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La telepatia che fece scoprire i ritmi cerebrali e l’EEG


Si chiama “serendipity” (serendipità in italiano): cerchi una cosa e ne scopri un’altra. È quanto accadde al neurologo tedesco Hans Berger, alla ricerca della dimostrazione scientifica della telepatia, cioè della “trasmissione del pensiero da cervello a cervello”, che invece scoprì i ritmi cerebrali e inventò uno strumento fondamentale per la diagnostica medica e neurologica in particolare: l’elettroencefalografo.

Convinto che gli scambi elettrici tra i neuroni del cervello potessero trasmettersi anche all’esterno e addirittura veicolare informazioni, Berger si mise all’opera per inventare uno strumento che lo potesse dimostrare. E ci prese. Solo che invece delle informazioni telepatiche da cervello a cervello, Berger scopri le informazioni interne al cervello: quelle “onde cerebrali” che, registrate attraverso encefalogramma (EEG), forniscono elementi per comprendere in quale stato di funzionamento, normale, alterato o patologico, si trovi il cervello.

Sebbene sia trascorso quasi un secolo dalla sua scoperta e invenzione e, di conseguenza la macchina di Berger si sia evoluta, ad esempio dalle vecchie registrazioni a pennino su carta, a quelle digitali con tutte le ulteriori possibilità di analisi, il principio di base relativo alla registrazione dell’attività endoelettrica del cervello rimane immutato.

Ma com’è che Hans Berger inventò casualmente l’EEG partendo dal paranormale  per arrivare al normale? Prima di rispondere alla domanda specifica, lancio qualche riflessione culturale. Intanto sull’incarnazione, letteraria, cinematografica e ormai fantastica, dei nostri tempi: Frankenstein. Vale la pensa ricordare che questo non era il nome della creatura, infatti all’origine era “il mostro di Frankenstein”, cioè la creatura “creata” e richiamata alla vita dallo scienziato Victor Frankenstein. Una sorta di patchwork composto da varie parti di cadaveri, richiamato alla vita. Da cosa? Dall’elettricità. Da cui l’immagine classica, iconica, del Frankenstein cinematografico, con due bulloni sul collo: punti di contatto, come la batteria dell’automobile, attraverso cui infondere l’energia elettrica del corpo della creatura assemblata.

I rapporti tra elettricità e biologia umana sono rimasti per lungo tempo qualcosa di misterioso ed affascinante, dando corpo a quella idea fino ad un certo punto appartenente al dominio della filosofia naturale più che della scienza, di “energia vitale”. E possiamo ricordare anche gli esperimenti di elettrofisiologia del medico, fisico e fisiologo bolognese Luigi Galvani con le zampe delle rane, a cui “ridava vita” attraverso induzioni elettriche.

Vignetta satirica su Galvani mentre “resuscita” un cadavere grazie all’elettricità (una specie di zombi ante litteram)

Il fatto dunque che pure il cervello generasse, al suo interno, fenomeni elettrochimici, affascinò Hans Berger alla disperata ricerca di una dimostrazione scientifica di un fatto che lo riguardò da vicino. Si tratta di un episodio risalente addirittura alla sua adolescenza, quando aveva 19 anni: nel 1893 il giovane Hans cadde da cavallo durante l’addestramento alle manovre con l’esercito tedesco e fu quasi calpestato. Quello stesso giorno sua sorella, lontana, ebbe un brutto presentimento riguardo Hans, al punto di convincere il loro padre a mandare un telegramma per sapere se fosse tutto a posto.

Erano gli anni della infatuazione per lo spiritismo, della ricerca psichica, in seguito parapsicologia. La “Society for Psychical Research (SPR)” era stata fondata a Londra nel 1882 da tre membri del Trinity College di Cambridge e proprio uno dei fondatori, il poeta, classicista e filologo Frederic Myers, nonché pioniere delle iniziali teorie psicologiche sul funzionamento della mente umana, aveva creato il termine “telepatia”. Data la rispettabilità dell’associazione britannica per lo studio dei fenomeni medianici e, in genere, paranormali, allo scienziato Hans Berger parve di ravvisare in quell’episodio della sua giovinezza un caso di “telepatia spontanea” tra consanguinei.

Si trattava solo di dimostrare scientificamente la possibilità di trasmissione di pensieri ed emozioni da cervello a cervello. Aggiungo che tale idea di “trasferimento di informazioni da cervello a cervello” affascinò pure, per una limitata parte delle sue ricerche, quello che poi divenne premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1963, con cui ebbi modo di parlare personalmente riguardo a tali interessi: il neurofisiologo australiano John Carew Eccles.

Così Hans Berger, «decise di studiare psichiatria – racconta Laura Sanders, saggista americana di neuroscienze –  iniziando una ricerca per scoprire come i pensieri potessero viaggiare tra le persone. Inseguire una base scientifica per la telepatia era ovviamente un vicolo cieco. Ma nell’inseguire questo tentativo, Berger ha finito per dare un contributo fondamentale alla medicina e alla scienza moderne: ha inventato l’elettroencefalogramma, o EEG , un dispositivo in grado di leggere l’attività elettrica del cervello. La macchina di Berger, utilizzata per la prima volta con successo nel 1924, produsse una lettura di scarabocchi che rappresentavano l’elettricità creata da raccolte di cellule nervose infiammate nel cervello».

Berger, la cui vita purtroppo si concluse tragicamente con un suicidio (e sarebbe stato candidato al Nobel, se non fosse scomparso prematuramente) e secondo ricerche recenti in storia della medicina fu pure vicino alle posizioni naziste, scrisse anni dopo la sua scoperta che le onde cerebrali non potevano spiegare il transfert psichico che cercava. Le onde cerebrali non avrebbero potuto viaggiare abbastanza lontano da raggiungere sua sorella.

Ma, come ha scritto in una bellissima tesi Caitlin Shure, “gli echi di quell’idea si propagano nel mondo di oggi, in cui siamo tutti connessi istantaneamente e digitalmente. C’è un modo in cui queste false credenze, o fantasie, sulle onde cerebrali o sulla telepatia o sul trasferimento del pensiero hanno finito per creare quella realtà. La tecnologia ha già iniziato a collegare i cervelli in modalità wireless”. E, aggiunge ancora, Laura Sanders: “Non è la telepatia di Berger. Ma la tecnologia di oggi ci sta avvicinando a qualcosa di simile”. Insomma, a volte dalle fantasie, dai sogni e dalle illuminazioni mistiche o poetiche, sorgono delle intuizioni che, nell’arco del tempo, la scienza e la tecnologia traducono in soluzioni pratiche per migliorare la nostra vita.

Lawrence A. Zeidman, James Stone, Daniel Kondziella, “New Revelations About Hans Berger, Father of the Electroencephalogram (EEG), and His Ties to the Third Reich”, Journal of Child Neurology, June 10, 2013.

Caitlin Shure, “Brain Waves, A Cultural History: Oscillations of Neuroscience, Technology, Telepathy, and Transcendence”, Doctorate of Philosophy, Columbia University 2018.

Simone Rossi, Il cervello elettrico. Le sfide della neuromodulazione, Raffaello Cortina Editore, 2020.

Laura Sanders,”How Hans Berger’s quest for telepathy spurred modern brain science. Instead of finding long-range signals, he invented EEG”, Science News, July 6, 2021.

Vedi anche:

II ritorno della telepatia alla Duke University di Durham, tra topi