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Marziani! Da una fake news all’invasione (della mente)

MARZIANI_2016-06-05-08-43-41.pngOggi si parla di fake news. Ma non è certo roba di oggi. Miti, leggende, sette, persino religioni, per non dire movimenti politici, vivono e proliferano grazie alle fake news. Ma com’è nata la storia dei marziani? Del fatto che per molto tempo si è pensato a Marte come pianeta abitato da “omini verdi” (magari con le antennine)? Tutto nasce dall’errore del nostro astronomo Giovanni Schiaparelli che, osservando Marte con uno dei più potenti telescopi dell’epoca (in realtà modesto) dall’Osservatorio Astronomico di Brera di Milano, disegnò le famose mappe marziane con quelli che vennero scambiati per “canali” (1878 e 1888).

E qui entra in scena Percival Lowell, ricco uomo d’affari americano e astronomo dilettante, che si costruisce un osservatorio privato. Lowell a quel punto dichiara che i martianch.jpg“canali marziani” di Schiaparelli sono stati costruti da esseri intelligenti. Talmente intelligenti da riuscire a “costruire immensi canali in due anni”. Persino il New York Times prese per buona la mega fake news e la notizia dei marziani stimolò talmente la fantasia che Herbert G. Wells ci scrisse sopra “La guerra dei mondi” (da cui la storica trasmissione radiofonica da panico di Orson Welles e i vari film) e Ray Bradbury la raccolta di eccezionali racconti “Cronache marziane” (da cui gli episodi del serial tv di culto “Ai confini della realtà”). Morale: quando una fake news è ben congegnata, dura più a lungo delle notizie (vere).

Le fake news durano a lungo (come le storie sui complotti) perché, a differenza delle appunto “fredde” notizie, coinvolgono la fantasia e soprattutto le emozioni. Si possono fare tutte le campagne, siti e movimenti “anti bufale” e “anti fake news” che si vogliono, ma è praticamente impossibile competere con questi aspetti arcaici, sempiterni, che toccano il profondo. Le fake news colpiscono e coinvolgono il profondo, le notizie solo la superficie. Infatti, passano in fretta.

Fotografie delle cupole dell’Osservatorio Astronomico di Brera (dove Schiaparelli pensò di avere individuato dei “canali” su Marte. Trattandosi di Milano, forse complice la nebbia). 

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