riguarda la relazione fra microbiota e sistema nervoso centrale.

Considerato che i partecipanti al convegno erano in prevalenza donne, con molta attenzione  è stata seguita  la relazione del ginecologo prof. Genazzani che ha insistito sulla opportunità di ormonoterapia sostitutiva per la fase menopausale.  Perdita della memoria , depressione , secchezza delle mucose, insonnia, vanno combattute con adeguate dosi di ormoni estroprogestinici a dosaggi personalizzati e la novità è la somministrazione di questi ormoni in compresse sublinguali il cui maggiore assorbimento consente la riduzione delle dosi. Proprio pochi giorni fa mi è capitato di visitare una signora di 56 anni che dopo la menopausa ha iniziato a soffrire di asma bronchiale molto aggressiva , diagnosticata come asma post menopausale, il cui trattamento prevede cortisone sistemico ed inalatorio. Molto meglio sarebbe stato mantenerla sotto terapia ormonale sostitutiva a dosaggi controllati. La prof.ssa Costanza Papagno, docente di psicologia all’Università della Bicocca di Milano,  ha spiegato, alla fine della giornata,  come il tanto diffuso minimental test sia da abbandonare e vadano invece somministrati più test in grado di valutare meglio lo stato cognitivo, la visualizzazione spaziale, la memoria di lavoro ecc. La  Papagno  ha concluso la sua relazione insistendo sull’importanza della capacità di ascolto da parte dello psicologo per quanto riguarda la raccolta della storia clinica del paziente o meglio della “persona”  che si intervista.