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Franco Zarattini: “L’isteria oggi”


(Post a cura di Franco Zarattini, neurologo e psichiatra)

CharcotL’isteria non è una malattia psicologica come insegnavano Pierre Marie Félix Janet (nato a Parigi nel 1859 e deceduto nel 1947) alla Facoltà di Medicina a Nancy e Jean Martin Charcot (nato a Parigi nel 1825 e deceduto a Niévre nel 1893) alla Salpetrière di Parigi frequentate da Sigmund Freud che disponeva di una borsa di studio. Nei soggetti isterici predominano l’iperemotività e la costante ricerca di attenzione tramite un approccio impressionistico ed un atteggiamento superficiale verso la realtà esterna che trascura i particolari ritenuti insignificanti. Incapaci di concentrazione prolungata questi pazienti prediligono attività intuitive piuttosto che cognitive. Appaiono seduttivi anche inconsapevolmente essendo in grado talvolta di intrattenere relazioni interpersonali stabili e profonde.

L’isteria non è solo femminile

L’isteria non è una prerogativa solamente femminile e nemmeno è dipendente da una marcata instabilità dei livelli ormonali, benché in greco il termine ysteria si riferisca all’utero. Molte teorie legate alla malattia sono venute meno, comprese quelle della sua origine per il progresso nella ricerca.

Sigmund Freud aveva focalizzato i propri studi sull’isteria inquadrata come una nevrosi – termine attualmente superato e sostituito con disturbo isterico di personalità – descrivendola come espressione fisica e psicologica di un grave disagio interiore dipendente soprattutto dalla sessualità. Sosteneva convinto che l’isteria fosse un disturbo psicologico conseguente ad un’intima conflittualità tipica di una condizione femminile con i tratti di una marcata instabilità emotiva che trasferendosi a livello somatico provocava fenomeni motori e sensitivi caratterizzati da spasmi muscolari e contrazioni convulsive fino alla dissoluzione transitoria della coscienza. Ma sbagliava!

Isteria e cervello: le ricerche 

La svolta diagnostica è dovuta ai ricercatori del centro “Aldo Rovelli” dell’Università degli Studi di Milano che in collaborazione con il Dipartimento di Bioingegneria dell’Università degli Studi di Trieste hanno trovato una correlazione diretta tra l’incremento del neurotrasmettitore glutammato nelle aree encefaliche appartenenti al sistema limbico notoriamente impegnato sia nella regolazione di disagi emozionali e dell’umore, sia della gravità di alcuni discontrolli psicologici in pazienti con disturbo neurologico funzionale. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista americana “Neurology” avendo rivoluzionato le ipotesi sulle cause del disturbo isterico trasferendole da quelle sfuggenti di tipo psicologico a quelle misurabili di tipo neurochimico. La scoperta italiana è significativa per avere trovato un marcatore organico dell’isteria misurabile in modo non invasivo con valenza diagnostica in quanto si è finalmente a conoscenza della sua sregolazione chimica di base, così da poter ipotizzare una futura disponibilità di terapie mirate alla modulazione del glutammato limbico con nuovi farmaci che la ricerca renderà disponibili.

Per arrivare all’encefalo il glutammato viene sintetizzato dal glutine e dalla caseina da latte di origine animale agendo come un neurotrasmettitore eccitatorio, che viene trasformato in glutammina, il cui sovraccarico abnorme provoca danni neuronali da eccitotossità come succede nelle Sclerosi Progressive e nella malattia di Alzheimer, tra le molteplici ipotesi patogenetiche mai confermate in questa forma morbosa. Lo studio italiano realizzato con Risonanza Magnetica Spettroscopica ha chiarito che nell’encefalo dei pazienti isterici la chimica ha trovato nella glutammina la causa del suo accumulo patologico nelle aree affette.

I pazienti isterici sono sempre stati difficilmente curabili in quanto diffidenti verso le terapie consigliate per cui si rivolgono ad altri specialisti non accettando di essere ritenuti instabili psicologicamente ed emotivamente. Gli attacchi isterici nella manifestazione clinica classica tendono ad essere simili all’epilessia innescati da un crescendo emozionale assai negativo ed incontrollabile fino ad esplodere in forme cliniche polimorfe tali da imitare tante malattie organiche e neurologiche. In psicologia l’isteria è sempre stata considerata un disturbo mentale in cui i conflitti psicologici appaiono con sintomi somatici che vengono inconsciamente trasformati in sintomi fisici, quali cecità e paralisi motorie temporanee assieme a gravi reazioni di disgregazione mentale con improvvise sospensioni di funzioni importanti come la coscienza, l’identità e la percezione.

Il marcatore somatico al congresso Agorà di medicina estetica


MarcatoreSomatico_NEUROBIOBLOGMarco Papagni è un giovane collega che mi ha invitato a presentare una relazione sul tema della PNEI al convegno “Agorà 2019. 21° Congresso Internazionale di Medicina Estetica” che si terrà a Milano dal 10 al 12 ottobre al Milan Marriott Hotel.

Il motivo di questo coinvolgimento è legato all’impegno che questo chirurgo si è assunto per intervenire sulle menomazioni subite da pazienti affetti da neoplasia per motivi chirurgici , radioterapeutici o altri  tipo di trattamento . Lo scopo del mio coinvolgimento è quello di sviluppare il tema dell’identità del sé biologico e cognitivo e di quanto questa identità possa essere in qualche modo alterata da danni al proprio  soma.

Michel Pollan nel suo libro “Come cambiare la mente”edito di recente da Adelphi, in un capitolo sviluppa il tema del cervello e delle sostanze psichedeliche. Dove si stanno svolgendo gli studi più avanzati su quanto LSD e Psilocibina alterino il territorio della nostra coscienza e’ il Centro di psichiatria dell‘ Hammersmith Campus sito nel Imperial College di Londra. Carhart-Harris è un neuroscienziato impegnato in questi studi che si svolgono nel laboratorio dello psicofarmacolo inglese David Nutt.

La psillocibina potenzia la funzione cognitiva e promuove stati di coscienza superiore, aumentando la circolazione cerebrale. Partendo da questo presupposto Carhart-Harris studiò le immagini di risonanza magnetica sul cervello dopo la somministrazione di Psillocibina ed i risultati che emersero furono scorcertanti in quanto si evidenziò una riduzione del flusso ematico cerebrale . Ciò che fu messo a fuoco negli studi successivi , fu che la riduzione del flusso vascolare è concentrata in una particolare rete cerebrale, scoperta da poco tempo e nota come DMN (Default Mode Network).

La DMN costituisce per l’attività cerebrale l’equivalente di un Hub localizzato centralmente, di importanza fondamentale , che connette alcune le regioni corticali a strutture più profonde e più antiche implicate nella memoria e nelle emozioni. Queste aree cerebrali mostravano , alle immagini RMN un aumento della loro attività e quindi della vascolarizzazione, proprio quando i soggetti non stavano facendo nulla. In altre parole , queste aree cerebrali , sono il luogo in cui la mente si ritira a vagabondare a sognare ad occhi aperti, a riflettere su noi stessi, a preoccuparsi. È possibile quindi che il flusso della coscienza si trovi proprio in queste zone. Si può pertanto dedurre che la DMN eserciti come una specie di controllo sulle altre parti del cervello, gerarchicamente inferiori .

La funzione di questo hub è sostanzialmente di evitare che il cervello , per un eccesso di stimoli , possa precipitare in un anarchia che indurrebbe malattia mentale. Alcuni scienziati chiamano la DMN “ la rete del sé “ in quanto all’interno di questa struttura sono contenuti gli elementi della nostra memoria autobiografica. A conferma di queste deduzioni emerge il dato che questa rete si costruisce tardivamente , nello sviluppo del cervello , in un periodo fra i 10 e i 30 anni. Recenti studi , in ambito psicologico , hanno messo a fuoco che noi ci ricordiamo in prevalenza gli eventi accaduti in queste due decadi che occupano , di conseguenza , la maggior parte della memoria autobiografica. Fino a quasi il 50% dei ricordi di vita di un adulto è collocabile in questo periodo. Tanto che si parla di Bump della memoria autobiografico che in italiano si potrebbe tradurre come bozza o protuberanza . E’ quindi con la costruzione di queste aree cerebrali che avviene la summa di memorie esperenziali che ci consentono di mettere a fuoco quello che il neurofisiologo portoghese Damasio ha definito come “marcatore somatico”.

Congresso Agorà 2019 Medicina Estetica

Sistema nervoso, stress e cancro: nuove evidenze


Cancro_E_SistemaNervoso_NeurobioblogDa una parte c’era l’oncologia ortodossa, sempre più impegnata a cercare le mutazioni genetiche delle cellule tumorali, ma sempre meno a comprendere come il cancro si sviluppi e si diffonda nel corpo. Dall’altra, ricercatori ritenuti strambi e stravaganti, esponenti di una “scienza leggera” che parlano dei rapporti tra psiche e cancro, di psicosomatica, psiconcologia,  psiconeuroendocrinoimmunologia, nome chilometrico (in sigla Pnei), stress, specie quello cronico, e cancro. Insomma, di gente che si era resa conto, magari empiricamente, che qualche connessione tra sistema nervoso e cancro ci dovesse pure essere.

Ebbene, come riferisce oggi la rivista scientifica Science in un articolo intitolato “Come i nervi del corpo diventano complici nella diffusione del cancro”, i due fronti dell’oncologia, quello genetico-molecolare e quello orientato sul versante del sistema nervoso, possono finalmente trovare un punto d’incontro nelle nuove evidenze che stanno emergendo. Si è ad esempio scoperto che i nervi periferici che si ramificano attraverso il nostro corpo e regolano i nostri organi sono partner cruciali per il cancro mentre cresce e si diffonde.

I nervi periferici sfornano molecole che sembrano aiutare la crescita delle cellule tumorali e alterano il tessuto circostante in modi che possono renderlo più ospitale per il cancro. Tali recenti studi hanno rivelato molte linee di comunicazione tra tumori, nervi e altre cellule vicine. Questa elaborata compartecipazione sembra favorire la crescita e la diffusione del cancro, in parte attraverso il rilascio di ormoni legati allo stress.

Ricercatori come Anil Sood, biologo del cancro presso il MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas a Houston, si erano già da tempo impegnati nello studio del sistema nervoso nella speranza di individuare una connessione sfuggente tra cancro e stress. Anil Sood era stato incuriosito dalle scoperte che i tumori erano cresciuti  più velocemente negli animali da laboratorio che erano stressati, ad esempio essendo fisicamente tenuti in ambiente chiuso o socialmente isolati. Ma quali potevano essere i meccanismi sottostanti alla relazione tra sistema nervoso e diffusione del cancro nel corpo?

Le ricerche si concentrarono sul sistema nervoso simpatico, che orchestra la nostra risposta di “lotta o fuga” a una minaccia percepita. E, due ormoni in particolare, l’epinefrina e la noradrenalina, svolgono un ruolo chiave in tale risposta. Come? Aumentando la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. I nervi simpatici, che si intrecciano attraverso i nostri organi e li segnalano, rilasciano i due ormoni nei tessuti vicini. Partendo dalle ghiandole surrenali collocate sui nostri reni che secernono tali ormoni rilasciati poi nel flusso sanguigno e distribuiti ampiamente in tutto il corpo.

Rimane ancora l’incognita di quanto lo stress abbia veramente un ruolo, vista la difficoltà di quantificarlo, non tanto nella genesi del cancro, mai dimostrata, quanto nel favorirne la diffusione, attraverso meccanismi neuro-ormonali, nei vari distretti e apparti del corpo. E bloccare le possibilità di metastasi, ad esempio dopo un intervento chirurgico, è un obbiettivo determinante delle cure oncologiche. Studiare il ruolo del sistema nervoso come via di diffusione delle cellule tumorali può essere una strada promettente? La risposta è di certo affermativa.

Gustavo Ayala, patologo della McGovern Medical School presso l’Università del Texas Health Science Center di Houston, tra i primi ricercatori a studiare i rapporti tra sistema nervoso e cancro, nel 2018 ha riferito alla rivista medica The Prostate  che in quattro pazienti con tumori alla prostata, a cui era stata iniettata la tossina botulinica in un lato del tumore, è stato provocata la scomparsa di più cellule tumorali rispetto al lato non trattato. Tali studi sui rapporti sistema nervoso-cancro stanno quindi aprendo nuovi approcci, nuove terapie nella cura dei tumori.

Nuove ricerche sono in corso da parte del team di Ayala, ad esempio sui nervi parasimpatici e su altre classi di nervi attraverso le proteine che li esprimono. Novità si profilano all’orizzonte dei rapporti cancro-sistema nervoso, e sono di sicuro interesse. Aggiungiamo che proprio il coblogger Enzo Soresi, da grande scienziato capace di intuito e sintesi clinico-scientifica, da decenni si è accostato alle neuroscienze, proprio rendendosi conto dei rapporti tra cancro e sistema nervoso.

Kelly Servick, “How the body’s nerves become accomplices in the spread of cancer”, Science, Sep. 12, 2019

Vedi anche: Cancro e psiche: esiste una connessione?

 

 

Diventa anche tu quantico


CervelloQuantico_Martin_MystereAnche i fumetti si sono convertiti al “quantico”. Martin Mystère di questo mese pare fare intendere che un “cervello quantico” sia il prerequisito per indovinare le carte Zener (le vetuste carte usate per i vecchi esperimenti parapsicologici, oggi impiegate pure dai mentalisti per i loro trucchi illusionistici). Ma che significa “cervello quantico” riferito ai poteri ESP? Nulla di nulla. Il tentativo di spiegare l’inspiegato con l’indimostrato. Occam potrebbe prendervi a rasoiate.

Ma siccome l’aggettivo “quantico” ce lo troviamo ormai in ogni dove, a quando la “pizza quantica”, o un “menu quantico”, una “mutanda quantica”, un “ballo quantico”, una musicale “quantic band”? Scopro del resto ora che esiste una “Quantic Soul Orchestra” e pure la “Quantic Music”.

Per fortuna Alfredo Castelli, l’ideatore di Martin Mystère, nella sua consueta rubrica finale in cui spiega da dove derivano le idee della storia a fumetti, riguardo il “cervello quantico” dice: «Da questa ipotesi, non provata e al centro di forti controversie, sono scaturite visioni fantasiose secondo le quali il cervello può acquisire facoltà come quelle descritte nel fumetto, e magari persino la capacità di comprendere in un istante come funziona la fisica quantistica. Beh, forse stiamo esagerando!». Infatti. Per la cronaca: non esiste un solo, seppure misero, lavoro scientifico sul cosiddetto “cervello quantico”, né tantomeno sulla “medicina quantica” o “quantistica” che dir si voglia.

Vedi anche: Medico quantistico? Ti pago in quanti!

 

Più sai meno invecchi


EvoluzioneEtà_OKL’evoluzione ha portato anche a un allungamento dell’età umana. Più ci evolviamo, più viviamo. Hanno dunque un senso quei racconti di fantascienza in cui si parla di extraterrestri “vecchi” di centinaia di anni. In realtà, in base alle attuali conoscenze, un giorno ci si potrebbe persino dimenticare dell’invecchiamento e della vecchiaia. Sono in molti a sostenere che l’invecchiamento è un processo reversibile e persino “sradicabile”. Tema che Enzo Soresi e il sottoscritto affrontano in un libro di prossima pubblicazione dall’esplicito titolo “Come ringiovanire invecchiando” (Utet), ideale prosecuzione del precedente “Mitocondrio mon amour”.

Come mostra l’immagine qui riprodotta, tratta da “Nature Reviews Immunology”, la cui dida recita: “I nostri parenti primati più vicini, come scimpanzé e gorilla, vivono per circa 10-15 anni allo stato brado una volta raggiunta la maturità. Cinque milioni di anni di evoluzione hanno portato a un raddoppio dell’aspettativa di vita nelle tribù di cacciatori-raccoglitori come Ache e Hiwi, e questa durata della vita è rimasta negli umani moderni invariata fino al 18° secolo. Solo 250 anni dopo, a seguito del miglioramento dei servizi igienico-sanitari e dell’assistenza sanitaria, l’aspettativa di vita è raddoppiata di nuovo ma il nostro stile di vita moderno, più sedentario, è quindi disadattato rispetto alla nostra eredità genetica, con conseguenze per la salute nella vecchiaia”.

Per non compromettere l’evoluzione verso la longevità dobbiamo perciò agire su: alimentazione, attività fisica moderata ma costante, stili di vita, assunzione di farmaci o integratori antinvecchiamento, futuri interventi di riparazione genica. Tutto ciò ha un nome: conoscenza. La conoscenza non solo fa evolvere culturalmente e scientificamente, ma allunga e migliora anche la nostra vita.

Can physical activity ameliorate immunosenescence and thereby reduce age-related multi-morbidity?, Duggal NA, Niemiro G, Harridge SDR, Simpson RJ, Lord JM, Nat Rev Immunol. 2019 Jun 7.

Smiling Depression: allegri fuori e tristi dentro


(Post a cura di Franco Zarattini, neurologo e psichiatra)

Cos’è la depressione sorridente? 

SmilingDepression_DepressioneSorridente_NeurobioblogLa ricercatrice inglese Olivia Rennes dell’Università di Cambridge in Inghilterra ha pubblicato recentemente un articolo sulla rivista online “La Conversazione” sostenendo che questa forma di depressione è diversa in quei soggetti che non riescono al alzarsi dal letto dopo il risveglio del mattino provando ansia e disinteresse per la vita da quella di individui che continuano a sorridere, mantenere le amicizie e lavorare. In questa situazione è assai difficile comprendere o far capire agli altri di avere bisogno di aiuto perché quelli che ne soffrono, benché si sentano fragili, tristi e senza speranza, riescono a vivere normalmente riuscendo a nascondere un vissuto alquanto diverso da quello apparente: in sintesi allegri fuori e tristi dentro! Questa forma di depressione può iniziare presto nella vita e durare a lungo con una differenza dalle altre in quanto nei pazienti che ne soffrono il bisogno di dormire aumenta, mentre l’angoscia tende a crescere soprattutto di sera.

Notoriamente il sintomo cardine della depressione è l’umore depresso, caratterizzato da tristezza, pessimismo e disperazione. Alcuni pazienti si sentono incapaci di provare emozioni e talora riferiscono di essere sempre meno interessati ad attività di hobby (passatempo/divertimento) che praticavano abitualmente e di non trarre piacere da esperienze considerate in precedenza gratificanti. Ne consegue spesso l’insorgenza di condotte che portano ad una compromissione del funzionamento lavorativo e sociale. Inoltre non sono da trascurare la perdita di interessi (apatia) e piacere (anedonia) quasi sempre presente con intensità variabile.

La depressione sorridente si manifesta tra il 15 ed il 40 per cento dei soggetti depressi coinvolgendo maggiormente quelli con tratti di personalità rigidi in quanto rimuginano eccessivamente sul loro passato e sugli errori commessi; inoltre difficilmente riescono a superare situazioni imbarazzanti essendo ipersensibili alle critiche.

Questa forma di depressione è difficilmente individuabile perché compare in soggetti in grado di procedere attivamente nella propria vita, salvaguardando i propri interessi senza accorgersi della sua pericolosità per l’elevato rischio di suicidio che sottende. Apparire felici ed appagati, mentre si soffre profondamente dentro, distoglie questi individui dalla consapevolezza della propria condizione affettiva in flessione ritenendo erroneamente di non avere alcun disturbo depressivo di cui preoccuparsi, dato che sono capaci di sobbarcarsi la routine quotidiana. Riconoscere pertanto le proprie difficoltà li induce a temere di essere considerati deboli non escludendo sentimenti di colpa in assenza di motivi validi. Pensare dì rivolgersi ad uno specialista psichiatra potrebbe sembrare una scelta esagerata non volendo dare l’immagine di essere molto disturbati. La sofferenza interiore verrebbe soffocata evitando di parlarne anche con persone affidabili ed esibendo un’immagine di se stessi irrealistica.

Le terapie per la depressione sorridente

Bloccare la tendenza a ridimensionare i propri problemi non ritenendoli sufficientemente gravi aiuta questi soggetti a superare una fase assai negativa della propria esistenza, tanto da renderli finalmente consapevoli che è giunto il momento di prendersi cura di se stessi, accettando l’idea che non è sempre possibile aiutarsi da soli. Ne discende per questi individui che è ineludibile la decisione di rivolgersi a specialisti psichiatri pubblici o privati convinti che rimane un loro diritto essere ascoltati e curati. Assodato che la depressione è una malattia che sconvolge l’esistenza esponendola pure al serio rischio di sopprimerla essendo vissuta come insopportabilmente dolorosa, rimane altrettanto vero che si può guarirne con una presa in carico da uno specialista psichiatra, che stabilito un rapporto interpersonale empatico, potrà prescrivere una terapia farmacologica antidepressiva integrata da una psicoterapia mirata caso per caso.

Milano 2020: capitale delle Cybercure e delle nuove tecnologie con CYPSY25


Virtual Reality Network Communication TechnologyÈ ufficiale. Il 25th Anniversary Annual International CyberPsychology, CyberTherapy & Social Networking Conference (CYPSY25) si terrà a Milano da 22 al 24 giugno 2020. A 11 anni esatti dal primo, storico convegno di CyberTherapy, il primo e unico tenutosi in Italia, Auxologico sarà di nuovo partner ufficiale di Interactive Media Institute nell’organizzazione dell’evento mondiale.

Tutto ciò grazie all’impegno dello psicologo Giuseppe Riva, figura di spicco nella ricerca sulle applicazioni della Realtà Virtuale in terapia e delle problematiche legate alle nuove tecnologie, e di Brenda Wiederhold, presidentessa del Virtual Reality Medical Institute (VRMI) di Brussels, presente anche al convegno che si tenne undici anni fa. Auxologico, com’è noto, ha una lunga e consolidata tradizione riguardo ricerca e apllicazioni cliniche della Realtà Virtuale.

CYPSY25 tratterà, attraverso i massimi esperti mondali, una vasta gamma di argomenti tra cui: realtà virtuale, realtà aumentata, social network, comportamento online, robotica, cyberpsicologia legale (cybersecurity/cybercrime), etica relativa all’automazione e all’apprendimento automatico, Avatar, e-Health, applicazioni SMART, IoT (Internet of things) e altre applicazioni emergenti. “In questa edizione – aggiungono gli organizzatori – siamo lieti di potere enfatizzare in modo speciale anche la disciplina emergente della robotica e in particolare l’interazione uomo-robot in compiti sociali, educativi e clinici”.

Intervista a Giuseppe Riva, psicologo, tra i maggiori ricercatori mondiali sulleGiuseppeRiva_Neurobioblog applicazioni terapeutiche delle nuove tecnologie, nonché dei rischi derivanti dalle nuove tecnologie, tra gli organizzatori di CYPSY25

A 11 anni di distanza il meeting torna in Italia: quali sono le principali differenze rispetto al precedente?

Nel 2009 l’uso delle tecnologie simulative come la Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata in medicina e in psicologia era veramente agli esordi. E altre aree come la Robotica e il mondo delle App avevano appena iniziato ad entrare nel mondo del clinico e del benessere. Oggi invece tutte queste tecnologie hanno raggiunto il grande pubblico e l’efficacia del loro uso in ambiti che vanno dalla valutazione, alla riabilitazione alla promozione del benessere è ormai supportata da i risultati di numerosi studi sperimentali. CYPSY25 darà la possibilità anche al pubblico italiano di verificare come la tecnologia possa non essere solo un problema, ma anche una grande opportunità da comprendere ed utilizzare. Su questi temi è anche in uscita da Giunti il RealtàVirtuali_GiuseppeRiva_AndreaGaggioli_Neurobioblogvolume “Realtà Virtuali: Gli aspetti psicologici delle tecnologie simulative e il loro impatto sull’esperienza umana”.

Quali sono gli aspetti che ritieni di maggiore interesse e attualità di questa edizione?

La grande novità del 2020 è l’arrivo del 5G che consente per la prima volta di spostare tecnologie complesse come la realtà virtuale e aumentata anche sui nostri cellulari. Questa possibilità apre scenari totalmente nuovi che possono rendere davvero reali termini come “teleriabilitazione” e “telemedicina”. L’altro elemento nuovo è la diffusione commerciale dei robot sociali. A differenza dei robot industriali che da una decina di anni sono presenti in numerose aziende italiane e straniere, i robot sociali –  con una struttura fisica che ricorda il corpo umano o quello di animali domestici  – non si limitano ad eseguire compiti, ma sono in grado di attivare interazioni e relazioni sociali con altri robot e con soggetti umani. Anche in questo caso stanno emergendo modalità nuove di interazione e supporto sociale.

Te ne sei occupato e te ne occupi continuamente: mente e nuove tecnologie, quali i benefici e quali i rischi? 

I rischi li conosciamo bene: dalla dipendenza da social e smartphone, al tecnostress che ci impedisce di rilassarci e staccare la spina anche quando dovremmo essere in vacanza.  Tuttavia la sfida di questa conferenza è provare a dimostrare che la tecnologia può essere non solo un problema ma anche un’opportunità in relazione agli ambiti clinici e di sviluppo personale. In particolare, un crescente gruppo di ricercatori italiani e stranieri sta lavorando alla creazione di Tecnologie Trasformative, in grado di generare esperienze radicali (esperienze trasformative) che producono una nuova consapevolezza nel soggetto, portando ad una riduzione di ansia e stress insieme ad una ristrutturazione di credenze, atteggiamenti e valori.

Come? Tutte le tecnologie simulative – come la realtà virtuale e quella aumentata hanno la capacità di far vivere e sperimentare “mondi possibili”, in cui si può volare, cambiare forme e dimensioni al proprio corpo o diventare Albert Einstein. Dall’altra queste esperienze generano forti emozioni che possono indurre  una nuova consapevolezza in grado di spingere il soggetto verso il cambiamento. L’obiettivo di queste esperienze è infatti quello di attivare negli utenti la consapevolezza della necessità di modificare i propri schemi mentali. Se le esperienze sono costruite in modo efficace – per esempio obbligando l’utente ad assumere un punto di vista differente come quello di un uomo che entra nel corpo di una donna, o di un adolescente che entra nel corpo di un anziano – generano una violazione profonda dei nostri meccanismi mentali che ci porta a cambiare: ci permettono di essere diversi, di diventare consapevoli di ciò che significa, obbligandoci a rivedere i nostri preconcetti.

Per esempio, L’Event Lab di Barcellona, in collaborazione con laboratorio di Neuroscienze Sociali e Cognitive diretto da Salvatore Maria Aglioti alla Sapienza, ha invece creato una esperienza trasformativa con l’obiettivo di ridurre il razzismo. Cosa succede ad un soggetto con tendenze razziste nel momento in cui, grazie alla realtà virtuale, “entra” nel corpo di un soggetto di colore? Come spiegano gli autori in un articolo scientifico pubblicato dalla rivista Consciousness e Cognition (l’articolo è raggiungibile qui) l’esperienza di entrare nel corpo di un soggetto dalla pelle scura ha l’effetto di ridurre il pregiudizio razziale. Pertanto, questa tecnica è in grado di modificare gli atteggiamenti interpersonali negativi e può rappresentare un potente strumento per esplorare i meccanismi che stanno dietro a tali processi.

Pagina ufficiale di CYPSY25

Vedi anche:           

Anoressia e corpo virtuale. Intervista allo psicologo Giuseppe Riva e allo psichiatra Santino Gaudio

Social Network: gioie e dolori. Intervista allo psicologo delle nuove tecnologie Giuseppe Riva

Cibi virtuali ed emozioni reali. La realtà virtuale entra nel cervello

Il cervello virtuale