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Stabilire un contatto con le realtà extraterrestri: intervista a Alan Steinfeld


Non passa mese ormai, a volte settimana, senza che qualche personaggio delle “alte sfere” governative e militari statunitensi non faccia qualche ammissione sugli UFO. Ma che significato ha tutto ciò? Si tratta veramente dell’ammissione che gli UFO non solo esistono e che la loro provenienza sia di dichiarata provenienza extraterrestre? Certo che no. Si tratta tuttavia di un passaggio quantomeno rimarchevole, storico se vogliamo, per tutta la questione relativa al “mistero degli oggetti volanti non identificati”. Che, tra l’altro, oggi vengono preferibilmente definiti UAP (da “Unidentified Aerial Phenomenon”). Siamo dunque passati dalla visione della scienza ufficiale che preferiva identificare negli UFO dei fenomeni allucinatori, guardando magari ai testimoni come dei disturbati mentali o quantomeno dei creduloni, oppure che interpretava quali fenomeni naturali mal interpretati, alla attuale concezione di “fenomeno aereo di origine sconosciuta”.

La domanda immediatamente successiva che può sorgere alla persona comune però non può che essere: “Va bene, ma allora cosa sono? Se hanno apparenza solida, schizzano via a velocità formidabili, compiono acrobazie impensabili per i nostri mezzi aerei, scompaio di botto o si immergono improvvisamente nell’oceano, che natura hanno? E, soprattutto, quale origine hanno?”. Tutte domande ancora senza risposta. Almeno, senza risposta, per ci guarda a questo fenomeno con occhio e atteggiamento laico, addirittura critico. Anche se negarlo, appunto, non è più possibile.

Ma c’è  poi, invece, chi le riposte al mistero degli UFO non solo le ha, o ritiene di averle, ma è addirittura convinto della  loro origine aliena. Tra queste figure, apostole di una “nuova realtà”, una delle più interessanti è certamente Alan Steinfeld che ha di recente pubblicato con St. Martin’s Press un volume dal titolo Making Contact: Preparing for the New Realities of Extraterrestrial Existence (Stabilire un contatto. Prepararsi alle nuove realtà della esistenza extraterrestre). Steinfeld si definisce un “ricercatore della coscienza” e potrebbe essere visto come un classico rappresentante della New Age per la molteplicità dei suoi interessi nei campi della crescita enteriore, del potenziale umano, delle terapie naturali e, appunto, nello studio del fenomeno UFO.

Studioso, scrittore, produttore e regista televisivo Alan Steinfeld è regista e conduttore del programma televisivo in prima serata “New Realities” per la rete Time Warner di New York. Per oltre 20 anni ha portato al suo pubblico idee all’avanguardia nel campo della scienza, della salute e della spiritualità. Ha intervistato oltre 3.000 personaggi tra i più influenti su questi temi, e anche il suo libro Making Contact include testimonianze dirette di personaggi influenti coinvolti nel fenomeno UFO. Dodici milioni di persone hanno visto i suoi video “New Realities” sul suo omonimo canale YouTube e inoltre produce programmi radiofonici e podcast settimanali della serie “New Realities” per iTunes, BBSradio e KYAK-FM in Oregon.

Insomma, un personaggio certamente interessante da intervistare, come del resto mi è capitato di leggere sulla rivista “Skeptic” e di vedere nell’intervista su YouTube a cura dello “scettico”, nonché saggista e storico della scienza Michael Shermer. Ecco dunque la mia intervista, al lettore farsi una propria idea come rimarca in modo pacato ed equilibrato Alan Steinfeld, ed è pur sempre una testimonianza del tempo che stiamo vivendo.

Alan Steinfeld, qualcuno potrebbe chiedere e commentare: “Un altro libro sugli UFO?”. Quindi la prima domanda è: perché c’era bisogno di un altro libro sugli UFO e in che modo Making Contact differisce da tutti gli altri pubblicati fino ad oggi?

Naturalmente ci sono centinaia e probabilmente migliaia di libri sugli UFO già sul mercato, ma nessuno di loro ha la varietà di intuizioni che questo libro offre. Uno dei motivi per un nuovo libro in questo momento è perché l’intero fenomeno, inclusa l’ammissione da parte del governo degli Stati Uniti di un insabbiamento su questo fenomeno, e l’aumento degli avvistamenti in tutto il mondo con più testimoni che si fanno avanti, stanno contribuendo a fare emergere nuovi aspetti della storia. Questi fattori emergenti hanno creato la necessità per la popolazione mondiale di avere una preparazione istruita per ciò che indica il sottotitolo del libro: “le nuove realtà dell’esistenza extraterrestre”. La preparazione è quella di abituarsi all’idea che la vita sulla Terra non è uno scherzo della natura: la vita e la vita intelligente sono probabilmente diffuse al punto di essere una caratteristica abbondante in tutto il cosmo. Se riusciamo a prepararci con l’accettazione di questa possibilità, saremo più aperti ai benefici che il contatto porterà all’umanità.

Un altro motivo per un nuovo libro come questo è rendersi conto che nessuno ha una piena comprensione di questo argomento molto complesso. Allo stesso modo, la nostra consapevolezza del fenomeno si sta evolvendo, così come il fenomeno stesso. Ad esempio, alle persone negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso capitava di vedere velivoli a forma di disco, poi negli anni ’60 a forma di sigaro. Negli anni ’90 la gente vedeva triangoli e oggetti a forma di V. Ora stiamo vedendo piramidi volanti e oggetti a forma di tic-tac. Quindi, la domanda è: queste forme si stanno evolvendo a nostro beneficio o perché l’intelligenza dietro di esse sta aggiornando le proprie apparecchiature? Non lo sappiamo, a questo punto. Quello che possiamo dire è che questa non è una situazione statica.

Inoltre, ciò che viene modificato è la nostra terminologia, che implica una messa a punto della consapevolezza cosciente. Quelli che una volta erano chiamati UFO (oggetti volanti non identificati) ora vengono chiamati formalmente UAP (fenomeni aerei inspiegabili), quindi siamo sostanzialmente passati da oggetto a fenomeno. Il che ha portato anche i migliori ricercatori a rimescolare le proprie idee, per rivalutare il loro atteggiamento rispetto a tale situazione. Con tutto ciò, ho ritenuto che l’unico modo per dare una giusta panoramica dell’intersezione attuale del fenomeno con la nostra vita quotidiana, fosse quello di comporre un libro che esamini una varietà di fatti e interpretazioni a partire dai “dadi e bulloni” (cioè l’aspetto materiale del fenomeno) per spostarsi poi più in profondità, negli effetti sottili della mente di coloro che interagiscono con queste cose. Presentando l’intera gamma del fenomeno i lettori possono giungere alla loro conclusione, che ritengo valida quanto qualsiasi cosa proveniente dai livelli ufficiali di governo.

Stiamo vivendo un momento storico particolare per il fenomeno UFO: le dichiarazioni riguardanti gli UFO come fenomeno “reale” si susseguono ora a ritmo serrato. Quasi nessuno ora pensa di chiamarli “allucinazioni” o “fenomeni naturali” male interpretati. Tuttavia, non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali sulla loro presunta “natura extraterrestre”. Come interpreta tutto questo, e pensa che gli UFO saranno mai ufficialmente dichiarati di “origine extraterrestre”?

Come disse il filosofo Arthur Schopenhauer: “La verità passa attraverso tre fasi. Prima viene negata. Quindi viene ridicolizzata. Alla fine è accettata come ovvia”. Stiamo uscendo dalla fase del ridicolo e stiamo andando verso l’accettazione globale. Ma sembra che “i poteri forti” ritengano ancora che non siamo pronti per conoscere tutta la verità. Così ci stanno dando delle briciole, solo per stuzzicare il nostro appetito. Personalmente penso che tutto dovrebbe essere mostrato e reso disponibile. Tutti i corpi e i recuperi che sono rinchiusi da qualche parte dovrebbero essere mostrati in modo che il mondo possa vedere cosa e qual è la verità. Ma come la maggior parte delle verità dopo anni di bugie e smentite, ne esce un pasto a piccoli bocconi. Ma sì, finalmente, ora abbiamo il Pentagono che dice: “Gli UFO sono reali”. Ma non c’è stata alcuna menzione (almeno pubblicamente) della parola che inizia per “a”: “alieni” – che equivale a  domandarsi chi sta volando o sta costruendo questi oggetti.

Questo è il motivo per cui penso che “prendere contatto” debba diventare un movimento sociale, come tutti i grandi movimenti di emancipazione del 20° secolo. Ma questa volta ciò di cui abbiamo bisogno è andare oltre le classificazioni sociali, verso un cambiamento radicale nella nostra coscienza. La liberazione di questa verità impegna una causalità più profonda nella natura stessa di chi e cosa sono gli esseri umani. Questa espansione della consapevolezza sembra essere una delle ragioni principali per cui chi ha il controllo esita a dire: “La realtà non è ciò che pensavamo. La vita non è un’anomalia. L’universo sembra essere pieno di vita e di intelligenza superiore, e dobbiamo essere consapevoli di una maggiore cosmologia”.

Questa non è niente di meno che una rivoluzione copernicana, e guarda in che guai persone come Galileo si trovarono quando sfidarono la visione ufficiale della realtà. Beh, non credo che ci siamo evoluti molto da quei tempi, ma almeno abbiamo Internet dove è più difficile sopprimere nuove rivelazioni. Tuttavia, ci vorrà uno sforzo da parte di tutti per abbandonare il vecchio pensiero su noi stessi, sul nostro posto nell’universo e scoprire uno spettro più ampio di possibilità. Gli UFO e le successive rivelazioni ET cambieranno tutto ciò che sappiamo sulla nostra storia, biologia, religione e, naturalmente, la nostra comprensione della fisica.

Di che tipo sono state sono state le sue esperienze con il fenomeno UFO? Cioè, sono state solo di natura psicologica, come conseguenza della meditazione e della modificazione dello stato di coscienza, o di altra natura? Ci può spiegare?

I miei momenti di contatto più essenziali sono avvenuti in stati di sogno. Intendo dire mentre dormivo e sognavo, ma non erano il tipo di sogni che sarebbero successivamente svaniti al mattino. Qualcosa di distinto in loro è rimasto nella mia mente per decenni. In realtà, queste esperienze erano più simili a stati di consapevolezza ludici. Questo non significa che non abbia avuto i miei avvistamenti alla luce del giorno. Ne ho avuti alcuni, ma il vero contatto (se possiamo dire reale) mi è accaduto quando alcuni esseri si sono avvicinati a me in altri livelli di consapevolezza. Penso che quelli siano i regni in cui essi abitano. Da queste esperienze, sento che per interagire con questi altri esseri alle loro condizioni dobbiamo diventare più lucidi negli stati alterati di coscienza.

Nel mio libro c’è una storia raccontata dalla ricercatrice Linda Moulton Howe su un whistleblower (rivelatore) militare che la avvicinò segretamente per raccontarle che gli fu ordinato dal suo ufficiale superiore di avere un incontro faccia a faccia con un “alieno grigio” catturato dal governo. Quando questo militare guardò negli occhi la creatura ebbe una travolgente sensazione viscerale, come se sette filmati, tutti in una volta, con colori, suoni e sensazioni tattili, venissero “scaricati” di botto nella sua mente. Tanto che lo stesso militare aggiunse di essere svenuto per il travolgente impatto sensoriale. Gli stimoli erano troppi da gestire. Questo potrebbe essere ciò che ognuno di noi potrebbe affrontare con un contatto completo. Ma penso che queste creature intendano renderci le cose più facili riguardo la loro realtà, non presentandosi di colpo, ma andando e venendo a scatti. Quindi, quando ci adattiamo alla loro presenza e alle loro frequenze vibrazionali, saremo più aperti all’impatto sensoriale multidimensionale. Forse è per questo che ci stanno preparando anche attraverso gli ambienti multiformi dei social media digitali.

Tempo fa scrissi un articolo sulle conseguenze psicologiche e sociali dell’annuncio ufficiale di una ipotetica “presenza extraterrestre sul nostro pianeta”. Considerando che non tutta l’umanità ha le stesse caratteristiche sociali e culturali per accogliere una notizia di questo genere, cosa accadrebbe secondo lei se ciò avvenisse davvero?

Per coloro che hanno un senso della storia e di uno scopo, l’annuncio ufficiale che non siamo soli nell’universo sarà un punto di svolta nella civiltà umana. Ma poi di nuovo, quando diciamo civiltà, la maggior parte delle persone in Europa occidentale e in America non considera il resto del mondo così civilizzato come lo sono loro. In verità, le culture indigene del Nord e del Sud America e quelle dell’Africa o degli aborigeni australiani conoscono e accolgono visitatori da altri mondi da molto tempo. Siamo solo noi che siamo stati investiti da una visione cartesiana, newtoniana e meccanicistica della vita che sembra avere il momento più difficile nel riconoscere una maggiore ecologia della vita cosmica. Ma questo atteggiamento che siamo i depositari della conoscenza deve cambiare. Dobbiamo affrontare i fallimenti del nostro paradigma scientistico basato secondo cui  la vita è un’anomalia in un universo senza vita. Tuttavia, se possiamo integrare l’approccio intuitivo del cervello destro al mondo, combinandolo con la razionalità e la logica del cervello sinistro, potremmo scoprire che l’universo è davvero pieno di vita, spirito, coscienza ascendente, e che può essere formulato da una scienza più vasta per comprenderlo. Penso che la fisica quantistica sia un inizio in quella direzione.

In questo senso devo citare, come faccio nel mio libro, il grande poeta tedesco Rilke dalle sue Lettere a un giovane poeta, laddove si discute dell’irrazionalità della paura che può provenire da esseri sconosciuti. Rilke scrive: “Noi dobbiamo accogliere la nostra esistenza con tutta l’ampiezza che si può raggiungere; tutto, anche l’inaudito, deve essere possibile in essa. Questo, in fondo, è l’unico coraggio che ci viene richiesto: essere coraggiosi verso lo stranissimo, lo stupefacentissimo e l’inspiegabilissimo in cui possiamo incappare. Che le persone siano state codarde rispetto a questo, ha provocato danni innumerevoli alla vita; le esperienze che si denominano ‘apparizioni’, l’intero cosiddetto ‘mondo spirituale’, la morte e tutte queste cose a noi così vicine sono state così tanto respinte dalla vita per mano del rifiuto quotidiano che i sensi con cui possiamo afferrarle sono devitalizzati”. In altre parole, incontrando “l’altro” possiamo abbracciare più qualità della nostra maggiore umanità che è rimasta sopita a causa del dominio della civiltà occidentale.

È prevista un’edizione italiana di “Making Contact”?

Spero che esca in italiano e in molte altre lingue, perché questo fenomeno è un evento planetario. La venuta, o meglio il riconoscimento che abbiamo visitatori da altri mondi, può creare un risveglio mondiale in tutti i campi della vita umana. Quindi sento che ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento non è solo il riconoscimento delle meraviglie nel cielo, ma come possiamo unirci come un unico pianeta per salvare il nostro ambiente e costruire una nuova civiltà su scala globale, rispettando il senso di sovranità e tradizione del pianeta Terra,

In altre parole, abbiamo bisogno di unirci come una sola umanità, che forse è davvero tutto ciò che riguarda il contatto. Perché la separazione sembra essere alla base della crisi che minaccia tutti su questo prezioso pianeta blu. Penso che gli ET siano qui per svegliarci a questa consapevolezza della nostra natura comune. Che siamo italiani, americani o cinesi, facciamo parte di un’unica umanità. In questo senso, cito nell’epilogo del libro ciò che ho chiesto al biologo Bruce Lipton riguardo alla prossima fase della nostra evoluzione. Nella mia intervista per New Realities, visibile su YouTube, Lipton mi ha risposto: “Il nostro prossimo livello di evoluzione è riconoscere che siamo tutti cellule di una comunità più ampia riunita per condividere la consapevolezza, al fine di creare un organismo vivente chiamato umanità. Non siamo esseri umani finché non creiamo l’umanità. Questo avviene quando riconosciamo che siamo tutti cellule dello stesso organismo vivente e lavoriamo in modo coerente, allora l’umanità è completa. Quando l’umanità è completa, la Terra come organismo completa la sua evoluzione. Diventa una Gaia vivente, che respira, che pulsa.  Quando ci riuniremo in un’unità, con una voce che ci permetterà di parlare come Uno, che ci permetterà di parlare con gli altri”. Quindi entrare in contatto è un lavoro interiore. Si tratta di prendere contatto con noi stessi, l’un con l’altro e con la Terra che a quel punto risulterà in contatto con “gli altri” cosmici.

Vedi anche:

UFO: la cultura che ci cambiò la vita

Tecnofirme di vita aliena: ora si sa dove e come cercare vita intelligente nel cosmo


AviLoeb_NEUROBIOBLOGDopo l’annuncio nei giorni scorsi da parte dell’Università di Nottingham  che solo nella nostra galassia, la Via Lattea, potrebbero esserci fino a 36 civiltà extraterrestri “attive e intelligenti” ecco un’altra notizia entusiasmante per tutti i convinti sostenitori che non siamo soli nell’universo. Dopo oltre trent’anni la Nasa torna a finanziare la ricerca di vita intelligente nel cosmo. Certo, non con cifre stratosferiche, data la nota crisi economica dell’ente spaziale americano: si parla di una sovvenzione di circa 287.000 dollari per la durata di due anni, con la possibilità di essere estesa a un terzo anno. La ricerca sarà condotta dagli scienziati del Center for Astrophysics di Harvard e Smithsonian e dell’Università di Rochester.

La ricerca di vita extraterrestre torna dunque ad essere un oggetto al centro dell’interesse scientifico internazionale. E non parliamo di forme di vita elementare come si è detto per tanti anni.  Questa volta si fa sul serio: la ricerca è rivolta a civiltà aliene che abbiano raggiunto un grado di sviluppo scientifico e tecnologico tali da lasciare delle “tecnofirme” (technosignatures in inglese). Siccome la ricerca scientifica e le applicazioni tecnologiche evolute richiedono impiego di energia, l’ipotesi di lavoro degli scienziati è che tale attività possa dare manifestazione di sé attraverso forme comuni anche sul nostro pianeta, ad esempio l’inquinamento e l’uso di pannelli fotovoltaici. Extraterrestri che usano pannelli solari? Ebbene sì è la risposta degli scienziati: «Le tecnofirme si riferiscono a firme di tecnologie aliene avanzate simili o forse più sofisticate di quelle che possediamo», ha dichiarato Avi Loeb, professore di Scienze all’Università di  Harvard e presidente del  dipartimento di astronomia. «Tali firme potrebbero includere l’inquinamento industriale delle atmosfere, luci di città, celle fotovoltaiche (pannelli solari), megastrutture o sciami di satelliti».

Ma cosa c’entrano i pannelli solari con le civiltà extraterrestri? «La stella più vicina alla Terra, Proxima Centauri, ospita un pianeta abitabile, Proxima b. A quanto ne sappiamo il pianeta non ha una alternanza di notte e giorno, ma bensì  lati permanenti diurni e notturni», ha spiegato Loeb. «Se una civiltà vuole illuminare o riscaldare il lato notturno, posizionerebbe le celle fotovoltaiche sul lato diurno e trasferirebbe l’energia elettrica acquisita sul lato notturno». Uno dei compiti della ricerca  è dunque quello di evidenziare una “banda di lunghezze d’onda” corrispondente a un possibile rifesso della luce solare su una struttura artificiale, in questo caso i pannelli solari.

Riguardo la ricerca infruttuosa fino ad oggi di vita intelligente nel AdamFrank_NEUROBIOBLOGcosmo, Adam Frank, professore di Fisica e astronomia all’Università di Rochester e principale destinatario del finanziamento, ci ha tenuto a sottolineare che finora non si è cercato nel modo giusto e soprattutto nel posto giusto : «Il programma Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence) ha sempre affrontato la sfida di capire dove cercare. A quali stelle punti il ​​tuo telescopio e dove cerchi segnali? Ora sappiamo dove cercare. Abbiamo migliaia di esopianeti tra cui pianeti nella zona abitabile in cui si può formare la vita. Il gioco è cambiato».

CfA Scientists Collaborate on New Study to Search the Universe for Signs of Technological Civilizations
Release No.: 2020-12 For Release: Friday, June 19, 2020 – 8:00am

 

 

Le macchine domineranno il mondo e gli alieni sono elettronici


The Royal Society launches online resourceSembra già lui un alieno. E magari lo è, ma si guarda bene dal rivelarlo. In ogni caso, rende ragione di coloro secondo cui i grigi sarebbero alieni che girano per le nostre lande. A disturbare e rapire gente che dorme. Ma niente più che macchine biologiche, entità artificiali. Entità biologiche in grado di valicare gli spazi siderali, in virtù del fatto di non avere limiti vitali di tempo. Cioè, non è che Martin Rees, professore emerito di cosmologia e astrofisica all’Università di Cambridge, non nuovo a dichiarazioni fantascientifiche sul nostro futuro, sostenga che esistono i grigi. Però in una recente intervista rilasciata a The Conversation, afferma che se ci imbatteremo in una vita aliena, non sarà per nulla come noi, ma bensì una sorta di “entità elettronica”.

«Se guardiamo alla nostra storia sulla Terra», spiega Martin Rees, «ha impiegato circa quattro miliardi di anni per passare dai primi protozoi alla nostra attuale civiltà tecnologica. Ma se guardiamo al futuro, allora è molto probabile che nel giro di pochi secoli, le macchine avranno preso il sopravvento. E avranno quindi miliardi di anni davanti a loro. In altre parole, il periodo di tempo occupato dall’intelligenza organica è solo un sottile frammento tra la vita precoce e la lunga era delle macchine. Poiché le civiltà si  saranno sviluppate a ritmi diversi, è estremamente improbabile che troveremo vita intelligente al nostro stesso stadio di sviluppo. Più probabilmente, troveremo una  vita molto più semplice, o un’intelligenza già completamente elettronica».

Qualcosa di simile Rees lo dice anche nella recente edizione italiana del volume collettaneo “Alieni. C’è qualcuno là fuori” a cura del fisico teorico Jim Al-Khalili dell’Università del Surrey, Gran Bretagna. Il volume, attraverso i vari capitoli redatti da altrettanti specialisti, divulgatori scientifici o studiosi del settore, prende in considerazione un po’ tutti gli aspetti di una eventuale vita extraterrestre e del nostro incontro con la medesima. Si parla persino di cinque casi UFO, tra i più noti, che “hanno dato la stura a milioni di avvistamenti”. E, dal punto di vista psicologico, di incontri ravvicinati e rapiti dagli alieni. Sul fatto che gli alieni riescano a giungere fino a noi, l’astrobiologo Lewis Dartnell concorda con Martin Rees, su una alternativa molto più plausibile.

«Forse è irrealistico», dice Lewis Dartnell, «aspettarsi che ET affronti di persona tutti gli inconvenienti del viaggiare attraverso le distese dello spazio interstellare verso mondi lontanissimi, sarebbe molto più comodo farlo per procura.  Ad attraversare la galassia non saranno vulnerabili organismi biologici all’interno di una complessa tecnologia atta a mantenerli in vita, bensì sarà la tecnologia stessa, più robusta e durevole. Con una conoscenza più completa del funzionamento del cervello umano  (il diagramma delle connessioni neurali e le altre interazioni che danno origine all’intelligenza e alla coscienza), è del tutto ragionevole che possiamo non solo simularlo alla perfezione con un hardware costruendo un’intelligenza artificiale, ma potremmo anche caricare la coscienza di un essere umano in un computer. Contenuti in una capsula miniaturizzata di circuiti elettronici e sistemi di autoriparazione, saremmo non solo praticamente immortali, ma anche incredibilmente compatti e leggeri, e dunque molto più adatti ai viaggi interstellari».

Tutto affascinante. Tutto plausibile. Soprattutto per chi si è sempre alimentato di AlieniLibrofantascienza e le ipotesi narrate dagli scrittori ora se le ritrova propalate da rispettabili scienziati. Sarà. Per me, comunque, Martin Rees è un alieno (guardatelo) che ha trovato il modo di dissimularsi parlando di altri alieni che arriveranno chissà quando, chissà da dove, chissà in che modo. Mentre lui è già qui. Tranquillo. A studiarci. E, soprattutto, a divertirsi della nostra ignoranza e dabbenaggine di terricoli arretrati. Che ragionano ancora di corpi, macchine e bulloni.

Matt Warren, Aliens, very strange universes and Brexit – Martin Rees Q&A, The Conversation, April 3, 2017

Jim Al-Khalili (a cura di), Alieni. C’è qualcuno là fuori?, Bollati Boringhieri, 2017

Winston Churchill e gli alieni


Churchill.jpgWinston Churchill oltre che un politico, storico e giornalista britannico, entrato egli stesso nella storia per il suo ruolo di primo ministro durante la seconda guerra mondiale, è stato un grande appassionato di scienza e tecnologia. Lo potremmo addirittura definire un futurologo. In un suo articolo andato disperso e dimenticato, in quanto appartenuto a una collezione privata e di recente ritrovato al National Churchill Museum di Fulton (Missouri, Usa), affronta diffusamente il tema dellla possibilità di vita aliena. Si tratta di un manoscritto di undici pagine redatto nel 1939 e intitolato nella prima stesura “Siamo soli nello spazio?”, in seguito rivisto alla fine del 1950 e modificato in “Siamo soli nell’Universo?”.

Nel maggio del 2016 questo testo di Churchill è stato ritrovato. Lo statista e scrittore fa riflessioni tipiche della astrobiologia. Discute sul fatto che la vita ha bisogno di acqua, ma anche del fatto che un fenomeno come la vita non si presenta isoltao, ma bensì tende a diffondersi e riprodursi.

«Churchill ha iniziato il suo saggio non molto tempo dopo il 1938 – scrive l’astrofisico e divulgatore scientifico Mario Livio su Nature dando notizia del ritrovamento e del contenuto del manoscritto – quando negli Stati Uniti ci fu la diffusione del dramma radiofonico “La guerra dei mondi” (un adattamento dalla storia di HG Wells). Trasmissione che aveva generato “la febbre di Marte” nei media. Del resto, la speculazione sulla esistenza della vita sul pianeta rosso era in corso dalla fine del XIX secolo». Cioè dal 1877, quando l’astronomo Giovanni Schiaparelli descrisse segni lineari su Marte (canali, erroneamente tradotto in inglese come canals) che si pensava fossero opera di qualche civiltà. Pur elencando le difficoltà di viaggi interstellari, date le distanze incolmabili per la tecnologia terrestre dei suoi tempi, Churchill si diceva convinto che in un futuro non molto lontano sarebbe stato possibile raggiungere la Luna, o addirittura Venere e Marte. «Con centinaia di migliaia di nebulose  – conclude Churchil – , ognuna delle quali contiene migliaia di milioni di soli, le probabilità sono enormi. Ci deve essere un immenso numero di nebulose con pianeti le cui condizioni non renderebbero la vita impossibile».

Mario Livio, Winston Churchill’s essay on alien life found, Nature, 15 February 2017 – A newly unearthed article by the great politician reveals that he reasoned like a scientist about the likelihood of extraterrestrials, writes Mario Livio.

Vele di luce verso gli alieni


starshot-1-900x420La voglia di alieni, di conoscere e comunicare con intelligenze extraterrestri è evidente nella continua produzione di letteratura, fumetti, videogiochi, serie televisive e soprattutto film di fantascienza come il recente “Arrival”. Non ci rassegniamo a saperci soli nel cosmo, almeno in quello conosciuto e raggiunto dai nostri mezzi di esplorazione tecnologica e astrofisica. Non ci rassegniamo a non ricevere segni di vita intelligente là fuori, oltre i confini del nostro pianeta e della nostra galassia. Possibile che nessun segnale, neppure quello di un pianeta evoluto, ormai estinto, non sia partito millenni fa dalle profondità dello spazio per essere alla fine captato dai noi terrestri? Già, ma se gli alieni avessero altri modi, altri sistemi di comunicazione, a noi ancora ignoti? Ad esempio.

Tutti gli appassionati di fantascienza, Ufo e vita aliena, fremono ogni volta che c’è un annuncio relativo a un possibile segnale intelligente dallo spazio profondo. Ogni volta che pare individuarsi nel cosmo una anomalia che non sembri naturale. Poi ogni volta gli entusiasmi si placano, ricordando gli spazi siderali che ci separano da sistemi extrasolari e relativi pianeti. Con possibili vite intelligenti.

E mandare segnali nel cosmo? Lo abbiamo fatto in vari modi. Gli scienziati, tra l’altro, si dividono in due categorie. Vale la pena di tentare: sarebbe un salto evolutivo per l’umanità confrontarsi con civiltà aliene più evolute. Lasciamo perdere: non sappiamo con chi ci mettiamo in contatto, potrebbero volerci colonizzare e sottomettere. Tra questi ultimi vi sono il genio della fisica Stephen Hawking (in parte ricreduto) e il fisico Mark Buchanan che dice (e scrive): bravi, andiamo alla ricerca, ma chi ci dice che non siano guai? (Searching for trouble? Nature Physics 12, 720 2016).

Infine, magnati come il fisico e filantropo russo Yuri Milner che finanzia la possibilità di lanciare messaggi nello spazio, in grado di raggiungere in tempi umani destinazioni interessanti per le possibilità di vita extraterrestre.

Con il progetto Breakthrough Starshot, presentato da Yuri Milner, si legge nel sito, l’umanità non fa che proseguire nella sua lunga storia fatta di esplorazioni in terre ignote, di salti in avanti. Fuori dai confini. Aldilà dei continenti e delle terre note.

Se, com’è vero, «con la tecnologia di propulsione a razzo attuale, ci vorrebbero decine o centinaia di millenni per raggiungere la  stella più vicina, Alpha Centauri. Le stelle, a quanto pare, hanno fissato limiti severi sul destino umano. Fino ad ora». Ma se non possiamo mandare razzi ed equipaggi umani verso Alpha Centauri, perché non inviare e raccogliere informazioni attraverso sonde miniaturizzate che aprirebbero altrettante vele spaziali, lanciate da una astronave madre e sospinte da potenti e precisi raggi laser alla velocità di 50 mila chilometri al secondo, pari a circa un quinto rispetto alla velocità della luce? Tale sistema, si legge sempre nel sito di Breakthrough Starshot, permetterebbe alla missione di raggiungere Alpha Centauri in poco più di 20 anni dal lancio. Un tempo ragionevole per togliersi qualche sfizio sulle possibilità di vita aliena. Certo, costicchia un poco: tra 5 e 10 miliardi di dollari. Yuri Milner ne butta subito sul piatto 100 milioni. Qualcun altro è pronto a rilanciare?

Breakthrough Starshot