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Joaquin Phoenix il redentore

a-beautiful-day-nuovi-poster-del-thriller-con-joaquin-phoenix-1.jpgA vederla Lynne Ramsay è una gradevole donna paffutella e sorridente. Non immagineresti i film che riesce a fare. Tipo questo You were never really here (non sei mai stato realmente qui, titolo originale di quello usato nell’edizione italiana: A beautiful day e ne capisci il perché alla fine). Lynne Ramsay fa film folli. Potenti e conturbanti come la follia. Tipo …e ora parliamo di Kevin. Regista britannica (Glasgow), apprezzata dalla critica, pluripremiata, Lynne Ramsay fa film che sono cazzotti in faccia. Calci nello stomaco. In A beautiful day mette in scena tutto il male del mondo, tanto, troppo, con qualche piccola, piccolissima, apertura al sentimento. Alla possibilità che la follia umana possa salvarsi dall’autodistruzione. In un mondo dove ricordi, traumi, passioni, crudeltà familiari e sociali, sporche guerre, delitti, perversioni, vero e falso, reale e irreale, sogno e incubo, si frammischiano tra loro. Senza un prima e un dopo. E neppure un durante. Tutto lo schifo e l’abiezione del mondo. In un Joaquin Phoenix che se ne fa corpo e sangue. Un redentore “solo sicario” anche nell’aspetto (chissà perché non ci ha ancora pensato nessun recensore del film) di questa epoca laida e perduta. Disperata e disperante. Angosciata e angosciante. Un redentore che invece di finire inchiodato sulla croce, aggiusta i torti a colpi di martello (“made in USA”, non a caso). Non andate a vederlo se non siete in grado di reggere le emozioni forti. Troppo forti.

 

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