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Vincenzo Silani: “La nostra testimonianza di neurologi sul fronte Covid-19”


Istituto Auxologico Italiano. Foto di Ugo De Berti, https://www.udb.itL’impegno e il sacrificio dei medici italiani sul fronte Covid-19 stanno ottendo riconosciementi dalle riviste mediche internazionali che hanno colto l’importanza di scrivere la storia della pandemia in diretta. Dalla viva voce, attraverso le testimonianze dei medici, delle varie specialità,  che stanno  evidenziando le conseguenze di una malattia sistemica come l’infezione da coronavirus. Vincenzo Silani, primario di neurologia all’Auxologico e professore ordinario di neurologia all’Università di Milano, è stato tra i primi a evidenziare e descrivere i sintomi neurologici da Covid-19 in documenti continuamente aggiornati della Società italiana di neurologia.

Silani ha avuto una chiamata inaspettata da parte della più importante rivista mondiale di neurologia: “Neurology” dell’American Academy of Neurology. Nella sua testimonianza pubblicata dall’edizione online di “Neurology”, oltre alla descrizione delle manifestazioni neurologiche da coronavirus, Silani descrive l’impegno italiano nel fronteggiare una pandemia con parole che sembrano evocare scenari storici del remoto passato ma anche del prossimo futuro. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Prof. Silani com’è nata la richiesta di “Neurology Blogs” di riferire sulla situazione della neurologia italiana rispetto alla pandemia da Covid-19?

Da un contatto diretto dell’Editor della rivista Neurology che mi ha chiesto un contributo volto a descrivere la situazione della neurologia italiana perché ha molto colpito il mondo la particolare violenza di manifestazioni cliniche legate al Covid-19 in Italia. Neurology è anche l’organo ufficiale della American Academy of Neurology (AAN), la società neurologica statunitense che promuove ulteriormente la diffusione del messaggio.

Ci vuole riassumere i punti salienti del suo contributo a “Neurology Blogs”?

Il blog descrive la drammatica situazione italiana con l’impatto di un nuovo virus che ha determinato l’emergenza più significativa del dopoguerra in Italia come nel mondo. I medici ed il personale paramedico si sono trovati in prima linea, come per altro sono abituati a fare ogni giorno, ma in una realtà senza precedenti e hanno iniziato una prestazione fino al sacrificio della vita. La mortalità in Italia è elevata e sfugge la vera spiegazione di ciò: la competizione per avere un respiratore ha comportato scelte eticamente difficili in alcuni casi. La determinazione, però, della sanità è stata esemplare.

La popolazione di malati neurologici si è trovata a casa senza possibilità di interagire con il neurologo curante se non da remoto: pazienti con selettive patologie richiedono momenti assistenziali diversi ed articolati. Per esempio i pazienti affetti da Sclerosi Multipla con terapie immunomodulanti di particolare complessità, i parkinsoniani con necessità di uno stretti monitoraggio della terapia e relative complicanze nell’ arco della giornata, i pazienti con disturbo cognitivo-comportamentale (con demenza) determinanti un carico assistenziale inusitato sul caregiver, i pazienti neuromuscolari come quelli affetti da SLA che richiedono particolare assistenza respiratoria per definizione, con necessità di accesso alla intubazione nei casi scompensati più gravi. La necessità, inoltre, di provvedere a continuare gli studi clinici in corso ha suggerito modalità gestionali diverse con una larga interfaccia con i sistemi offerti dalla telemedicina.

La comunità neurologica ha reagito prontamente all’ emergenza fornendo un supporto incondizionato ai colleghi in prima linea impegnati nella emergenza: anche gli specializzandi in neurologia si sono offerti per l’assistenza Covid-19. Molte neurologie sono state chiuse e le rispettive Unità Operative convertite a Covid-19. Sono stati creati in Lombardia centri hub per la patologia neurologica che, sorprendentemente, si è ridotta. Si può speculare che il paziente con deficit neurologico acuto preferisce rimane a casa evitando di essere immesso in una situazione Covid-19 potenzialmente pericolosa.

Un aspetto inatteso, però, dall’ analisi della letteratura cinese è il coinvolgimento neurologico in alcuni pazienti: se certamente prevale l’urgenza polmonare più devastante, in alcuni pazienti possono manifestarsi aspecifici segni o sintomi come la cefalea, la perdita dell’olfatto, gusto e mialgie che vanno valorizzati. Casi di indubbio interessamento del sistema nervoso centrale o periferico sono stati ampiamente riportati. A questo fine ho sollecitato la Società Italiana di Neurologia (Sin) per l’allestimento di un rapido protocollo per la definizione del cointeressamento neurologico del Covid-19 che, approvato dal Comitato Etico dell’Istituto, verrà applicato su tutto il territorio nazionale alle neurologie interessate.

Covid-19 ha già avuto un impatto sui modelli organizzativi della neurologia italiana, ha indotto il veloce utilizzo di mezzi telematici per la didattica e per il consulto in remoto, ma ancor di più potrà incidere sulla neurologia del futuro orientando la ricerca e lo sviluppo di istituti dedicati.

Ci sono novità riguardo a quanto si sta cercando di capire sulle ricadute dell’infezione da Covid-19 sul sistema nervoso? 

L’ emergere di un potenziale interessamento del sistema nervoso nella pandemia da Covid-19 ha sollecitato i ricercatori a definire la via d’accesso per il virus e l’iposmia/ipogeusia (perdita di olfatto e gusto) hanno prontamente suggerito quello nasale via bulbo olfattorio con raggiungimento delle strutture troncoencefaliche per altro deputate anche alla regolazione della respirazione. Studi su animali transgenici hanno dimostrato la diffusione e la letalità di cariche ridotte virali quando iniettate transnasali anche in assenza di un coinvolgimento polmonare.

Un’ altro spunto rilevante deriva dalla consapevolezza che il Covid-19 agisce tramite una molecola recettoriale: l’Ace2 che risulta ampiamente coinvolta nei meccanismi regolatori del sistema neurovegetativo e del controllo pressorio. Ace2 è anche espressa nell’ encefalo e nei centri regolatori, appunto, del respiro e della pressione. Un meccanismo neuroinfiammatorio potrebbe essere alla base della disfunzione neuronale, acceso da una complessa interazione tra il virus e l’ospite.

Siamo all’ inizio di una nuova avventura scientifica volta ad identificare i meccanismi di attacco di un nuovo virus, Covid-19, con un potenziale neurotropismo. Questo passo è rilevante per meglio identificare sottogruppi di pazienti con interessamento specifico neurologico ragionevolmente richiedenti terapie specifiche salvavita.

 

 

 

Neurocovid: le manifestazioni neurologiche del Covid-19


VincenzoSilani_NEUROBIOBLOGL’infezione da Covid può dare anche manifestazioni neurologiche? Per Vincenzo Silani, professore ordinario di neurologia e direttore della scuola di specializzazione in neurologia dell’Università di Milano, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia e Stroke Unit dell’Auxologico di Milano, non ci sono dubbi. Ciò che molti medici hanno già constatato sul campo è di fatto un interessamento neurologico del sistema nervoso centrale e periferico da parte dell’infezione da Covid. Tra le manifestazioni rilevate ci sono ad esempio alterazioni del gusto, dell’olfatto e della coscienza. In alcuni casi anche manifestazioni psicologiche e psichiatriche. C’è da chiedersi, secondo i neurologi, se l’infezione da Covid possa, in taluni casi, dare anche conseguenze neurologiche successive alla risoluzione della fase acuta dell’infezione. Emerge sempre di più il fatto che l’infezione da Covid non colpisca unicamente le vie respiratorie, di cui il polmone è il bersaglio primario e di più urgente e vitale risoluzione, ma, potenzialmente, l’organismo nel suo complesso.

La neuroinvasione del Covid 

Vincenzo Silani è tra i  sette superspecialisti nazionali interpellati per stilare un documento denominato “SIN – Covid 19” divulgato in queste ore dalla Società Italiana di Neurologia e scaricabile dal sito della Sin. Documento che elenca i vari passaggi, sulla base delle evidenze scientifiche e cliniche, che vanno dalle caratteristiche peculiari di questo virus, alle vie di ingresso del virus nel nostro organismo – una sorta di “Alien” che cerca di colonizzare e compromettere i vari distretti del nostro corpo. Ad esempio, la via ematogena, del circolo sanguigno, che potrebbe determinarne quello che gli stessi superspecialisti definiscono una “neuroinvasione” da parte del Covid e la conseguente variegata sintomatologia che depone a favore di un possibile coinvolgimeno delle vie nervose periferiche e centrali. 

Se da una parte il Covid è un virus di tipo respiratorio, tuttavia differisce dai comuni virus stagionali che provocano l’influenza: «Oltre ai comuni virus che infettano milioni di persone annualmente, causando patologie a prognosi benigna, ciclicamente emergono infezioni virali a carattere epidemico o pandemico quale conseguenza di trasmissione zoonotica (cioè attraverso animali). Tali infezioni coinvolgono virus Rna quali i coronavirus umani e l’influenza A, agenti che possono colpire organi e sistemi extra-respiratori, incluso il sistema nervoso».

Naso e intestino come vie di accesso Covid 

Ma quali sono le vie di ingresso del virus? Il fatto che ad esempio venga inalato dal naso o dalla bocca, non potrebbe portare direttamente dal naso al cervello, oppure transitare dall’intestino? Dalla letteratura scientifica si deduce che «l’interessamento del sistema nervoso centrale, periferico e muscolare è presente nei pazienti Covid-19 ed una attenta interpretazione dei medesimi auspicabile. In particolare, l’iposmia (diminuzione o assenza dell’olfatto) riportata suggerisce una via di infezione nasale con accesso diretto al sistema nervoso centrale. Questa via potrebbe essere alternativa alla via respiratoria e a quella intestinale e teoricamente potrebbe manifestarsi, come in alcuni casi di Sars-Cov, con sintomatologia prevalentemente neurologica».

Il ruolo del neurologo nella sindrome da Covid

Alla luce di tutto ciò  è fin troppo evidente il ruolo del neurologo nella gestione di ciò che forse, almeno in taluni casi, sarebbe più opportuno definire “sindrome da Covid-19” anziché un singolo evento patologico. Come sottolinea il documento congiunto della Sin: «Infine, poiché circa il 10% dei pazienti ospedalizzati necessita di assistenza in reparti di terapia intensiva, il monitoraggio neurologico deve essere volto anche a verificare l’insorgenza di problematiche neuro-periferiche a tipo “criticall illness neuro-myopathy”, ma anche quella di eventuali complicanze a distanza, post infettiva a tipo sindrome di Guillain-Barré. Ulteriore ruolo del neurologo è quello di collaborare con gli infettivologi nell’eventuale scelta delle terapie, in base alle importanti interazioni farmacologiche, quali ad esempio quelle tra anti-virali ed antiepilettici o anticoagulanti orali».

Il commento finale di Vincenzo Silani 

«Il documento Sin sancisce la consapevolezza della neurologia italiana per un aspetto sottostimato della infezione Covid-19, cioè il sistema nervoso centrale e periferico, compreso il muscolo scheletrico, con una rilevanza clinica potenzialmente sottostimata sia nella conduzione dell’acuto che nelle sequele successive alla infezione», ci dice Vincenzo Silani, coautore del documento, con mandato ufficiale della Sin (Società Italiana di Neurologia) ad una rapida consultazione in tempo reale, ci tiene a sottolineare per correttezza professionale e scientifica, del gruppo “Neurocovid-19” e in quanto segretario del Collegio dei professori ordinari di neurologia impegnati nel supporto della neurologia italiana alla lotta contro l’infezione da Covid-19.

Sin Società Italiana di Neurologia