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Blue Whale: cybersantoni della morte


13-goethe-werther-grangerIl Blue Whale non è nulla di nuovo. È l’attualizzazione di quell’istinto di morte che percorre da sempre l’animo umano. Specie quello afflitto e tormentato dei giovani di oggi. Ma pure di ieri. Il criminale, o i criminali, che se lo sono inventato, hanno sfruttato l’effetto mimico, emulativo, che da sempre circonda il suicidio. Ampliandolo grazie alla diffusione della rete globale. Intercettando molti dei potenziali disperati, depressi, specie giovani, raggiunti dalla rete. È l’attualizzazione dell’effetto Werther. Dopo la pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” di Goethe, in cui il protagonista si suicida, dilaniato dai tormenti di un amore impossibile e di una vita fatta di convenzioni (ieri come oggi, oggi come ieri, questa è la terra), negli anni seguenti i giovani europei si vestirono come lui, e qualche migliaio di giovani si tolsero la vita per emulare Werther. Stiamo parlando degli anni successivi al 1770.

A quell’effetto mimico, noto da secoli, il criminale psicopatico che si è inventato il Blue Whale, e tutti coloro che ne riproducono gli intenti criminali, ha aggiunto misteri da quattro soldi, autolesionismi, rituali che affascinano sempre (sentendosi parte di qualcosa di esclusivo che gli altri non sanno, come una setta), una contro-iniziazione (le prove che nelle culture del passato i giovani dovevano affrontare per entrare nel mondo suicide_quotedegli adulti) che si concludono con il “premio” della definitiva uscita di scena. Bel premio. Bella ricompensa. Bella trovata. Non c’è nulla di eroico nel Blue Whale. Solo farsi manipolare da menti perverse e criminali. Che si divertono a manovrare i propri simili come burattini votati al martirio. Hanno ragione quegli psicologi e psichiatri che il suicidio non deve essere tabù: se ne deve affrontare l’argomento con i giovani. Se ne deve parlare. Ci si deve confrontare. Per non lasciarli povere, inconsapevoli e illuse vittime dei cybersantoni della morte. Del resto il fenomeno è assimilabile, in tempi più recenti, ai suicidi di massa di alcune sette distruttive, indotti dai rispettivi fondatori e leader. Quelli erano santoni della morte, questi cybersantoni della morte. Ma il fenomeno è identico.

# Vedi anche:

Il problema delle sette. E dei loro adepti

I “Culti distruttivi”: la seduttività di un partner ignoto

 

Medico quantistico? Ti pago in quanti!


Shantena-Augusto-SabbadiniSulla fisica quantistica se ne raccontano tante. Il più delle volte, panzane. Fidando sul fatto che la maggior parte ne capisce poco o nulla. Quindi fa un atto di fede. Sulle paroline magiche della nuova fisica (una per tutte, entanglement). Accomunate alle esigenze di sempre: stare bene, fare i soldi, avere successo. Il cervello quantico. Cambia la tua vita con la quantistica. Influenza la realtà con la mente quantica. Sì, come no. E poi, ancora. Medicina quantistica. Psicoterapia quantica. Diagnostica quantica. Salame ai quanti.

Grazie all’amico Maurizio Rosenberg Colorni – ideatore, fondatore, direttore, ma soprattutto anima, della gloriosa  e rimpianta casa editrice Red – ieri sera ho partecipato a una conversazione ristretta con il fisico e sinologo, Shantena Augusto Sabbadini. Lo avevo incontrato parecchi anni fa, Shantena, in veste di consulente scientifico alla Fondazione Eranos, in Svizzera, ad Ascona. Il luogo in cui sono transitati e si sono confrontati tra loro personaggi come Jung, Rudolf Otto, Mircea Eliade, Karl Kerényi, Erich Neumann, Adolf Portmann, Daisetz Teitaro Suzuki e molti altri. Dalle trascrizioni di quegli incontri erano nati i Quaderni di Eranos, editi in Italia dalla casa editrice Red. Così mi ero recato a Eranos,  dietro suggerimento di Maurizio Rosenberg Colorni, per intervistare Rudolf Ritsema che, dopo una vita di studi sul Libro dei Mutamenti, aveva pubblicato, con l’allievo fisico-sinologo Sabbadini, la nuova edizione dell’I Ching.

Tornando a ieri sera e alla fisica quantistica, è sempre una esperienza profonda, ricca, pacificante, ascoltare la generosa conoscenza condivisa di Shantena Augusto Sabbadini. Un diamante della cultura anni Sessanta del secolo scorso, che seppe Pellegrinaggiconiugare la conoscenza della hard science con percorsi millenari delle culture tradizionali. Senza però mai banalizzare, come in tempi recenti. Ecco perché, dietro le mie insistenti e incalzanti domande, ho ulteriormente compreso che la biologia, la medicina, le neuroscienze e soprattutto le terapie “quantistiche”, al momento, sono solo speculazioni intellettuali. Spesso palle. Affascinanti, ma palle. Non esiste uno straccio di lavoro scientifico che coniughi la medicina, ma neppure la biologia molecolare, alla fisica quantistica. Lo fanno gli omeopati, per giustificare le cure omeopatiche. Ma se vogliono accordare credito scientifico alla loro pratica terapeutica, così facendo, aggiungono errore ad errore. Nulla esclude che esiteranno in futuro discipline e magari terapie che si avvarranno delle conoscenze quantistiche, dice Shantena, ma oggigiorno abbiamo compreso poco, con grosse difficoltà cognitive, come la dimensione quantistica operi a livello ultramicroscopico, figuriamoci a livello macro. Delle cellule. Dell’organismo umano, dei suoi apparati, della struttura e delle connessioni del cervello.

Se volete un po’ di sana speculazione filosofica sulla fisica quantistica, ben fatta, senza strabordare, leggetevi il libro di Sabbadini: Pellegrinaggi verso il vuoto. Ripensare la realtà attraverso la fisica quantistica. E, se vi appassionate, date un’occhiata al suo ricco, altrettanto generoso, sito. Oltre alle sue lezioni e conferenze, in italiano e in inglese, in rete.

Sito ufficiale di Shantena Augusto Sabbadini