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Curarsi con la psilocibina: una esperienza


La letteratura scientifica sull’uso terapeutico della psilocibina ha ripreso vigore. Si PsylocibinDepressionemoltipliplicano i resoconti clinici di psichiatri, neuroscienziati e, in generale, medici che senza falsi preconcetti valutano la componente terapeutica di alcune sostanze allucinogene impiegate fin dalla notte dei tempi dagli sciamani e dagli “uomini medicina”. Qui di seguito pubblichiamo la testimonianza di una persona  sofferente di una depressione farmacoresistente che si è recata in Olanda per seguire un trattamento con la psilocibina.  La persona in questione mi ha autorizzato a pubblicare la sua testimonianza in forma anonima. Ho inoltre preso contatto con tale centro olandese e in seguito vi racconterò le mie considerazioni. Oltre a raccontarvi di mie esprienze dirette in questo settore. Da medico che ha seguito e segue anche persone sofferenti nella psiche oltre che nel corpo, oltre a malati terminali terrorizzati dalla morte, ritengo che le ricerche sull’uso terapeutico, anche palliativo, di queste sostanze psicoattive non sia soltanto utile ma anche doverso. Ecco la testimonianza.

Sto scrivendo a proposito di un ritiro psichedelico a cui ho partecipato nei Paesi Bassi all’inizio dello scorso novembre.

Ricorderai che ci siamo incontrati quando mia moglie ha avuto una consultazione nel suo studio.

Questo è il sito web degli organizzatori del ritiro: Essence Institute.

Era molto ben organizzato e in una splendida posizione con terapia di gruppo in ciascuno dei tre giorni. L’esperienza sulla psilocibina è avvenuta il secondo giorno.

L’esperienza è iniziata con forme geometriche che emergono dall’oscurità, uno spettacolo piuttosto piacevole. Non c’era ansia o nausea per me, come lo era per alcuni degli altri (il vomito di un povero ragazzo che tagliava l’aria in Dolby Surround Sound che ricorda il film “The Exorcist”, ma è stato delicatamente curato dai facilitatori ed è emerso dopo un po ‘nella beatitudine ci siamo sentiti tutti ed è stato completamente senza problemi da quella fase, a posteriori). Poi, lentamente, le porte della biblioteca della memoria iniziarono ad aprirsi e fui portato in un tour, durante il quale avevo un certo controllo, di molti momenti del mio passato, come correre fuori per giocare nel giardino dei miei nonni ed essere nascosto a letto dalla mia ragazza alla pari. Era tutto dalla mia prospettiva in prima persona. C’è stato un travolgente sentimento d’amore mentre osservavo queste scene e molti amici e parenti sono venuti (o ho scelto consapevolmente) per richiamare alla mente, tutti avvolti in questo infinito affetto. L’amore è la colla, mi dissi. C’era un meraviglioso senso di unità con l’universo. Ho avuto la sensazione di tutti noi, giovani e vecchi, vivi e morti, tutti bambini indifesi agli occhi di una presenza onnisciente, che rotolavano nell’eterna goffaggine attraverso lo spazio, rimbalzando l’un l’altro mentre lei, e sembrava una materna nutriente e rassicurante la figura (il cosmico Pocahontas, come l’altro irlandese si riferiva a lei) ci osservava tutti con un sorriso benevolo, avendo visto tutto prima. Sapevo esattamente dove ero e con chi ero in ogni momento e non ho assistito ad allucinazioni uditive o visive di cose che non c’erano, ma sensi amplificati, una curiosa confusione a tutto, cambiamenti nella consistenza del tatto e una leggera fratturazione superfici e oggetti. Nessun elefante rosa. Ho trascorso la maggior parte del tempo, soprattutto le prime ore, indossando una copertura per gli occhi, per enfatizzare il viaggio terapeutico interiore, che era molto emotivamente potente, e per approfondire il tour dell’inconscio piuttosto che guardarmi intorno e godermi la grafica. Ho avuto lacrime di gioia, tristezza e risate che mi scorrevano sul viso per gran parte del viaggio. L’inibizione delle emozioni è stata rimossa e ad un certo punto, con il suggerimento e l’abbraccio di un facilitatore, ho singhiozzato profondamente e senza fiato come un bambino. Guardandoci intorno, tutti abbiamo avuto l’impressione di sembrare bambini in un asilo nido, sorridendo calorosamente l’un l’altro, in reciproca conoscenza. Verso la fine, ci siamo seduti, abbiamo mangiato la frutta a fette e pezzi di cioccolato che hanno portato in giro e abbiamo iniziato a chiacchierare in coppia e in piccoli gruppi sulle nostre esperienze. Alla fine, abbiamo portato le nostre giacche e le nostre scarpe in un caos divertente e abbiamo passeggiato e chiacchierato in giardino, sentendoci di nuovo a una piacevole normalità, afferrandoci per mettere in parole e frasi le nostre esperienze individuali.

L’analogia che mi è venuta in mente è che, da adulti, nuotiamo in corsie definite nel tempo dalle influenze dei nostri ambienti. L’esperienza psichedelica solleva quei divisori di corsia e ci lascia liberi di esplorare la piscina e quando finisce, abbiamo una nuova consapevolezza che siamo rimasti bloccati in quelle corsie e che non sono così fissi come pensavamo. E questa è la libertà.

Mi piacerebbe aver fatto psicoterapia intensiva dopo il ritiro, ma non ero in una posizione finanziaria per farlo.

Sfortunatamente, la mia mente è tornata più o meno alla sua precedente modalità di ansia e disperazione, sebbene leggermente migliorata. Vorrei considerare di ripetere l’esperienza.

Default mode network e psilocibina


Poco tempo fa su questo blog avevo postato un pezzo sul marcatore somatico e su come si costituisce attraverso la costruzione del default mode network (DMN). DMN.jpg

Per meglio chiarire questo scoperta di un hub cerebrale in cui è costruita la “identità del sé”  riporto una parte di quello scritto “la psilocibina potenzia la funzione cognitiva e promuove stati di coscienza superiore, aumentando la circolazione cerebrale. Partendo da questo presupposto Carhart-Harris studiò le immagini di risonanza magnetica sul cervello dopo la somministrazione di psilocibina ed i risultati che emersero furono sconcertanti in quanto si evidenziò una riduzione del flusso ematico cerebrale nella zona della corteccia del cingolo posteriore  . Ciò che fu messo a fuoco negli studi successivi , fu che la riduzione del flusso vascolare è concentrata in una particolare rete cerebrale, scoperta da poco tempo e nota come DMN (default mode network)”.

Il DMN costituisce per l’attività cerebrale l’equivalente di un hub localizzato centralmente al cervello , di importanza fondamentale , che connette alcune  regioni corticali a strutture più profonde e più antiche implicate nella memoria e nelle emozioni. Queste aree cerebrali mostravano , alle immagini RMN un aumento della loro attività e quindi della vascolarizzazione, proprio quando i soggetti non stavano facendo nulla. In altre parole , queste aree cerebrali , sono il luogo in cui la mente si ritira a vagabondare a sognare ad occhi aperti, a riflettere su noi stessi, a preoccuparsi. È possibile quindi che il flusso della coscienza si trovi proprio in queste zone. Si può pertanto dedurre che la DMN eserciti come una specie di controllo sulle altre parti del cervello, gerarchicamente inferiori .

La funzione di questo hub è sostanzialmente quella  di evitare che il cervello , per un eccesso di stimoli , possa precipitare in un’ anarchia che indurrebbe malattia mentale. Alcuni scienziati chiamano la DMN “ la rete del sé “ in quanto all’interno di questa struttura sono contenuti gli elementi della nostra memoria autobiografica. A conferma di queste deduzioni emerge il dato che questa rete si costruisce tardivamente , nello sviluppo del cervello , in un periodo fra i 10 e i 30 anni. Recenti studi , in ambito psicologico , hanno messo a fuoco che noi ci ricordiamo in prevalenza gli eventi accaduti in queste due decadi che occupano , di conseguenza , la maggior parte della memoria autobiografica. Fino a quasi il 50% dei ricordi di vita di un adulto è collocabile in questo periodo. Tanto che si parla di “bump della memoria autobiografica” che in italiano si potrebbe tradurre come bozza o protuberanza . Andando avanti con le sue ricerche , Harris ed altri neuroscienziati hanno elaborato una teoria  unificata delle malattie mentali in grado appunto di spiegare la maggior parte di queste malattie.

Secondo Robin Carhart – Harris, un cervello felice è un cervello flessibile ed elastico ; la depressione, l’ansia, e il fortissimo desiderio tipico delle dipendenze sono ciò che si prova ad avere un cervello troppo rigido o fissato nelle sue vie e nei suoi collegamenti : un cervello con più ordine del giusto sullo spettro da lui tracciato parlando del cervello entropico.

connessioni

La depressione, la dipendenza ed i disturbi ossessivi coincidono tutti con l’estremo del troppo ordine.

La psicosi invece si troverebbe all’estremo opposto ed è questo il motivo per cui non risponderebbe alla terapia con gli psichedelici.

Nella Visione di Carhart-Harrys il valore terapeutico di queste sostanze è insito nella loro capacità di aumentare temporaneamente le entropia di un cervello troppo rigido cancellando transitoriamente il suo DMN  di controllo. I ricercatori della Hopkins University sostengono che la terapia psichedelica crea un intervallo di massima plasticità in cui con una guida appropriata è possibile apprendere nuovi schemi di pensiero e comportamento riprogrammando sostanzialmente il DMN. Studi con la risonanza magnetica eseguiti all’Imperial college hanno confermato che modificazioni della DMN  sotto psichedelici consentono di osservare alterazioni in quest’area correlabili alla sofferenza del soggetto. Un intervento terapeutico per tanto che sia in grado di rimodulare quell’area potrebbe portare a notevoli vantaggi nel campo delle terapie per le malattie mentali. Sulla base di questi presupposti è  in corso al John Hopkins Hospital di Londra uno studio randomizzato sulle depressioni gravi e farmaco resistenti che mettono a confronto escitalopran e psilocibina.  Alla New York University invece la psilocibina dal 2016 viene somministrata a pazienti oncologici  , in una unica dose di 10 mgr,  con la finalità di eliminare l’angoscia di morte . Fra i vari casi clinici riportati da Michael Pollan nel libro edito da Adelphi “ Come cambiare la tua mente” il più singolare è quello di una donna che dopo l’assunzione della psilocibina ebbe la sensazione di essere ridotta in polvere  e che le sue ceneri venissero  sparse in mezzo alle piante , riportando lei da questa visione , quasi mistica ,  una profonda serenità.