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Gli UFO? Meglio lasciare il mistero


MellonChristopher Mellon non è un visionario né un mitomane. È stato vicesegretario alla difesa degli Stati Uniti per l’intelligence e in seguito per la sicurezza e le attività informatiche. Scrittore, imprenditore, formatosi alla Yale University, discendente della facoltosa famiglia Mellon (da cui l’omonima banca), Mellon fa parte della “The Stars Academy of Arts and Science”, assieme a personaggi fortemente accumunati dall’interesse per i fenomeni anomali, in particolare UFO, come l’artista, cantante, scrittore Tom DeLonge, il fisico Harold Puthoff (molto noto nell’ambiente parapsicologico perché diresse un programma di ricerca sulla “remote viewing” per la CIA), l’ex militare ufficiale dell’intelligence Luis Elizondo. Solo per citarne alcuni.

Tutti costoro stanno facendo pressione pubblica per ottenere dichiarazioni ufficiali sul fenomeno UFO. Tornando a Christopher Mellon, in un suo recente intervento sul “Washington Post” ha scritto: «Nessuno vuole essere “il ragazzo alieno” nella burocrazia della sicurezza nazionale; nessuno vuole essere ridicolizzato o emarginato per attirare l’attenzione sulla questione. Se l’origine di questi aerei è un mistero, così lo è anche la paralisi del governo degli Stati Uniti di fronte a tali prove». Ma Mellon si spinge ancora più in là, rispetto al problema della sicurezza nazionale: «Se questi velivoli non sono realmente della Terra, allora il bisogno di capire cosa sono è ancora più urgente».

Sarà urgente per Mellon e per i suoi soci di “The Stars Academy of Arts and Science” (qualcuno lo critica perché tale organizzazione vive di donazioni personali, quindi deve fare pubblicità e marketing), per tutti gli ufofili, ma in realtà da decenni i governi hanno compreso che gli UFO (almeno quelli non “spiegabili” con fenomeni naturali o mezzi terrestri) non costituiscono un problema per la sicurezza nazionale dei vari paesi.

Quindi: perché investirci tempo e denaro per capire cosa sono? Da cui il rilascio dei documenti ufficiali dei vari paesi riguardo gli UFO. Come a dire: “Vedete? Qualsiasi cosa siano, non ci fanno nulla di male, lasciamoli scorrazzare liberamente come, quando e dove vogliono”. In aggiunta: perché non lasciare ad ognuno le proprie conclusioni, il proprio alieno gusto per il mistero? E alla fin fine, il mistero personale si alimenta e si autoriproduce nel tempo. Una risposta chiusa, definitiva, genera solo delusione, agitazione e problemi. Meglio lasciare il mistero. In fondo, tutte le religioni, ma pure la religione del nostro tempo, il complottismo, si basano proprio su questo.

“The military keeps encountering UFOs. Why doesn’t the Pentagon care?” by Christopher Mellon, The Washington Post, March 9, 2018

Enzo Soresi: il convegno sulla longevità di Padova


Longevity_Padova_OKDi recente, a Padova, nell’aula magna dell’Università titolata a Galileo Galilei, si è tenuto, organizzato dalla Solgar, un convegno di grande prestigio, sulla longevità,  orientato su coinvolgimento genetico, stile di vita e  strategie nutrizionali per vivere più a lungo.

Il dato  paradossale  emerso dalla prima relazione è  quello che nel 2024 gli obesi nel mondo occidentale supereranno  i 600 milioni di persone.  Si  tratta  di una vera e propria epidemia, incontrollabile. D’altra parte  ovunque ci si giri  l’offerta di cibo è diventata la vera pandemia. Un piccolo esempio: uscito dal convegno e recatomi alla stazione ferroviaria, nel bistrò  annesso,  l’offerta di cibo era imbarazzante, montagne di pacchi di biscotti disseminati sui tavoli, una vetrina con pizze succulente era adiacente al bancone del bar e, personalmente, alle cinque del pomeriggio, ho fatto fatica a non addentare una brioche salata farcita di prosciutto crudo e mozzarella che occhieggiava  dalla vetrinetta mente attendevo il mio austero caffè lungo.

Il paradosso era che la relazione più prestigiosa la aveva tenuta, nel pomeriggio, il   prof. Miguel Martinez Gonzalez ed il focus dei suoi studi,  che coinvolgevano oltre venti istituzioni in Spagna, era sulla  “restrizione calorica” ed i suoi vantaggi in termine di longevità, se incentrati sulla dieta mediterranea.

Con enorme soddisfazione mia e del coblogger Pierangelo Garzia con cui pubblicammo Mitocondrio mon amour  nel 2015,  le relazioni incentrate sul mitocondrio hanno confermato l’importanza di  questo batterio nel mantenerci giovani se ci impegnamo in una moderata attività fisica,  almeno due ore e mezza alla settimana di cammino veloce.  Il mitocondrio inoltre è da anni l’oggetto delle ricerche  del rettore dell’Università di Padova, prof. Rosario Rizzuto,  che, con tecniche di fluorescenza è riuscito a dimostrare la fondamentale importanza di questo  batterio per la vita e la nutrizione della cellula.

Concludendo dopo otto ore di relazioni prestigiose,  i marker di lunga sopravvivenza e buona qualità di vita sono risultati tre: fitness moderato, dieta mediterranea modificata ad un basso indice glicemico e restrizione calorica (20 % in meno rispetto al nostro fabbisogno).

In aggiunta,  stante la mia veneranda età,  ho chiesto al prof. Giovanni Scapagnini, neuroscienziato di fama internazionale, quali fossero i migliori integratori per la difesa del nostro cervello dall’invecchiamento. La risposta è stata un po’ sofferta come se qualcosa di nuovo fosse in arrivo ma poi ha confermato che le tre sostanze più valide da assumere per mantenere il cervello giovane a tutt’oggi sono: omega tre, curcuma ed omotaurina!

Depressione e infiammazione: il cervello cambia?


Jeffrey MeyerLa depressione ha a che fare con la chimica del cervello? Domanda retorica: non c’è dubbio. Altrimenti i farmaci, ma pure le psicoterapie, che modificano le la biochimica cerebrale non avrebbero alcun senso. Se questo è vero, la domanda immediatamente successiva è: una depressione maggiore non curata, nel corso degli anni, modifica la biochimica cerebrale? Secondo una nuova ricerca pubblicata da “The Lancet Psychiatry” che indaga le funzione della microglia, la risposta pare essere affermativa. Dopo anni il cervello dei depressi non curati si modifica. Già, potrebbe commentare qualcuno. Ma pure il cervello di un soggetto non sofferente di depressione dopo dieci anni si modifica. Allora qual è il discrimine della ricerca?

Il discrimine è l’attivazione della microglia. La microglia è stata definita la “difesa” del cervello. In sostanza, le cellule microgliali rappresentano il sistema di difesa immunitaria del cervello. Le cellule microgliali si attivano ogni volta che c’è qualche tipo di sofferenza nervosa. Anche perché le cellule microgliali non si trovano soltanto nel cervello, ma sono pure distribuite nel midollo spinale. E le cellule microgliali sono pure “dinamiche”: si muovono alla ricerca di cellule nervose danneggiate da proteggere e riparare. Sono anche state definite cellule “spazzine” del sistema nervoso. Le loro funzioni, un tempo ignorate, sono sempre più studiate. Anche grazie alle moderne tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale.

E proprio grazie a una tecnica di imaging cerebrale, la PET (tomografia a emissione di positroni) un nuovo studio che ha preso in esame per anni un gruppo di soggetti sofferenti di depressione clinica, mostra che la depressione non trattata si associa a una costante attivazione della microglia. Attivazione microgliale che è ormai consuetudine definire come marker, segno distintivo, della neuroinfiammazione. E siccome la neuroinfiammazione, a sua volta, si associa a tutta una serie di malattie neurodegenerative, una sua presenza nel tempo nei pazienti depressi non curati, comporta un significato clinico non trascurabile.

«L’attivazione microgliale – scrivono gli autori – è più alta in pazienti con disturbo depressivo maggiore cronologicamente avanzato con lunghi periodi senza trattamento antidepressivo rispetto ai pazienti con disturbo depressivo maggiore con brevi periodi di trattamento antidepressivo, che è fortemente indicativo di una diversa fase della malattia. Coerentemente con questo, l’aumento annuale dell’attivazione microgliale non è più evidente quando viene somministrato un trattamento antidepressivo».

In buona sostanza, siccome l’infiammazione in generale è indice di qualche forma di sofferenza, ma pure di meccanismo biologico protettivo, non curare una depressione è un po’ come gettare della benzina sul fuoco della neuroinfiammazione. Viceversa, curare la depressione, corrisponderebbe a “spegnere”, o quantomeno a limitare i danni, prodotti da questo tipo di neuroinfiammazione.

La neuroinfiammazione del resto, come qualsiasi tipo di infiammazione presente nel corpo, se protratta, se addirittura cronica, porta ad alterazioni biochimiche ed anche funzionali. Ecco perché nel caso di questa ricerca del Campbell Family Mental Health Research Institute (CAMH, centro per le dipendenze e la salute mentale di Toronto, Canada) si commenta dicendo che la depressione maggiore non curata per più di dieci anni “cambia il cervello”. Come lo cambi, oltre all’attivazione della microglia, è una questione ancora aperta e da indagare. Si può già da ora iniziare a sostenere, tuttavia, che la depressione maggiore, in base a questi marker, può essere una malattia progressiva e, come tale, necessiti, per essere efficaci, di approcci e cure differenti negli anni.

L’autore senior di questo lavoro è Jeffrey Meyer (nella foto) che al CAMH è a capo del programma di imaging neurochimico nei disturbi dell’umore e dell’ansia, nonché professore ordinario di neurochimica della depressione maggiore all’università di Toronto, dipartimento di psichiatria.

«Una maggiore infiammazione nel cervello –  commenta  Jeffrey Meyer – è una risposta comune nelle  malattie degenerative del cervello mentre progrediscono, come nel caso del morbo di Alzheimer e del morbo di Parkinson». In base ai risultati di questa ricerca di Meyer e collaboratori, ora l’attivazione microgliale, spesso considerata un marker di malattia neurodegenerativa e di neuroprogressione nel più ampio campo della malattia neuropsichiatrica, lo è anche nei riguardi della depressione maggiore.

A quanto se ne sappia, aggiungono gli autori, «questo è il primo studio a indagare un marker di attivazione microgliale in relazione alla durata della malattia e al trattamento in pazienti con disturbo depressivo maggiore». Va infine tenuta in considerazione la possibilità se questa sia la conseguenza o il terreno sui cui si sostiene la depressione maggiore non trattata. E, come sottolinea Hugh Perry, professore di neuropatologia sperimentale all’università di Southampton (Regno Unito), va valutato se tutto ciò sia «una risposta protettiva nel cervello piuttosto che l’evidenza di un fenotipo proinfiammatorio e dannoso per il tessuto». In ogni caso, come rilevato sia dagli autori che dai commentatori di questo lavoro, si riconferma il «crescente interesse per il ruolo dell’infiammazione, in particolare della microglia, nei disturbi psichiatrici».

Elaine Setiawan, Sophia Attwells, Alan A Wilson, Romina Mizrahi, Pablo M Rusjan, Laura Miler, Cynthia Xu, Sarita Sharma, Stephen Kish, Sylvain Houle, Jeffrey H Meyer
Association of translocator protein total distribution volume with duration of untreated major depressive disorder: a cross-sectional study. The Lancet Psychiatry (Available online 26 February 2018, In Press, Corrected Proof).

I mostri di Hitler. Intervista a Eric Kurlander: UFO, parapsicologia, New Age e immaginario soprannaturale dal nazismo ad oggi


faculty_kurlander_ericI misteri del nazismo. Gli Ufo del Terzo Reich. I medium e gli astrologi di Hitler. Film come Indiana Jones. Il nazismo non è mai scomparso. Quantomeno nel mescolarsi a fantascienza, fumetti, film e videogiochi. A rinascere e diffondersi attraverso una miriade di teorie complottiste: dalla terra cava, al mito di Shambala, di Thule e Atlantide. Ad interessi per l’astrologia, la New Age, l’agricoltura biodinamica, ai movimenti novax (esistevano già allora). Attraverso una massa di romanzi ucronici (in cui i nazisti vincono la guerra e di conseguenza le loro ideologie dominano il mondo) come  “La svastica sul sole” (The Man in the High Castle) di Philip K. Dick, e omonima serie tv. In aggiunta saggi che hanno avuto continue ristampe, per la verità rimasti fino ad oggi un po’ a margine della storia ufficiale del Terzo Reich: come il capostipite italiano “Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario” di Giorgio Galli , “Sole nero. Culti ariani, nazismo esoterioco e politiche identitarie” di Nicholas Goodrick-Clarke, “Il piano occulto. La setta segreta delle SS e la ricerca della razza ariana” di Heather Pringle.

Ma questo “I mostri di Hitler. La storia soprannaturale del Terzo Reich” del giovane storico americano Eric Kurlander, specializzato in storia della Germania moderna e in particolare del nazismo, appena pubblicato in italiano da Mondadori, dopo essere uscito presso la Yale University Press, è qualcosa di ulteriore e di diverso. Lo è per il colossale lavoro di ricerca sulle fonti originali. Oltre che su archivi e documenti secondari. Lo è per l’impianto teorico che guida tutta la trattazione di Kurlander. Lo è per la capacità di incrociare, nomi, temi, psicologie, senza annoiare il lettore. Anzi appassionando sempre più alla lettura di un saggio che è sì storico, ma riguarda, ancora oggi, soprattutto oggi, ognuno di noi. Per la sopravvivenza di certe credenze nell’irrazionale. Per la diffusione di ciò che oggi definiamo “fake news”. Per il ruolo della rete nel diffondere l’immaginario soprannaturale, come lo chiama Kurlander. E allora abbiamo deciso non solo di leggere il suo poderoso saggio, annotandolo pagina per pagina, ma pure di rivolgergli delle domande, tra le molte suscitate dalla lettura delle sue pagine, delle sue note, della immensa bibliografia nonché apparato di siti web.  È la prima intervista che Eric Kurlander concede in italiano.

Come le è venuta l’idea di trattare un argomento così controverso, a lungo trascurato o marginalmente trattato dalla storia ufficiale del nazismo?

Sono interessato al soprannaturale fin da quando ero bambino: fumetti come Batman, Capitan America, Dr. Strange e “Tomb of Dracula”.  Alla mitologia greca, norvegese e giapponese. Alla letteratura e ai film horror, da H.P. Lovecraft a Stephen King a Anne Rice. Alla fantascienza e al fantasy: il Signore degli Anelli, Dungeons and Dragons, Star Wars e Indiana Jones. E mi sono interessato al Terzo Reich dalla mia prima lezione di storia all’università. Ma penso che il nocciolo dell’idea di combinare questi due interessi è arrivato quando sono arrivato all’università di Harvard nel 1995 e ho scoperto che uno dei miei compagni di dottorato, Corinna Treitel, stava scrivendo una tesi (ora un libro eccezionale, A Science for the Soul, Johns Hopkins, 2004) sull’occultismo tedesco. Il punto focale non era l’occultismo nazista di per sé – sebbene abbia aggiunto un capitolo finale sul Terzo Reich – ma ricordo di aver pensato che qualcuno avrebbe dovuto scrivere un libro incentrato sull’occultismo e altri temi soprannaturali nel Terzo Reich. Da allora (metà degli anni Novanta), c’è stata una rinascita nel fascino popolare del nazismo e dell’occulto, per non parlare del paganesimo, della mitologia, della fantascienza, e così via. In effetti, come ricercatore laureato, mi sono reso conto che in realtà esisteva una lunga storia nel collegamento tra nazismo e pensiero soprannaturale, in forma erudita (di autori e pensatori come Siegfried Kracauer, Theodor Adorno, Lotte Eisner, Fritz Stern, George Mosse) e popolare (come quella, tra gli altri, di Ravenscroft, Pauwels e Bergier). Ma nessuno di questi libri, incluso il più importante lavoro accademico sull’argomento (Nicholas Goodrick-Clarke’s Occult Roots of Nazism, 1985), offriva una storia completa del soprannaturale nel Terzo Reich. Così, quando mi sono avvicinato al completamento del mio secondo libro nel 2008 (Living With Hitler: Liberal Democrats nel Terzo Reich, Yale University Press, 2009), ho deciso sarebbe stato interessante affrontare questo argomento da una prospettiva accademica.

Quanto tempo ha impiegato per scrivere questo libro, così ricco di documentazioni originali? Quali difficoltà ha incontrato?

Ho iniziato la stesura preliminare nell’estate 2008 e ho finito di modificare le stesure finali all’inizio del 2017, quindi ci sono voluti quasi nove anni dall’inizio alla fine. Che è in realtà abbastanza simile al tempo occorso alle mie altre due monografie (The Price of Exclusion: Ethnicity, National Identity e Decline of German Liberalism, Berghahn Books, 2006 e il summenzionato Living With Hitler). La differenza è che con quei due primi libri ho iniziato sin dall’inizio a condurre una vasta ricerca archivistica al fine di gettare nuova luce su dibattiti relativamente consolidati nel campo: le ragioni del declino del liberalismo tedesco, il fallimento della democrazia di Weimar , il successo politico e il carattere ideologico del nazismo e la natura della resistenza e della collaborazione nel Terzo Reich. Ma quando ho iniziato a pensare a Hitler’s Monsters, non ero completamente sicuro di quale potesse essere la mia prospettiva teorica o l’intervento storiografico. Dopotutto, come ho suggerito sopra, pochi storici avevano affrontato l’argomento. Coloro che l’avevano toccato in modo selettivo per comprendere le più ampie domande dell’ideologia nazista (ad esempio, Mosse, Stern), lo esaminarono come una piccola parte di più ampi studi sull’occultismo tedesco (Corinna Treitel, Heather Wolffram) o esplorarono l’argomento come una funzione di studi di casi approfonditi su movimenti specifici – ariosofia (Goodrick-Clarke), paganesimo völkisch (Uwe Puschner) o antroposofia (Peter Staudenmaier, Helmut Zander) – che erano impigliati nel nazismo. Ci sono voluti dai tre ai quattro anni di lettura in senso ampio nella letteratura primaria secondaria e pubblicata, e tre visite negli archivi federali tedeschi, cercando centinaia di file del partito e dello stato nazista, prima di iniziare a comprendere l’incredibile portata del progetto che avevo previsto per me stesso. A dire il vero, quando ho finito il mio Fulbright Research Grant a Friburgo nel 2012, sapevo di avere una grande storia da raccontare e sapevo che avrei inquadrato lo studio esaminando lo spazio culturale e intellettuale tra la scienza naturale empirica e la religione tradizionale – l’ampio gruppo di dottrine, pratiche e credenze che attribuisco a ciò che ho definito ‘”immaginario soprannaturale”. Ma ancora non sapevo esattamente come sarebbe stato fino a un anno o due prima che fosse terminato.

Se uno legge a caso alcuni passaggi del suo libro senza sapere che si riferiscono al Terzo Reich, potrebbe pensare che lei stia parlando dell’oggi: astrologia, parapsicologia, New Age, movimenti anti-vaccino. Viviamo qualcosa di simile a quel periodo? Nella conclusione lei menziona il ruolo del web nel diffondere false credenze: c’è il rischio di una nuova diffusione di una “ideologia soprannaturale” e irrazionale attraverso i social media?

Sì, come suggerisco, ogni società ha il suo “immaginario soprannaturale” che contiene una serie di credenze esoteriche, dottrine scientifiche di confine e assunzioni mitologico-religiose che non si adattano né al regno della scienza (sociale) naturale empirica né alla struttura della tradizione religione. Se questo tipo di fascino per il soprannaturale, questa ricerca di appagamento spirituale, credenza mitologica e appartenenza nazionale, è incanalato nella lettura di pulp fiction e fumetti, sia che fossero Lovecraft e Flash Gordon negli anni Trenta o Harry Potter e Star Wars oggi, se questa preoccupazione per il soprannaturale, rafforzata dai social media, è diretta al cosplay al Comicon locale o al gioco di Warcraft, è perfettamente innocuo e forse anche sano. Dopo tutto, tutti hanno bisogno di qualcosa in cui credere. Tutte le società hanno bisogno di una mitologia popolare. E per molte persone nel ventunesimo secolo, molto simile al periodo che va dal 1890 agli anni Quaranta, né la religione tradizionale né la scienza moderna sono sufficienti. Il pericolo arriva quando gli individui nelle moderne società industriali – società con l’influenza finanziaria e il potere politico-militare in grado di destabilizzare l’economia globale o annientare interi paesi in un batter d’occhio – ricominciano a ricorrere al pensiero soprannaturale, a teorie e frontiere di cospirazione esoteriche affermazioni scientifiche su medicina o ambiente, razza e spazio, politica e diplomazia. Come intellettuale ebreo-tedesco fuggito dal Terzo Reich, Theodor Adorno lo ha riconosciuto quando ha affermato che le persone coinvolte dalle scienze occulte si avvicinano a “fatti che differiscono da ciò che è solo per non essere fatti” per transitare in una “quarta dimensione”. “Con le loro risposte brusche e drastiche a tutte le domande, gli astrologi e gli spiritisti non risolvono tanto i problemi quanto, date le grossolane premesse, li rimuovono da ogni possibilità di soluzione”. Non è questo che spiega il successo della destra alternativa? Non sono molte le persone in Europa e negli Stati Uniti che si riversano in movimenti razzisti mossi dalla mitologia e dalla  fede che forniscono “risposte brusche e drastiche a ogni domanda” che “non risolvono tanto i problemi, ma piuttosto li rimuovono da precisi presupposti e quindi da tutte le possibilità di soluzione”. Certamente internet e i social media facilitano la proliferazione di questo tipo di pensiero ancor più facilmente dei mass media della Repubblica di Weimar e del Terzo Reich.

La parapsicologia di quel periodo, di cui parla nel suo libro, non sembra quella dei decenni successivi, presente e diffusa negli Stati Uniti, ad esempio con la cattedra accademica di Joseph Banks Rhine alla Duke University. Oppure quella finanziata dal lascito dello scrittore Arthur Koestler (Koestler Chair of Parapsychology, Università di Edimburgo). Oppure quella di Hans Bender (istituto parapsicologico di Friburgo), di cui lei parla come parapsicologo sostenuto dai nazisti. Cosa ne pensa al riguardo: la parapsicologia ha validità scientifica? Oppure è sempre la stessa spinta a volere dare una coloritura “scientifica” alla credenza nel soprannaturale?

Come ho sottolineato nel libro, la linea tra scienza mainstream e cosiddetta scienza di frontiera era inizialmente abbastanza porosa, specialmente quando il campo della parapsicologia (ricerca psichica) emerge per la prima volta nella seconda metà del XIX secolo. Persino William James e Carl Jung, ad esempio, erano aperti alla possibilità che gli esseri umani avessero una capacità ESP. Ma già negli anni Venti, molti parapsicologi “critici”, in Germania e altrove, iniziarono a vedere meno il loro compito come la possibilità di trovare prove di forze paranormali (che è il modo in cui caratterizzerei il lavoro di Hans Bender nel Terzo Reich) e più un tentativo di impiegare metodi empirici quantitativi, ampiamente accettati, per esaminare se tali forze esistessero e perché così tante persone sembrassero credere in esse. Alcuni cosiddetti parapsicologi critici, tuttavia, come J.B. Rhine e i suoi successori, ebbero difficoltà a consolidare la parapsicologia come campo scientifico accettato. Quindi la mia risposta breve sarebbe che, sì, si può condurre una ricerca sui fenomeni paranormali (psichici) senza essere un occultista praticante. Ma la documentazione storica suggerisce che coloro che erano preoccupati da tali fenomeni spesso operavano in base alla fede (soprannaturale), alla presunzione a priori che esistano forze paranormali.

Nel suo libro parla anche della “Campana”, l’arma segreta del nazismo. Per alcuni “la Campana” è molto simile, se non identica, alla prima rappresentazione dei “dischi volanti” dei decenni successivi. E alcuni parlano ancora oggi di UFO nazisti: come è nata questa leggenda? Ha trovato documenti a riguardo?

Questa è una delle aree del libro in cui ho sentito l’obbligo di indagare su una leggenda ampiamente propagata per la quale ho trovato solo prove circostanziali. Ad esempio, ho trovato fonti archivistiche che corroborano il fatto che uno degli scienziati di confine associati alla “Campana”, l’inventore austriaco Viktor Schauberger, incontrò Hitler, era alle dipendenze delle SS e credeva che si potesse sfruttare le energie invisibili da natura, possibilmente compresa l’energia anti-gravità (“punto zero”). Ho trovato esempi negli archivi e ho pubblicato fonti accademiche che suggeriscono che Himmler e alcuni dei suoi colleghi, tra cui il pioniere tedesco Hermann Oberth, (mentore di Wernher von Braun), credevano che si potesse impiegare tali tecnologie per produrre armi miracolose, inclusi i missili che sono apparsi agli osservatori incauti come “dischi volanti” (lo stesso Oberth avrebbe pubblicato un articolo postbellico sostenendo che credeva nei dischi volanti extraterrestri). D’altra parte, non ho trovato in nessun archivio o prove primarie pubblicate che corroborassero le affermazioni di scrittori popolari come Joseph Farrell e Nick Cook. Così, mentre affronto queste leggende e fornisco alcune prove circostanziali che potrebbero spiegarle, non ho trovato fonti attendibili che attestano l’esistenza di “campane”, “dischi volanti”, “foo fighters” o simili.

Nell’introduzione al suo libro lei menziona Capitan America e Indiana Jones. Perché la cultura pop si nutre di questi temi? Perché pensa che subiamo ancora il fascino dell’occulto nel nazismo, così da dedicargli film, romanzi, racconti, fumetti, videogiochi?

Come accennato sopra, penso che la condizione moderna, seguendo Max Weber, abbia prodotto un diffuso “disincanto del mondo” – almeno in termini di religione tradizionale. E come suggerito da altri due intellettuali del secolo scorso, Carl Gustav Jung e Matthew Arnold, il nostro moderno ricorso al soprannaturale nella cultura popolare – e senza dubbio l’occultismo, la scienza di frontiera, la New Age, l’horror e il cinema pulp, la fantascienza, il fantasy, e così via – è in qualche modo un tentativo di sostituire quella perdita di incantesimo cristiano. Quanto dico ora è solo una speculazione, ma una ragione per cui molti tra i fan più anziani di Star Wars hanno trovato l’episodio VIII così insoddisfacente, potrebbe avere a che fare con il tentativo di Rian Johnson di rovesciare le regole e la mitologia della narrativa epica. Per le persone della mia generazione, nati negli anni Sessanta e Settanta, la mitologia di Star Wars – inclusa la rara abilità di maneggiare “la forza” e l’importanza mistica della linea di sangue di Skywalker – era essenziale. Minando la mitologia, l’episodio VIII ha minato il sistema di credenze, la mitologia popolare,  che molti della “Generazione X”  hanno abbracciato come una specie di religione surrogata. Una spiegazione più sinistra ma correlata alla disillusione popolare rispetto all’episodio VIII, ovviamente, è il modo in cui Johnson privilegia le donne e i personaggi non bianchi – non solo i personaggi senza relazione con gli Skywalker – come centrali nella “nuova” mitologia). Non credo che milioni di persone che sono state disilluse dall’episodio VIII inizieranno improvvisamente a inondare i ranghi dell’alt-destra o a votare per Le Pen e Trump. Ma penso che la cultura popolare, specialmente nella misura in cui partecipa a ciò che io chiamo l’immaginario soprannaturale, svolge un ruolo più importante di quello che vorremmo ammettere nel riempire il vuoto lasciato dal declino della religione tradizionale e dall’egemonia della scienza ufficiale. E quando la cultura popolare si dimostra inadeguata, la gente inevitabilmente cercherà altrove delle risposte, alcune innocue e alcune più pericolose per una società civile sana e una democrazia liberale funzionante.

Alcune storie diffuse ancora oggi sono il risultato di racconti fantascientifici (per esempio la questione della “misteriosa energia Vril”) che nel corso del tempo sono state combinate con teorie cospirative, così di moda oggi. Finendo con l’alimentare sempre più quello che lei definisce “immaginario soprannaturale”. Pensa che ciò sia accaduto anche per la mancanza di conoscenza delle fonti originali al riguardo e che i testi come il suo faranno piazza pulita di questa accozzaglia di storie?

Proprio a causa di quanto sono potenti i “fatti alternativi”, di quale rilievo abbiano assunto negli ultimi anni le argomentazioni basate sulla fede e sul pensiero soprannaturale, non penso che una singola monografia accademica possa da sola cambiare la situazione. Ma penso che il mio libro possa ispirare altri studiosi, compresi quelli che non sono d’accordo con le mie particolari argomentazioni o analisi, a riprendere alcuni dei temi e delle domande che approfondisco solo brevemente. Con il tempo, si spera, avremo una riserva molto più ampia di borse di studio a cui attingere quando si cerca di contrastare argomenti popolari e criptostorici che possono favorire la “destra alternativa” – tanto quanto la quantità abbondante di documentazione sull’Olocausto ha reso molto più difficile per i negatori dell’Olocausto e gli antisemiti ottenere un’udienza pubblica.

Il filosofo e padre della psicologia William James che lei cita, era fortemente interessato alla ricerca psichica. James scrisse un libro intitolato “La volontà di credere”. In pratica, lei sostiene che la “volontà di credere” nell’irrazionale ha di fatto creato le basi per credere in Hitler e nel nazismo?

Non direi che una “volontà di credere” nell’irrazionale produca invariabilmente il fascismo. Dopotutto, lo stesso principio potrebbe applicarsi alla maggior parte delle religioni del mondo e molti che abbracciano tali dottrine finirono in comuni in California. In effetti, gran parte dell’Europa e del Nord America videro un rinascimento nelle dottrine occulte e della New Age alla fine del XIX secolo. Non sostengo che la Germania e l’Austria fossero uniche al riguardo, ma che la particolare epistemologia dell’occultismo fin-de-siecle, il neopaganesimo e la scienza di confine nell’Europa centrale, combinati con il (frequentemente) contenuto völkisch e imperialista di tali dottrine e l’ambiente sociopolitico dominato dalla crisi, facilitarono il tipo di pensiero che generò il nazismo e attirò i tedeschi ordinari verso Hitler. Basandomi sulla mia lettura, in apparenza superficiale, del lavoro comparativo, non si vede lo stesso livello di razzismo, antisemitismo o imperialismo – in breve, teorie della razza e dello spazio – nei circoli occulti francesi, britannici o nordamericani . Né vi sono connessioni tra tali movimenti e i principali partiti politici. Tanto meno il partito più grande e di maggior successo degli anni Trenta, in Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti. Se i Tories di Churchill, i socialisti di Leon Blum o i democratici di Roosevelt avevano i loro pensatori “soprannaturali”, non erano altrettanto influenti o immersi in idee come Himmler, Hess, Darré, Ley, Ohlendorf e la compagnia. Sicuramente, persino Hitler, Goering e Goebbels fecero ripetutamente uso di tali idee e in alcuni casi sembrarono abbracciarle.

Nello stesso periodo in Italia, durante il fascismo, come del resto in tutto l’Occidente, c’era un forte interesse per lo spiritismo e la medianità. Ha trovato qualcosa nei documenti riguardanti l’Italia sotto questo aspetto? Cosa pensa della diffusione dello spiritismo in Occidente, dalle sorelle Fox negli Stati Uniti in poi?

Il mistico fascista Julius Evola era italiano. Ma penso che lei si stia riferendo al fatto che un personaggio come Evola abbia deciso di andare in Germania per lavorare con i ricercatori delle SS anziché con i fascisti italiani. Come già detto, un rinascimento di interesse per lo spiritismo e l’occulto si è verificato in Europa e nel Nord America. Ma le sorelle Fox erano prominenti propagandiste arruolate da Roosevelt, come lo furono Ewers o Hanussen? Sono stati invitati a gestire il proprio istituto nazionale di parapsicologia come Hans Bender? Erano leader democratici o repubblicani – il presidente, il suo gabinetto e il capo dell’FBI – a prendere decisioni basate sulla “teoria del ghiaccio cosmico”, sulle teorie razziali occulte o incoraggiando la marina o i servizi segreti ad impiegare l’astrologia e la radiestesia col pendolo? Il diavolo è nei dettagli.

Sulla questione extraterrestre: quanto i nazisti credevano che la Terra fosse visitata dagli alieni? Ci sono documenti su questo?

Come ho suggerito in precedenza, Hermann Oberth, il pioniere del razzo filonazista credeva negli extraterrestri. Ancora più importante, molte delle teorie scientifiche occulte e di confine propagate da Hitler, Himmler e Hess, tra cui la teoria del ghiaccio cosmico e l’ariosofia hanno sostenuto che la razza superiore di Atlantide/Iperborea potrebbe essere il risultato del DNA extraterrestre (“sperma divino”). Questa idea appare in tutto il libro e ha certamente trovato la sua strada nelle moderne teorie scientifiche occulte e di confine, da Erich von Daniken a L. Ron Hubbard.

Nella sua trattazione lei insiste nell’enfatizzare la categoria psicologica di “immaginario soprannaturale”. Perché lo preferisce a “credenza” o “fede”?

Mi ci sono voluti alcuni anni per elaborare questo concetto, basato sull’immaginario sociale di Charles Taylor. Avevo bisogno di un concetto espansivo e abbastanza malleabile da includere idee non specifiche o coerenti come “ideologia” o “teoria”, ma ancora meno astratte e onnicomprensive del termine “cultura”. Come ho spiegato nel libro: per Taylor, l’immaginario sociale “è come le persone immaginano la loro esistenza sociale, come si integrano con gli altri e con le più profonde idee normative che influenzano queste aspettative”. Mentre l’ideologia politica, sostiene Taylor, “è spesso l’acquisizione di una piccola minoranza”.  L’immaginario sociale, sempre secondo Taylor, ” è condivisa da un’intera società o da un grande gruppo; la teoria è espressa in termini teorici mentre l’immaginario è descritto da immagini e leggende; l’immaginario è la comprensione comune che crea possibili azioni comuni e un senso di legittimità condiviso da tutti “. L’immaginario sociale, secondo Taylor,” non può mai essere adeguatamente espresso nella forma di dottrine esplicite a causa della sua natura illimitata e indefinita. Questa è un’altra ragione per parlare di un immaginario e non di una teoria “.

Nella sua risposta ha menzionato l’italiano Julius Evola, e infatti, anche durante il fascismo, le scienze occulte hanno avuto un rilievo ideologico (come del resto il simbolismo che richiamava alla Roma dell’antichità). Pensa di scrivere un altro saggio su “fascismo e soprannaturale”?

Penso che il fascismo condivida alcuni elementi culturali e ideologici che vediamo prevalenti nel nazismo e in tutti i costituenti che sostengono il nazismo, come hanno suggerito molti altri studiosi – tra cui la mitologia, l’occulto, il neopaganesimo, e così via. Ma penso anche questi elementi si manifestino in modo diverso attraverso i fascismi. Quindi è sicuramente un argomento che vale la pena esaminare, ma che potrebbe non prestarsi bene a teorie teoriche o analisi comparative, ma richiederebbe in realtà una notevole fluidità nelle lingue, nelle storie nazionali e negli archivi e nelle biblioteche necessarie che ho impiegato nella ricerca empirica per “I mostri di Hitler”.

Cosa ne pensa di personaggi come Aleister Crowley che ha vissuto anche in Italia, in Sicilia, ma è stato poi rimpatriato dal fascismo? Oppure dello storico delle religioni romeno Mircea Eliade che simpatizzava con il fascismo della “Guardia di ferro” e in seguito insegnò all’Università di Chicago?

Come già detto, vedo decisamente paralleli culturali e intellettuali transnazionali in termini di relazione tra il fascismo interbellico e il pensiero soprannaturale, in particolare quando si parla di occultismo, scienza di confine e religioni alternative (neopagane), in opposizione al cattolicesimo o al protestantesimo tradizionale. D’altra parte, seguendo Corinna Treitel, Marco Pasi e altri, dobbiamo stare attenti a includere tutti coloro che hanno abbracciato tali idee in un unico “fascismo” fascista. Eliade aveva sicuramente delle inclinazioni fasciste, ma Crowley, nonostante tutte le sue pretese sataniste e il suo supposto sostegno alla Germania nella prima guerra mondiale, sembra essere stato un buon patriota (liberale) britannico che lavorava per il governo britannico come doppio agente.

Lo storico e politologo italiano Giorgio Galli ha pubblicato nel 1969 e ripubblicato nel 2017 un libro intitolato “Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario”. Giorgio Galli sostiene che “l’avvento di Hitler alla Cancelleria del Reich era stato un approdo atteso da circoli esoterici dell’intera Europa”. Lei è d’accordo?

Come noto nel libro, molti occultisti in Germania e in Austria certamente credevano che il nazismo sarebbe stato amichevole con il loro punto di vista. Viceversa, i critici liberali e i debuttanti filonazisti hanno trovato frustrante l’approccio saltuario del Terzo Reich nel controllare l’occultismo. Ma come suggerisco nel quarto capitolo, molti nazisti erano ostili all’occultismo, almeno all’occultismo popolare e non scientifico. E molti altri erano troppo imbarazzati dalle sue connotazioni o frustrati dal suo settarismo per abbracciare apertamente tali dottrine, anche se condividevano le epistemologie in privato. Preferendo affermare che stavano effettivamente praticando l’occultismo scientifico o una scienza ancora migliore (di confine) [Grenzwissenschaft], come opposta a ariosofia non ricostruita, antroposofia, astrologia, o radiestesia del pendolo. Ma naturalmente, per molti aspetti, vi aderivano. In breve, non sarei del tutto in disaccordo con questa affermazione, anche se aggiungerei che suona piuttosto iperbolica e presuppone una coerenza politica e ideologica con il movimento occulto, in Germania e altrove, che non è mai esistito.

Come giudica un personaggio come Wernher von Braun che, in effetti, è diventato un eroe della conquista della Luna proprio in negli stessi Stati Uniti che hanno combattuto i nazisti?

Penso di  vederlo come un pragmatico e un opportunista, che era certamente filonazista, ma probabilmente meno suscettibile e tollerante riguardo molti aspetti del pensiero soprannaturale (e del radicale razzismo nazista) di molti suoi superiori.

Ci sono cose che non ha ancora pubblicato su questo argomento, che necessitano di ulteriori ricerche o che non ha “voluto” divulgare?

Come ho detto anche in questa intervista, penso che nel libro ci siano una miriade di temi che richiedono più ricerche empiriche, dall’interesse nazista al Santo Graal, al “Luciferianesimo” e alle visioni di Atlantide, alla storia della Società Thule e alle sue connessioni con il primo partito nazista. O l’ossessione delle SS per la stregoneria e i processi alle streghe, il loro legame con una religione germanica presuntuosamente neopagana da una parte e i piani ebraici di sterminare i tedeschi dall’altra. O il rapporto tra il capo della SA Ernst Roehm l’astrologo filo-nazista Karl Heimsoth, che sosteneva apertamente che quelli con legami omoerotici e omosociali sarebbero stati nazisti migliori. O la preoccupazione nazista per la “teoria del ghiaccio cosmico”, su cui è stato scritto uno singolo libro accademico (da Christina Wessely’s), per quanto ne so, anche che dedica solo un paio di capitoli ai nazisti. So di una sola dissertazione che tratta della fascinazione nazista per il Tibet da una prospettiva archivistica. Cosa si sa della ricerca di armi miracolose e del ruolo di Viktor Schauberger nella pianificazione nazista? Esisteva una “Campana” ? Qual è la base per questa e altre leggende, come i “foo fighters”? Ci sono solo dozzine di argomenti che discuto, basati su una combinazione di opere primarie e secondarie pubblicate e prove di archivio, che richiedono una ricerca molto più ampia.

Come si è svolta la sua ricerca in Germania, in quali archivi e istituti?

Come ho spiegato nell’introduzione, ho fatto affidamento, per quanto possibile, su centinaia di documenti nazisti e personali, documenti governativi, manoscritti, giornali e conti primari pubblicati direttamente dagli archivi federali tedeschi situati a Berlino (BAB ), Koblenz (BAK) e Friburgo (BAM). Ho anche raccolto quasi tutti i documenti, documenti personali e le fonti primarie pubblicate presso l’Institute for Contemporary History di Monaco (IfZG), l’Institute for Border Science (IGPP) a Friburgo e all’archivio del folclore della Germania dell’Est di Friburgo, infine ho consultato centinaia di libri e articoli primari e secondari pubblicati nelle principali biblioteche di ricerca in Germania e negli Stati Uniti .

In che modo i suoi colleghi storici hanno giudicato la pubblicazione di “I mostri di Hitler”? A proposito: perché i “mostri”?

Fin qui tutto bene, con un paio di eccezioni, per lo più legate a ciò che percepiscono come contenuto marginale o sensazionale. Ma una volta letto il libro, ho trovato la maggior parte dei colleghi affascinati dal contenuto e dagli argomenti. I “mostri” nel titolo si riferiscono ovviamente ai letterali mostri nazisti che hanno commesso tanti dei crimini più eclatanti del ventesimo secolo, ma anche i mostri figurativi che hanno invocato, attingendo all’immaginario soprannaturale, per giustificare le loro idee e politiche . Che rappresentassero gli ebrei come vampiri quasi onnipotenti, le masse come zombi o se stessi come licantropi vendicativi, o le donne come streghe ario-germaniche che preservavano la cultura e la religione pagane. Sia  che paragonassero slavi e bolscevichi a pericolose creature subumane o gli ariani a paladini sovrumani che potevano svolgereKURLANDER_cover.jpg compiti terribili in nome della loro nobile razza, mostri e mostruosità popolavano l’immaginario soprannaturale nazista.

La sua famiglia ha origini ebraiche? Se è così, è uno dei motivi che l’ha portata ad affrontare questi argomenti?

Ho una certa eredità ebraica, eredità che attira chiaramente molte persone verso la  storia tedesca. Ma non sono proprio certo che ciò abbia influenzato il mio approccio più o meno quanto quello di essere un americano, un liberaldemocratico spaventato dalla destra-alternativa, o piuttosto uno che da bambino era affascinato dai fumetti e dai film dell’orrore. Dopo tutto, alcune delle storiografie più critiche, compresa quella che enfatizza le forze culturali e ideologiche del nazismo, sono state scritte da studiosi protestanti e cattolici tedeschi, britannici e nordamericani.

Aggiornamenti: Oggi (20.02.18) sulle pagine culturali de “La Stampa” (e online) l’articolo-recensione, critico, a firma del giornalista Claudio Gallo. Ed ecco quanto mi scrive Kurlander a commento dell’articolo di Gallo: “La recensione è certamente critica ma non sprezzante. L’autore riconosce di non essere d’accordo con l’argomento, quindi sostiene la sua tesi, non citando nessuna delle conclusioni o la maggior parte delle prove dei nove capitoli distinti, ma prendendo atto di alcune fonti che trova controverse – tra le molte centinaia di fonti archivistiche e di monografie accademiche. Una strategia piuttosto tipica nelle revisioni critiche”.

Info: 

I mostri di Hitler – Eric Kurlander | Libri Mondadori

Eric Kurlander – Stetson University

 

 

Maurice Henry Pappworth e la “medicina” criminale


PappworthCapita che ci si stupisca, inorriditi, della crudeltà umana. Della pervicacia apparentemente senza limiti di infliggere dolore e sofferenza ai nostri simili. Persino da parte di chi dovrebbe dedicare tutto se stesso, invece, per alleviare le sofferenze. Per curare. Possibilmente per guarire. Eppure sono esistiti i medici nazisti. Che non si dovrebbe continuare a definire medici. Ma non solo loro. Non solo quelli processati e condannati a Norimberga.

A guerra terminata. A campi di concentramento smantellati. A quasi due decenni dopo, medici della civilissima Inghilterra, presso i centri sanitari universitari, trattavano i pazienti ospedalieri, ma pure quelli di carceri, orfanotrofi e istituti psichiatrici, come cavie da laboratorio. Effettuando esperimenti crudeli e spesso mortali, che nulla avevano a che fare con la cura del paziente. A rivelarlo quello che venne definito un rompicoglioni, una spia. Oggi finalmente il pioniere della medicina etica. Il whistleblower per eccellenza. Il suo nome era Maurice Henry Pappworth. E nel 1967 pubblicò il saggio-denuncia, in cui rivelava queste crudeltà (proseguite nei decenni successivi nei paesi poveri): “Human Guinea Pigs”. Uscito in italiano, ma poco conosciuto, con il titolo “Cavie umane : la sperimentazione sull’uomo” (Feltrinelli, 1971). E pressoché ignoti, da noi, il nome e la vicenda di Maurice Henry Pappworth. Un uomo e una storia da film.

A proposito di longevità e respiro


RespiroRecentemente ho letto un libro di un medico apneista, Mike Maric, dal titolo “La scienza del respiro” edito da Vallardi in cui si conferma l’importanza di respirare meno… Da anni, seguendo le ricerche di Buteiko, cerco di convincere i miei pazienti ipertesi , tachicardici, ansiosi ed insonni a seguire la tecnica proposta già negli anni ’30 da questo medico russo, consistente in una respirazione circolare che prevede complessivamente 4 respiri al minuto contro i 12 abituali. Gli effetti di questa relativa ipossia sono molteplici e si possono così riassumere :

rigenerazione dei mitocondri

miglioramento del sonno

riduzione dello stress

ottimizzazione del sistema neuro vegetativo

riduzione della pressione arteriosa

riduzione della frequenza cardiaca

aumento delle prestazioni fisiche e mentali

attività anti-aging

Per chi fosse interessato a capire il tipo di tecnica respiratoria da seguire, lo invito a leggere il libro del dr. Maric assai esaustivo in tal senso.

Daniela Mari: come diventare centenari


a-spasso-con-i-centenari_pcTutti vorremmo vivere a lungo. Invecchiando bene. Magari, non invecchiando. Siccome quest’ultimo obbiettivo non è ancora possibile, dobbiamo puntare sui primi due. Come farlo? Le risposte possibili sono diverse, ma se vogliamo restringerle a tre, potrebbero essere: sana e limitata alimentazione, attività fisica moderata ma regolare, controlli medici regolari, a seconda delle fasce d’età e del rischio familiare.

Oggi abbiamo molte conoscenze disponibili per stare bene e invecchiare bene. Inoltre, vi sono medici che si occupano dell’aging, di comprendere come una persona sta invecchiando e aiutarla a farlo in modo salutare. Ad esempio i geriatri. Che, da un certo punto di vista, hanno introdotto al loro interno una rivoluzione culturale. In passato, ad esempio quando studiavo medicina a Pavia (garantisco, qualche decennio fa), il geriatra era il medico delle malattie dei vecchi. Curava. Tamponava. Poveri corpi spesso malmessi. Derelitti. Pieni di acciacchi. Dolori di tutti i tipi.

Era anche divertente sentirli fare lezione, i geriatri. Data la latitudine padana, avevano spesso a che fare con vecchi contadini. Bruciati dal sole. Consumati dalla fatica. “Vedete”, ci illustrava il docente, “queste sono le classiche profonde rughe incrociate nella parte posteriore del collo, segno del fatto di stare molte ore piegati sulla terra, sotto il sole battente…”. Vecchi contadini a cui chiedevi se consumavano alcol. Rispondevano in dialetto: “No dottore, solo qualche bicchiere di buon vino, e magari un ammazzacaffè dopopranzo e dopocena…”. Qualche bicchiere di buon vino spesso ammontava a un litro e mezzo di fiasco, più qualche grappino. Ma oggi, anche tra quelli che sono diventati agricoltori, la vecchiaia non è più quella di una volta. Tutti sappiamo cosa bisogna fare per cercare di stare bene nell’intero ciclo vitale. Cosa fare e cosa evitare, ad esempio il fumo e i superalcolici (neppure troppo vino, sebbene di quello buono). E i geriatri sono diventati i medici che studiano e curano non solo le malattie dell’età avanzata, ma pure coloro che aiutano a invecchiare bene.

Uno di questi geriatri, gerontologi, scienziati dell’aging, è Daniela Mari. Docente di geriatria all’Università di Milano, ha diretto l’Unità geriatrica del Policlinico milanese, scienziata nota a livello internazionale per i suoi studi sui centenari, ho avuto modo di conoscerla e frequentarla sia per ragioni professionali che familiari. Posso perciò dire a ragion veduta che Daniela Mari è una geriatra, un medico di eccezionale competenza, ma pure una persona, una donna, di straordinaria umanità. Ciò che ognuno di noi vorrebbe trovare in un medico. Specialmente se figlio di genitori anziani. In quei momenti drammatici, dolorosi, che colpiscono ogni famiglia. Specialmente se anziani a nostra volta. Con tutti i timori, paure e fragilità del caso.

Daniela Mari è autrice di un saggio di recente uscita: “A spasso con i centenari. L’arte di invecchiare bene” (ilSaggiatore). Un libro in cui Daniela Mari distilla  sapientemente tutte le sue conoscenze di medico e scienziato dell’invecchiamento. Ma non solo. In questo bellissimo libro, toccante, poetico, persino commovente, abbiamo modo di apprezzare le straordinarie doti narrative di Daniela Mari. Donna di ottime letture storiche e filosofiche, ama il cinema, la musica, l’opera, ma pure la letteratura contemporanea. Sul suo comodino, come ci riferisce in uno dei vari passaggi autobiografici, tra le altre letture, che immaginiamo numerose e di vario genere, c’è “Underworld” di Don DeLillo.  E la pratica sportiva. Sciatrice ed escursionista.

Faccio spoiler, come si dice oggi, nulla togliendo alla gioia, persino all’entusiasmo nel leggere uno dei libri più appassionanti che abbiamo avuto tra le mani negli ultimi anni, ma devo assolutamente citarne il finale, straordinario come tutto il resto: “Come un libro è delimitato dalle sue copertine, le nostre vite lo sono da nascita e morte. Un libro, anche da chiuso, può comprendere paesaggi lontani e avventure fantastiche: dovrebbe essere così anche per noi uomini. Immaginate il libro della vostra vita: non abbiate paura di ciò che è fuori dalle copertine e non preoccupatevi di quanto è lungo. L’unica cosa che conta è farne una bella storia”.

Daniela Mari l’ha fatta e la sta facendo una bella storia. Non solo con questo saggio. Uno dei suoi maggiori successi anche come medico. Perché è un libro terapeutico. Inoltre, è un libro che fa sorgere molte considerazioni. Mille domande. Ne abbiamo rivolta qualcuna all’autrice.

Professoressa Mari, a parte la genetica, quali sono i fattori esterni, epigenetici, che ci possono fare invecchiare bene?

Avere buoni geni aiuta, ma sulla longevità la genetica pesa per il 25% circa. L’epigenetica, scienza che studia i cambiamenti dell’attività dei geni che non comportano variazioni nel DNA, ma che possano essere ereditati anche dalle generazioni successive, ci insegna che fattori ambientali come l’alimentazione, l’inquinamento e lo stress possono attivare o silenziare alcune sequenze di geni. Con uno stile di vita attivo e non sedentario e una dieta adeguata, come la nostra mediterranea, si possono “guidare” i geni verso la longevità, anche se non abbiamo avuto genitori centenari.

L’ambiente influisce, come è dimostrato dal fatto che i giapponesi di Okinawa che sono emigrati in Canada, per esempio, non invecchiano come quelli restati nel paese d’origine: il cambiamento drastico di alimentazione, dei comportamenti culturali e ambientali fa perdere il vantaggio dato dai geni. Dal punto di vista fisico è importante mantenere la propria autonomia, sforzandoci di non impigrirci, anche quando ci sembra di stare meglio chiusi nella pace della nostra casa. Non dimentichiamo poi che la prevenzione resta un cardine importante per una lunga vita: gli studi su ampi campioni di popolazione ci hanno da tempo confermato l’importanza di tenere sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolari, quali gli alti livelli di colesterolo, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta e l’obesità, che non risparmiano nessuna fascia sociale.

Tutto questo da solo potrebbe non bastare, perché molte ricerche dimostrano che mantenere l’autostima e aspettative positive sul proprio invecchiamento, ha un impatto maggiore oltre che sulla durata, anche sulla qualità della vita rispetto all’età cronologica. Il caso della Signora Agata di 104 anni che durante un’intervista della Rai a casa sua, si è cambiata due volte di abito e di gioielli per sua scelta ben descrive un carattere positivo e combattivo, anche per altri aspetti che descrivo nel libro.

Il caso delle due gemelle da lei studiate, di cui una si ammalò di Alzheimer e l’altra no, sono una dimostrazione di quanto influiscano i fattori epigenetici? Nello studiare questo caso avete individuato differenze significative nei fattori ambientali, sili di vita, alimentazione o altro che possano rendere ragione di tale differente destino delle due?

Le due gemelle erano ambedue portatrici dell’allele ApoE ε4, che è il fattore di rischio genetico più importante per l’insorgenza della malattia di Alzheimer sporadica a esordio tardivo. In ambedue le gemelle vi era un’ipometilazione del DNA di tutti i promotori dei geni studiati. In particolare l’espressione genica della proteina precursore dell’amiloide, della sirtuina 1 e del PIN1 erano espresse in quantità aumentata nella gemella affetta da AD rispetto a quella sana.

L’effetto epigenetico era dovuto a un’aumentata espressione genica di due isoforme di deacetilasi istoniche (HDAC2 e HDAC9). Non è stato possibile stabilire nelle due gemelle quali fattori ambientali abbiano portato nella vita adulta  a un fenotipo differente, uno sano e uno con AD, se non il riscontro di personalità differenti. Sappiamo da molti studi che i pensieri e le emozioni nelle prime fasi della vita lasciano il segno sul nostro epigenoma ed influenzano, nella vita adulta, la reattività allo stress e la salute, fisica e mentale.

Nel suo libro analizza anche gli stili di vita odierni così ossessionati dal mantenere un aspetto giovanile: siamo destinati a diventare dei Dorian Gray, giovani fuori e decrepiti dentro?

Mi auguro proprio di no, anche se gli stimoli che a volte ci vengono dalla pubblicità rendono difficile l’accettazione dei cambiamenti che il passare del tempo comporta.

Credo che sia importante in alcuni momenti della nostra vita frenetica, riuscire a trovare il tempo di fermarsi per vedere in che direzione stiamo andando, quali valori abbiamo perso e quanto, come dici bene tu, siamo diventati decrepiti dentro. Invecchiare è un’arte nel senso etimologico della parola “andare verso”, ma è anche una preparazione, perché l’invecchiare ci può cogliere quasi all’improvviso. E’ necessario “prendere le misure” di una realtà che devi affrontare con un nuovo spirito per potervisi adattare.

Quanto conta la salute del cervello e l’allenamento cognitivo per un buon invecchiamento?

La salute del cervello è una componente essenziale di un invecchiamento felice. Entra in gioco l’’importanza della riserva cognitiva, che è costituita dalle conoscenze e dalle abilità che acquisiamo nell’arco della vita, e non solo nella prima infanzia, e che ci permette di resistere più a lungo ai processi degenerativi cerebrali.

Studiare, apprendere, conoscere, viaggiare, visitare un museo, una mostra, leggere: tutte queste attività vanno a costruire una difesa preziosissima contro le malattie che causano un decadimento cerebrale. Il cervello che invecchia è plastico e può sempre apprendere cose nuove, e, per esempio, suonare uno strumento musicale è un allenamento cerebrale straordinario, anche in tarda età. Ed è dimostrato da studi recenti che scegliere trenta, quaranta minuti prima di dormire una melodia preferita può facilitare sia l’addormentamento, sia prevenire i risvegli precoci, riducendo l’utilizzo dei farmaci ipnotici, molto dannosi per i nostri neuroni. Anche l’attività fisica, in molti studi si è rivelata un fattore protettivo contro il decadimento cognitivo, proprio come la dieta e le nostre abitudini culturali.

Telomeri e mitocondri sono davvero correlati ai processi di invecchiamento? Se sì, impareremo a prendercene cura? In certe culture, come quella ebraica, l’eredità materna è fondamentale: perché ereditiamo i mitocondri solo dalla madre? Ciò condiziona la nostra vita biologica?

I telomeri sono sequenze ripetute di DNA all’estremità dei cromosomi che costituiscono specie di cappuccio a protezione della parte terminale del cromosoma stesso dal deterioramento. Ciascun telomero, al concepimento, è lungo 15000 unità (basi), a ogni divisione una parte di queste unità non viene copiata, così la lunghezza del telomero a poco a poco diminuisce, e diventa sempre più breve, finché la cellula perde la capacità di dividersi e muore. L’invecchiamento si accompagna all’accorciamento dei telomeri e all’accumulo di mutazioni nella regione telomerica. Dunque, la riduzione della lunghezza dei telomeri emerge anche, di riflesso, come fattore predittivo per lo sviluppo di malattie e il decorso di alcune di queste, inclusi i tumori.

Dopo la scoperta di un enzima, la telomerasi,  che è valso il premio Nobel nel 2009 a tre a tre ricercatori , Elizabeth Helen Blackburn, Jack W. Szostak e Carol Greider, in grado di inibire l’accorciamento dei cromosomi e di sintetizzare sempre nuove sequenze telomeriche rallentando l’invecchiamento cellulare, la ricerca è oggi mirata a trovare il modo di “accendere” o “spegnere” il gene che regola la telomerasi. Anche alcuni fattori ambientali, come lo stress di chi assiste una persona con demenza, possono inibire la telomerasi

I mitocondri sono organelli cellulari a forma di fagiolo, costituiscono una vera e propria centrale energetica e sono addetti alla respirazione cellulare; degradano inoltre le molecole che introduciamo con l’alimentazione e ne traggono l’ATP (adenosintrifosfato). Possiedono un DNA, differente da quello nucleare che in molte le specie animali, compreso l’uomo, viene ereditato solo dalla madre. Molto recentemente è stato pubblicato su “Science” il meccanismo, finora sconosciuto, per il quale i mitocondri di origine paterna vengono eliminati. Infatti lo studio dei mitocondri paterni in un tipo di vermetto, il Caenorabditis elegans, ha dimostrato un meccanismo di auto-distruzione interna, che viene attivato quando lo sperma si fonde con l’uovo. E’ stato  identificato un gene, chiamato CPS-6, che sembra avviare il processo di distruzione all’interno dei mitocondri paterni. Se si elimina questo gene, rallentando l’eliminazione del DNA mitocondriale paterno, si ha un più alto tasso di morte embrionale.

Tutti i figli di una stessa madre hanno perciò il DNA mitocondriale identico alla madre, alla nonna materna, alla bisnonna materna e così via. Basta che sia disponibile la nonna materna – o un qualsiasi altro familiare della stessa linea materna – per stabilire se un individuo può appartenere alla famiglia. Questa conoscenza ha permesso, per esempio, di restituire alle famiglie d’origine, tramite lo studio del DNA delle nonne, i bambini sottratti alle madri “sparite” in Argentina durante la dittatura e sistemati in famiglie compiacenti.

Tornando all’invecchiamento, alcune alterazioni del DNA mitocondriale sono però associate in senso positivo all’invecchiamento e alla longevità. In un nostro studio sui centenari italiani, è stato dimostrato che una specifica variante allelica (aplotipo) mitocondriale è molto più presente nei centenari che nella popolazione giovane. Lo stesso aplotipo è stato associato a diverse patologie: siamo dunque probabilmente di fronte a un pleiotropismo (dal greco pleion, πλείων, molteplice, e tropein, τροπή, cambiamento) antagonista, fenomeno per cui uno stesso gene può avere effetti opposti, favorire patologie in età giovanile e longevità nell’età avanzata.

Il ricorso alla meditazione, alla mindfulness, ma anche ad antiossidanti, curcuma o sostanze naturali, sono davvero in grado di rallentare i processi di invecchiamento?

Negli anni ’70, un biologo molecolare dell’Università del Massachussetts Jon Kabat-Zinn, ha introdotto la tecnica della meditazione buddhista in ambito clinico. I programmi di riduzione dello stress che ne sono derivati (primo tra tutti il Mindfulness-Based Stress Reduction, MBSR), possono portare a un miglioramento dell’attenzione, l’equilibrio emotivo, la capacità di sintonizzazione con gli altri e l’empatia. In un recente lavoro impegnando i caregivers di pazienti con demenza di Alzheimer, in cui lo stress aveva provocato una diminuzione dei livelli di telomerasi, in esercizi di meditazione giornaliera, o all’ascolto di musiche rilassanti, i ricercatori sono riusciti a migliorare il loro umore e i livelli di telomerasi. In questo campo mancano tuttavia studi longitudinali controllati sull’effetto della meditazione e di un diminuito decadimento cognitivo.

Gli studi sulla curcuma sono stati suggeriti dal fatto che i centenari di Okinawa consumavano questa spezia, poco utilizzata nel resto del Giappone. Inoltre i giapponesi C6YnYWZXEAARB4M.pngdi Okinawa che sono emigrati in Canada, per esempio, non invecchiano come quelli restati nel paese d’origine: il cambiamento drastico di alimentazione, dei comportamenti culturali e ambientali fa perdere il vantaggio dato dai geni.

Anche l’effetto sui processi umani d’invecchiamento dell’integrazione della dieta con sostanze antiossidanti rimane incerto e sono necessarie ulteriori ricerche su campioni ampi di popolazione, che siano seguiti per anni e comparate a un gruppo di controllo che non li assuma, per validare la reale associazione con l’insorgenza o meno di patologie e l’impatto sulla mortalità.