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Francesco Cavagnini: “Desametasone e Covid, un punto fermo sull’utilità della terapia”


FrancescoCavagnini_NEUROBIOBLOG

La ricerca nella cura del Covid continua a fare progressi. Siccome l’infiammazione è un aspetto saliente della malattia da coronavirus, nelle metodologie tipiche della ricerca clinica e farmacologica nel testare varie soluzioni terapeutiche, ora è la volta di un cortisonico noto e impiegato dai medici da molto tempo e di basso costo: il desametasone. Ma quali sono stati i passaggi che hanno individuato anche questo trattamento terapeutico che, è bene sottolinearlo, al momento si è dimostrato efficace in una quota di pazienti Covid? Inoltre lo studio è preliminare e il lavoro da destinare a pubblicazione non è ancora stato sottoposto alla revisione degli esperti. Non è neppure questa, dunque, la “pallottola magica” contro il Covid, come non lo è l’idrossiclorochina, la plasmaterapia o altre terapie rivelatesi a oggi di qualche efficacia. Sono terapie personalizzate da usare a seconda dei pazienti e dei vari momenti di intervento terapeutico. Suscettibili, come sempre, di ulteriori verifiche da parte di altri centri ospedalieri nel mondo.

Ho rivolto alcune domande relative all’impiego del desametasone nell’infezione da Covid-19 a un grande nome della medicina nazionale e internazionale: Francesco Cavagnini, già professore ordinario e direttore della Scuola di specializzazione in endocrinologia dell’Università di Milano, già primario di endocrinologia e direttore del Laboratorio di ricerche in neuroendocrinologia dell’Auxologico di Milano. Conosco il prof. Cavagnini da molti anni e ne ho sempre apprezzato, come tutti coloro che lo conoscono e lo hanno frequentato, la grande preparazione medico-scientifica, la costante volontà, anzi il piacere, di mantenersi aggiornato, la disponibilità a confrontarsi, la straordinaria capacità di sintesi tra evidenze cliniche e risultati della ricerca biomedica, la proprietà di linguaggio e la chiarezza nell’esporre anche le conoscenze più complesse, virtù non scontate negli scienziati.

Prof. Cavagnini cosa ne pensa dell’impiego del desametasone in una quota di pazienti Covid? È un farmaco che lei, come endocrinologo, sicuramente conosce molto bene, anche per essere impiegato nel Cushing. 

In questi giorni, sta facendo grande clamore la notizia, per nulla sorprendente, dell’efficacia di un farmaco cortisonico, il desametasone, in pazienti colpiti da Covid. Dati recentemente divulgati dallo studio inglese RECOVERY, anche se non definitivi, vengono a validare scientificamente quanto già segnalato nelle prime fasi dell’epidemia dai medici di prima linea, che riscontravano effetti benefici della somministrazione di cortisonici in alcuni di questi pazienti. Lo studio, condotto su oltre 2000 pazienti, fornisce inoltre informazioni sull’efficacia del trattamento in relazione alla gravità della malattia, segnatamente alla compromissione respiratoria. La somministrazione di 6 mg al giorno di desametasone per dieci giorni è stata infatti accompagnata da una riduzione del tasso di mortalità di circa il 35% nei pazienti richiedenti ventilazione meccanica e di circa il 20% in quelli che necessitavano di solo ossigeno, mentre non è stato di alcun beneficio nei pazienti in terapia standard, senza bisogno di ossigeno. Lo studio mette quindi un punto fermo sull’utilità di questa terapia, chiarendo inoltre come questa non trovi indicazione nei pazienti paucisintomatici.

Sarà interessante prossimamente poter stabilire se il desametasone, oltre che sulla complicanza polmonare dell’infezione, sia anche in grado di agire su altre compromissioni d’organo, come quella renale.

Che differenze ci sono tra il desametasone e gli altri cortisonici?

Il desametasone è un preparato cortisonico impiegato da molti anni per via generale, come spray nasale e per uso topico, in una larga serie di patologie quali asma, affezioni reumatiche, allergiche e dermatologiche, per contrastare gli effetti collaterali di chemioterapie e per ridurre l’edema cerebrale. Rispetto al cortisonico naturale prodotto dai surreni, il cortisolo, l’introduzione di un atomo di fluoro in posizione 9 alfa della molecola conferisce ad essa un potenziamento di 20/40 volte della sua attività antinfiammatoria mentre – di particolare importanza – annulla la sua capacità sodio-idro ritentiva, comune agli altri cortisonici. Questa caratteristica rende il desametasone particolarmente indicato in quei pazienti portatori di un compenso cardiaco precario. Potenza anti infiammatoria e assenza di ritenzione idrosalina sono le ragioni della scelta di questo cortisonico nel trattamento di questi pazienti in gravi condizioni generali. Il basso costo del preparato è poi un gradito valore aggiunto.

Consapevoli del fatto che non esiste il “farmaco magico”, la singola terapia efficace per tutti i pazienti Covid, emerge sempre più la necessità di protocolli terapeutici personalizzati e soprattutto l’importanza del “timing” nella somministrazione delle terapie: cosa ci può dire al riguardo? 

Come per gli altri farmaci impiegati, ancora tentativamente, nei pazienti colpiti da Covid, è emersa precocemente l’importanza del momento della loro somministrazione. Il desametasone, come altri antinfiammatori quali il Tocilizumab, deve essere introdotto nel momento in cui si sta per scatenare la cosiddetta “tempesta citochinica” per la quale diversi indicatori clinici possono fare da guida. Al di fuori di questo evento, questa terapia non apporterebbe alcun beneficio mentre, in questi pazienti in equilibrio delicato, potrebbe far pagare il prezzo di spiacevoli effetti avversi come una brusca elevazione dei valori di pressione arteriosa e di glicemia.